Da Matar a Occhetta, scrittori per l'Europa e la ricostruzione della politica nell'era dei populismi

di Donatella Trotta

Scrittori per l’Europa. Intellettuali impegnati a tutelare, e (ri)costruire, un lessico della democrazia a rischio nella perturbante evoluzione di quella che il politologo Jan Zielonka, erede di Ralph Dahrendorf, definisce “democratura”: ossia quella dittatura democratica, o “contro-rivoluzione”, permeata di populismi e sovranismi, che da più parti attacca i fondamenti liberali del Vecchio Continente e il processo stesso di integrazione europea. Confermando - fra il resto - una pericolosa tendenza dell’attuale politica, peraltro già preconizzata da Martin Heidegger in Essere e tempo:  il prevalere di das Gerede, il “chiacchiericcio” (menzognero), su die Rede, il “discorso” (fondato e fondante).

Ed è allora particolarmente significativo, anche nell’imminenza delle elezioni europee, che proprio nella giornata del 7 maggio, che ha visto Napoli scenario del vertice internazionale per il XIII Simposio di Cotec Europa - alla presenza del re di Spagna e di due capi di Stato: il presidente italiano Mattarella e quello portoghese Marcelo Rebelo de Sousa - il capoluogo campano abbia ospitato pure due incontri fortemente partecipati su nodi critici della contemporaneità (tra i quali il rapporto tra persona e comunità, la coesione sociale nell’ondata dilagante di antipolitica, la crisi della polis e della politica), in altrettanti prestigiosi luoghi culturali del capoluogo campano: la Fondazione Premio Napoli, con sede a Palazzo Reale, e l’Istituto Pontano al Corso Vittorio Emanuele 583. Due appuntamenti quasi in contemporanea, nel segno di un supplemento di pensiero (e d’anima) per interrogarsi seriamente, con interlocutori illustri, sulle sfide dell’essere europei (e italiani) ai tempi della disintermediazione digitale e della post-verità, in un contesto messo a durissima prova dalla deriva di riemergenti, violente e disgreganti spinte qualunquistiche, xenofobe, oligarchiche, illiberali e persino anticostituzionali.

Da un lato, la Fondazione Premio Napoli: che con la testimonianza dello scrittore libico Hisham Matar, premio Pulitzer 2017 (introdotto dal presidente della Fondazione, Domenico Ciruzzi, con Alfredo Guardiano, Segretario di Astrea Sentimenti di Giustizia, Silvana Carotenuto, docente di Critica letteraria e letterature comparate all’Orientale e Monica Ruocco, docente di lingua e letteratura araba) ha aperto un ciclo progettuale di incontri ideato da Guardiano e intitolato appunto «Scrittori per l’Europa» con l’obiettivo di «verificare se esiste oggi (o se sia mai esistita in passato), e in che cosa consista, un’identità culturale europea; di capire che cosa significhi oggi essere europei e se le difficoltà sempre maggiori che, sul piano politico, incontra da tempo il processo di integrazione europea non siano in fondo la prova evidente della mancanza di adeguate fondamenta culturali che lo sostengano».

Dall’altro lato, a proposito di fondamenta culturali (e spirituali), l’Istituto Pontano: storica scuola gesuitica partenopea che per iniziativa dell’Associazione Ex Alunni ha non a caso ospitato un denso e stimolante confronto tra i motivati giovani allievi del Liceo e padre Francesco Occhetta, classe 1970, brillante gesuita (giurista, filosofo, teologo), giornalista professionista, consulente spirituale dell’Ucsi nazionale, autore di una ventina di libri e scrittore di «Civiltà cattolica» a partire dalle provocazioni costruttive del suo ultimo libro, dall’eloquente titolo Ricostruiamo la politica. Orientarsi nel tempo dei populismi (San Paolo edizioni, con prefazione di Marta Cartabia, vicepresidente della Corte Costituzionale, il cui incipit riprende un emblematico monito di papa Francesco: «Non guardare la vita dal balcone» per sottolineare, opportunamente, che Occhetta difende il pluralismo delle scelte possibili in campo politico in quanto «la vera sfida non è l’unità politica dei cristiani, ma come costruire l’unità nel pluralismo»).

Un incontro non a caso affollatissimo, con un parterre de roi (tra i tanti presenti, professori universitari, amministratori locali, illustri ex allievi come il notaio ed ex vicesindaco di Napoli Sabatino Santangelo, il magistrato Franco Roberti, l’ex deputato e già Presidente dell’Azione Cattolica italiana Raffaele Cananzi, accanto a Mario Di Costanzo, già Direttore dell’Ufficio laicato dell’Arcidiocesi di Napoli e al Presidente regionale UCSI Giuseppe Blasi). Un appuntamento introdotto dalla dirigente scolastica del Pontano Tina Moccia - protagonista con la docente Giovanna Callegari di una concreta sperimentazione dell’esperienza di alternanza scuola/lavoro vissuta, secondo la pedagogia ignaziana, attraverso una convenzione dell’Istituto con l’Associazione ex Alunni – durante il quale Occhetta ha dialogato per oltre due ore con i ragazzi del Pontano e altri interlocutori di calibro: il notaio-scrittore Dino Falconio, presidente del Movimento «e-Labor-Azione», oltre che della sezione napoletana degli ex alunni dei Padri Gesuiti, promotrice dell’iniziativa; il fine opinionista e docente universitario di Storia del pensiero politico Gennaro Carillo e il giurista e attivista delegato ai rapporti con le organizzazioni internazionali Giuseppe Bova Crispino: attento a rimarcare il ruolo storicamente radicato, nel contesto partenopeo, di una testata come «Civiltà Cattolica» (nata proprio a Napoli, e in cui Occhetta è responsabile delle questioni sociali, geopolitiche e di diritto) e quello dei padri gesuiti nella qualità della formazione, anche rispetto alla decennale esperienza di scuola di educazione alla cittadinanza (e di educazione alla politica come “forma più alta di amore”) rappresentata dal progetto «Connessioni»: un cammino di formazione pre-politica e pre-partitica pensato e sperimentato con successo da Occhetta come un metodo per preparare e selezionare una nuova classe dirigente connettendo le esperienze virtuose presenti nella società italiana. Un’esperienza vissuta come una comunità aperta, inclusiva ed estesa di associazioni, movimenti laici e cattolici e tanti altri giovani competenti, esperti o appassionati di temi inerenti la politica.

È così il volto  buono della città – quello pensoso e solidale, che non si gira dall’altra parte in un momento storico in cui l’idea di prossimo è in agonia, come dimostrano gli ultimi dolorosi eventi di cronaca non soltanto napoletana – a esporsi. E a interrogarsi sulle corresponsabilità di tutti, nel male come nel bene. E a mettersi in gioco, anche partecipando a questi due incontri, paradigma di una ferma necessità che accomuna entrambe le iniziative: ricominciare dalla formazione. Consapevoli, come sottolinea Carillo, che «la democrazia è anche problema di linguaggio», e passa da quel “libretto delle istruzioni” che è la Costituzione, per lo studioso presupposto politico della democrazia stessa, «da sempre il più fragile dei regimi politici, associato sin dalle sue antiche origini alla categoria della crisi». Lo dimostra l'attuale violenza che corre sulla rete, paravento dietro il quale celarsi per amplificare con viltà il cattivismo imperante nella barbarie e nella disintermediazione che monta; e lo dimostra, aggiunge Carillo, il trionfo in Italia della vuota e autoreferenziale politics (ricerca di consenso popolare da cui è bandita la verità a favore della post-verità, dove nell’agire politico contano stati emotivi o nervosi, ossia eros e pathos anziché il logos) sulla policy: che viceversa è la ricerca di una via razionale e concreta per risolvere problemi complessi che coinvolgono società, economia e tecnologia, ma anche valori come il bene comune, la persona, le comunità intermedie, la verità.

Ed è proprio su questi temi che il volume e la testimonianza di Francesco Occhetta – specializzato tra l’altro in diritti umani all’università di Padova, dopo la laurea in Giurisprudenza a Milano, la licenza in teologia morale a Madrid, il dottorato presso la Gregoriana a Roma e il completamento della formazione a Santiago del Cile - offrono una sorta di bussola, raffigurata anche in copertina. Un contributo costruttivo. E decisivo, anche sul piano dell’etica della comunicazione e dell’in/formazione, dopo quelli già offerti dai suoi più recenti libri, altrettanti coerenti e preziosi strumenti di approfondimento dei nodi della contemporaneità: tra i quali Le radici della democrazia. I princìpi della Costituzione nel dibattito tra gesuiti e costituenti cattolici (2012); Le tre soglie del giornalismo. Servizio pubblico, deontologia, professione (2015); La giustizia capovolta. Dal dolore alla riconciliazione (2016); Il lavoro promesso. Libero, creativo, partecipativo e solidale (2017). Pur non lesinando critiche ai populismi (volutamente declinati al plurale: «onde che generano burrasche su governi e istituzioni», le definisce l’autore dell’accorato e appassionante libro-monito Ricostruiamo la politica ripercorrendone le origini, le differenti caratteristiche in Europa e non solo, e i rischi oltre la “post-coscienza”), Occhetta offre infatti anche gli antidoti, fondati sui grandi temi «che custodiscono l’umano e la dignità dell’umano».

Con il suo stile asciutto ma incalzante, Occhetta pone domande e stimola così il discernimento (inter)attivo del lettore. Analizza le riforme mancate o bloccate (anche nel servizio pubblico) e la via politica verso un modello di integrazione, coesione e ricostruzione di «una politica laica in cui le fedi nello spazio pubblico possano dialogare». Interpella i credenti, ma anche i non credenti, sulla necessità di «ricostruire spazi per la dimensione del pensiero, della vita spirituale e del discernimento», essenziali in una formazione pre-politica e pre-partitica per arginare quella indifferenza che nasce, secondo il gesuita, «quando si abitano le paure, o non si vive pienamente la dimensione degli affetti», laddove «sono proprio la conoscenza e le relazioni autentiche ciò che ci rende ricchi». E ironizzando, nel Pontano di Napoli, con il suo consueto stile di understatement («noi gesuiti anziché fare figli generiamo fogli»), indica infine la via della vita per evitare il male, e costruire il bene, secondo il metodo sturziano: ricostruire un centrismo  come meta-categoria politica, basata sullo spirito riformista, l’interclassismo, la coesione sociale, l’inclusione e la centralità della persona e la cultura della mediazione: «Che non vuol dire accontentare tutti, ma rappresentare tutti, in particolare le minoranze che oggi non hanno diritto di parola», conclude Occhetta.
Giovedì 9 Maggio 2019, 07:47
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