Coronavirus, a Napoli fede e scienza a confronto nel primo programma tv lanciato dalla sezione San Tommaso della Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale

Mercoledì 13 Maggio 2020 di Donatella Trotta
Il titolo del messaggio della 54esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali scelto da papa Francesco per questo 2020 («Perché tu possa raccontare e fissare nella memoria (Libro dell’Esodo, 10,2). La vita si fa storia») è un significativo, denso e articolato rinvio al tema della narrazione, incentrata sull’uomo come creatura narrante che tesse (e si nutre di) storie. Una narr/azione costruttiva, che possa mutarsi in azione edificante nel senso etimologico del termine: non a caso, nell’unica nota apposta in calce al testo, il Pontefice cita quanto scrive il suo contemporaneo “Papa Emerito” Benedetto XVI nell’Enciclica Spe salvi, 2: «Il messaggio cristiano non era solo “informativo”, ma “performativo”. Ciò significa: il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita». Ma troppo spesso, in tempi di fake news, deepfake  e di discorsi di odio (hate speech: come quelli che stanno investendo la cooperante Silvia Romano, appena liberata e tornata a Milano dopo 18 mesi di prigionia in Africa), c’è chi si serve del cosiddetto e abbastanza abusato storytelling per scopi strumentali che – ammonisce papa Francesco - «sui telai della comunicazione…producono storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fili fragili della convivenza» anziché «racconti costruttivi, che sono un collante dei legami sociali e del tessuto culturale»; con il risultato che «mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l’uomo di dignità».

Già. Anche per questo il Papa invita, nel suo messaggio, ad accogliere e creare con pazienza, coraggio e «sapienza racconti belli, veri e buoni», respingendo quelli «falsi e malvagi» per «riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell’oggi; storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell’eroicità ignorata del quotidiano». In tempi di pandemia, si è avuta drammatica conferma di queste riflessioni. Rese più necessarie da un’inedita emergenza sanitaria che ha coinvolto la salute e la vita umana sul piano planetario. E sembra allora scaturire proprio da questa attenta operazione di discernimento, indicata da Francesco nel suo messaggio e nella quotidiana azione pastorale  del suo pontificato, un’inedita iniziativa di comunicazione sociale lanciata dalla Sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale (PFTIM), in sintonia con il magistero del Papa gesuita: il primo programma televisivo prodotto dalla Facoltà ai tempi della problematica e complessa stagione del Covid-19. Il programma, che andrà in onda da venerdì 15 maggio alle ore 19.15 sull’emittente nazionale Padre Pio Tv (canale 145 del digitale terrestre; 445 di TvSat; 852 di Sky; visibile anche scaricando l’app “Padre Pio Tv” per gli smartphone, sia iOS che Android, e in streaming internet sul sito www.teleradiopadrepio.it), si intitola non a caso «È scesa la sera? La fede si interroga nella tempesta dell’epidemia», e intende configurarsi – spiegano i promotori, Michele Giustiniano e Carmine Matarazzo – come  «uno spazio televisivo per l’approfondimento e la riflessione sui temi della fede e sul loro declinarsi in questo singolare frangente storico, connotato da una inedita restrizione delle libertà individuali conseguente all’opera di contrasto alla diffusione dell’ormai famigerato Covid-19».

Generato da una vivace collaborazione intellettuale tra la sala stampa della Facoltà e il suo Istituto di Scienze Pastorali, rispettivamente guidati da Michele Giustiniano e Carmine Matarazzo, autori della trasmissione, il progetto ha incontrato fin da subito il favore dell’emittente nazionale Padre Pio TV e del suo direttore Stefano Campanella. «È scesa la sera?», andando oltre la contabilità notarile di una cronaca quotidiana appiattita sulla superficie del presente, ma superando anche le logiche divisive e contrappositive che anziché arricchire l’opinione pubblica tendono soltanto a confonderla e angosciarla, «vuole perciò offrire una risposta qualificata e competente sui temi che interrogano la teologia in questi tempi – spiegano ancora gli ideatori del format - superando la dialettica banalizzante e la spettacolarizzazione dei dibattiti che vanno in scena sulle principali emittenti nazionali, ma conservando al contempo uno stile divulgativo ed un linguaggio accessibile a tutti». Così, ciascuna puntata si presenta come un seminario telematico (webinar), moderato e condotto dagli stessi autori, che intervistano gli ospiti, stimolandone la riflessione con inquadramenti della tematica e osservazioni.

Ma come si declineranno gli appuntamenti televisivi? Ogni incontro ruota attorno ad un tema centrale, sviluppato a partire da un brano della meditazione tenuta da Papa Francesco, in Piazza San Pietro - lo scorso venerdì 27 marzo – durante il momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia. Vescovi, teologi, docenti, dirigenti e imprenditori si misureranno con una serie di interrogativi, dando vita ad un dibattito dinamico e spontaneo. Protagonisti della prima puntata, in onda come si è detto venerdì 15 maggio, alle ore 19.15, oltre agli autori Michele Giustiniano e Carmine Matarazzo, anche il vescovo di Teggiano-Policastro Antonio De Luca, il decano della sezione San Tommaso Francesco Asti e la moderatora della Tavola Valdese Alessandra Trotta, impegnati ad analizzare il tema «Sulla barca in tempesta. La fede ci interroga». Un’iniziativa fuori dal coro. E un ulteriore impegno di (in)formazione di una Chiesa locale che sa guardare – come quando i Gesuiti della sezione San Luigi ospitarono papa Francesco per il grande convegno sulla teologia nel Mediterraneo, il 21 giugno scorso – con lungimiranza e discernimento ad un orizzonte globale. © RIPRODUZIONE RISERVATA