Cilento torna alla letteratura per ragazzi e racconta una Napoli distopica dove i libri sono fuorilegge: incontro alla Mooks

di Donatella Trotta

È passato più di mezzo secolo da quando Gianni Rodari scrisse «Nove modi per insegnare ai ragazzi a odiare la lettura», articolo comparso sul «Giornale dei Genitori» (64, n. 10/00, ottobre 1964) e poi pubblicato dagli Editori Riuniti, nel volume di scritti pedagogici Scuola di Fantasia, nel 1992: lo stesso anno, guarda caso, della prima pubblicazione del manifesto internazionale a favore della lettura - con tanto di Decalogo dei diritti imprescrittibili dei lettori – del francese Daniel Pennac, il quale nel suo saggio Come un romanzo precisò appunto che «Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo amare… sognare…», dunque «il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere». Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, fiumi d’inchiostro sono stati versati sul tema (tra gli altri, dai compianti Roberto Denti e Giuseppe Pontremoli fino a Ermanno Detti) ma l’Italia – dove solo 4 persone su 10 leggono almeno un libro all’anno, e al Sud molto meno che al Nord, stando ai dati Istat -   non sembra aver fatto tesoro di questi preziosi insegnamenti. Anche a causa di politiche poco lungimiranti sulle ineludibili priorità educative (e culturali) del Paese.

Lo sa molto bene Antonella Cilento, che non è solo una scrittrice di notevole spessore,  sorprendente versatilità e qualità letteraria, ma è anche una irriducibile “pellegrina della parola” e della “scrittura scalza”, ostinata maieuta della bellezza, che da circa trent’anni dispiega il suo talento, nutrito da una passione dominante per i libri e la letteratura (come per il cinema, il teatro e l’arte), in un coraggioso, originale quanto infaticabile e intelligente impegno civile di operosa promozione culturale e di pedagogia non convenzionale nell’educazione alla lettura (e alla scrittura: con i corsi ormai pionieristici de Lalineascritta). E parte anche da queste premesse il nuovo, visionario romanzo di Cilento dal provocatorio titolo Non leggerai (Giunti, pp.199, euro 14, nella nuova collana per adolescenti Arya, Autori Romanzi Young Adults: l’autrice ne parlerà domani alle 18 a Napoli in un incontro da Mooks, Mondadori Bookstore, in piazza Vanvitelli 10/A, con letture di Imma Villa). Perché nell’avventurosa storia di formazione narrata, tra atmosfere distopiche e semifantascientifiche, tra satira sociale, toni grottesco-surreali e venature di giallo con effetti suspense sullo sfondo di una Napoli del futuro dove permangono, esasperati, tutti i mali del passato, la vera protagonista – accanto alle due studentesse sedicenni non allineate e ribelli: la trasgressiva e sfrontata Help Sommella e la solitaria e timida Farenàit Lopez, esplicito ma non unico omaggio al Fahrenheit 451 di Ray Bradbury – è la grande letteratura. Quella dei classici (secondo le insuperate definizioni di Italo Calvino), con il loro sempre attuale potere di seduzione trasformante, ed eversivo, e con il loro ruolo intramontabile nella crescita e nell’immagin/azione di ciascuno, al bivio della scelta tra essere sudditi o sovrani.

Ben oltre l’attuale “Generazione Z”, ovvero la cosiddetta iGen o post-Millennials, Help e Farenàit si trovano infatti a vivere, nel romanzo, in una società totalitaria dei Mondi Occidentali, dove il social più frequentato è WT (Waste Time, ovvero Perdita di Tempo); dove gli adulti (tranne alcune nonne, figure non solo simboliche determinanti, nel plot narrativo) sono «bambinetti egoisti e invecchiati», inadeguati e infelici nelle loro relazioni familiari liquide; e dove i teenager fragili o spavaldi sono sotto il controllo ferreo dell’Ema, l’ente che vigila sull’Equilibrio Morale degli Adolescenti. Un mondo claustrofobico da pensiero unico, che accomuna ceti sociali diversi - compresi gli esponenti adulti e ragazzi di una macro e microcriminalità partenopea dipinta dall’autrice più che con i colori cupi e tragici della Gomorra savianea, con quelli comici e dissacranti di Pino Imperatore - dove l’iperconnessione tecnologica, inversamente proporzionale alla cultura, all’informazione e alla solidarietà empatica (è vietato vedere i morti, e amare senza uno scopo utilitaristico) ha ormai da tempo inferto il suo colpo di grazia al mondo dei libri da tempo in crisi, divenuti addirittura illegali: con tanto di Decalogo governativo che vieta la letteratura come inutile “materia morta” e impone di non leggere, a favore di una “formazione” elargita da Scuole Riassunto in pillole virtuali, video e web, su materie improbabili («Tecniche turistiche», «Come diventare un hacker, corso base per diventare Informatico politico o di Partito», o «Come diventare un personaggio sui social: la professione dell’influencer. Aspetti culturali»).

Lungi dall’essere pedantemente didascalica, ma con la stessa seducente e complice affabulazione dei più noti, pluripremiati e tradotti romanzi e racconti per adulti, Cilento dispiega con sapienza, in questo testo/divertissement, i propri amori letterari incastonandoli ad arte negli snodi narrativi, che interpellano così il lettore (a partire dal titolo, regola negativa di un decalogo capovolto) in un crescendo avvincente di curiosità. Ed è in questo scenario tra il serio e il faceto, popolato di personaggi pittoreschi (che sembrano rinviare a certe parodie del precedente saggio narrativo dell’autrice, Bestiario napoletano) e descritto con una cifra stilistica vivida e veloce, fitta di dialoghi impastati di espressioni dialettali partenopee, che si insinua, nel libro, la scintilla del desiderio dell’ignoto, scaturita dal fascino del proibito. Una fiammella che – dopo un rocambolesco quanto esilarante gioco degli equivoci, tra carri funebri trafugati, bare senza cadaveri ma cariche di libri clandestini, misteri e colpi di scena, evolversi di relazioni autentiche di amicizia e amore, anche tra diversi - farà divampare, attraverso un contagio virale per passione, il fuoco rivoluzionario dei classici della letteratura di tutti i tempi capaci di creare, più delle droghe, dipendenza. Ma anche indipendenza.

In quest’ottica, il libro da romanzo di formazione diventa metaletterario, ma animato dalla stessa verve polemica, ironica e parodistica su Napoli del pamphlet Non è il Paradiso (Sironi 2003) o del racconto lungo La Madonna dei mandarini (NN 2015), segnando così un felice ritorno di Antonella Cilento alla letteratura per ragazzi: in cui già diede un’eccellente ma meno nota prova con il romanzo Nessun sogno finisce (Giannino Stoppani, 2007, menzione speciale al Premio Pippi), magistralmente illustrato dall’artista e fumettista Giuseppe Palumbo e ispirato da una toccante storia vera ambientata a Palazzo San Gervasio, piccolo centro in provincia di Matera. Una storia, ancora una volta, di libri e arte che cambiano la vita.

E il sorriso (spesso amaro) che suscitano molte pagine di Non leggerai adombra, allora, una preoccupata attenzione dell’autrice alla deriva in atto, non da oggi: basti solo pensare all’eloquente testimonianza del suo paradigmatico reportage narrativo Asino chi legge (Guanda 2010), rracconto del suo viaggio italiano tra allievi e docenti delle scuole pubbliche da Nord a Sud dello Stivale dove Cilento già metteva a fuoco, da Esperto Esterno di Scrittura Creativa itinerante tra realtà sociali assai variegate, il disincanto delle ultime generazioni, la percezione dello scrittore nelle aule, le difficoltà spesso inenarrabili di chi lavora nella formazione per ribaltare persistenti luoghi comuni su libri, studio e lettura: sempre più calpestati, sviliti e mortificati in direzione di false e facili scorciatoie, esaltate dal mainstream comunicativo e dai social media.
E guardando allora alla “responsabilità irresponsabile” degli adulti, nei confronti dei tanti ragazzi incontrati «intelligenti, sensibili, pieni di paura e di saggezza», l'autrice si poneva in quel libro una domanda cruciale su «quanto, oggi, stiamo rischiando di perdere, o abbiamo già perso» «ma che niente, salvo noi stessi, può impedirci - sottolineava - di riconquistare»: «Cosa stiamo facendo del nostro futuro»? Alcune risposte, provocatoriamente, le offre ora questo nuovo romanzo. Percorso da una passione etica che sa trasformarsi, senza retorica, in indignazione. Secondo la lezione di civile letteratura, tra gli altri, di De Sanctis, Settembrini, Bulgakov. Utile, prima ancora che ai ragazzi, agli adulti che dovrebbero dialogare con loro.
Giovedì 20 Giugno 2019, 19:12
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