Dal «Pianeta Pandemia» agli Incurabili, i primati di Napoli in 500 anni di storia della medicina e della società

Mercoledì 23 Marzo 2022 di Donatella Trotta
Dal «Pianeta Pandemia» agli Incurabili, i primati di Napoli in 500 anni di storia della medicina e della società

La malattia come metafora. E una “metafisica della peste” che accompagna – con le sue storie virali e vitali di contagi e rimedi, prevenzioni e cure, nascite e morti - una Storia millenaria. Costellata di primati spesso misconosciuti. E fitta di intrecci tra scienza e fede, cultura umanistica e ricerca scientifica, pauperismo e solidarietà filantropica. A percorrere in questi giorni il Decumano Maggiore di Napoli, lungo quella via dei Tribunali che nel cuore antico della città porta, al civico 227, all’imponente complesso monumentale cinquecentesco dell’ex Ospedale della Pace ― bene Unesco con la vicina chiesa seicentesca dedicata a Santa Maria della Pace, perché ultimata nel 1659: anno in cui venne sancita la fine della guerra tra Luigi XIV di Francia e Filippo IV di Spagna ― tornano in mente due versi di Friedrich Hölderlin: «Là dove c’è il pericolo, cresce /anche ciò che salva». Perché nell’era globale della pandemia da Covid, che ora fronteggia una nuova brutale “guerra della porta accanto”, le testimonianze eccellenti di un passato di lotta alle malattie, raccolte ed esposte in uno scrigno di grande bellezza e denso simbolismo ― sociale, artistico, culturale ― si affiancano agli sforzi incessanti degli aiuti umanitari all’Ucraina che si accumulano, in una silenziosa catena di solidarietà, nella vicina chiesa consacrata appunto alla Pace. Agognata.

È un’imperdibile, avvincente esperienza immersiva la mostra «Pianeta Pandemia, Storie virali di contagi e rimedi», da poco inaugurata nella Sala del Lazzaretto dell’ex Ospedale della Pace, aperta al pubblico e alle scuole (ore 9.30-13.30, ingresso gratuito, prenotazione obbligatoria: info@ilfarodippocrate.it,  tel.081/440647; 333/5718341) e curata da Gennaro Rispoli con Carmen Caccioppoli. Perché nell’articolato itinerario espositivo, allestito con un sapiente equilibrio tra gli oltre cento accurati pannelli didascalici corredati di notizie e immagini, gli oltre 300 oggetti rari, libri e documenti della ricerca e della pratica medica nel corso della storia, e persino le ricostruzioni di ambienti e personaggi dell’assistenza ospedaliera vividamente realistici, a snodarsi è un utile viaggio di esplorazione e conoscenza di grande impatto emotivo: non soltanto attraverso le malattie infettive (lebbra, vaiolo, peste, sifilide, Aids, Ebola, Mers, Sars, Covid 19) ma anche dentro i rimedi e la ricerca scientifica per vincerle, con la scoperta di vaccini e antibiotici risolutivi. «È una preziosa chiave di lettura del presente attraverso il passato», la sintetizza Caccioppoli illustrando le tavole dedicate ai vaccini nella presentazione della mostra, ieri, a tre autorità istituzionali intervenute e tutte intenzionate a fa partecipare le scuole, di ogni ordine e grado, coinvolte anche in concorsi di idee sui temi della mostra e sul sito che al momento la ospita, «auspicabilmente in modo permanente, per la memoria della città in un luogo potente, restituito alla città», dice Maria Filippone, vicesindaco di Napoli, in piena sintonia con le colleghe Lucia Fortini, Armida Filippelli (rispettivamente assessori regionali all’Istruzione e alla Formazione professionale) e con Ettore Acerra, direttore dell’Ufficio scolastico regionale. «Questa mostra sulla grande tradizione medica e sanitaria di Napoli e della Campania – spiega Gennaro Rispoli, medico chirurgo umanista, Direttore del Museo delle Arti Sanitarie e di Storia della medicina dal cui patrimonio provengono i materiali esposti – ha carattere scientifico e divulgativo: per questo vorremmo che tutti gli studenti possano visitarla, per acquisire informazioni attraverso la scienza, non con la disinformazione da fake news, per riappropriarsi del concetto di salute olistica riflettendo in modo più consapevole sul proprio futuro a partire dalla ricchezza delle proprie radici culturali».

Significativo, in quest’ottica, il focus di approfondimento sul vaiolo debellato da Edward Jenner, e l’omaggio al contributo dato da un giovane studente di medicina napoletano, Vincenzo Tiberio, per la scoperta della penicillina (ben 35 anni prima di Alexander Fleming, a cui viene attribuito il merito), il cui potere antibiotico rivoluzionò la terapia farmacologica delle patologie infettive: il giovane, destinato a diventare un illustre scienziato, aveva pubblicato infatti nella rivista «Annali d’igiene sperimentale» i risultati di una sua ricerca sugli estratti di alcune muffe, sperimentata nel 1895 nella casa di alcuni zii ad Arzano, dove le muffe presenti nel pozzo della casa proteggevano i membri della famiglia da affezioni gastro-intestinali mentre, quando il pozzo veniva ripulito, le stesse persone si ammalavano. Il brillante studente di medicina completò l’intero ciclo sperimentale di osservazione, verifica dell’ipotesi e preparazione della sostanza antibiotica con la sintesi del farmaco; ma mentre Fleming fu insignito del Nobel per la medicina nel 1945, del dottor Tiberio, stroncato da un infarto nel 1915 a 45 anni, nessuno ha più memoria.

Dopo la tappa di Matera, la scorsa estate, premiata da oltre seimila visitatori, l’esposizione «Pianeta Pandemia» torna così, arricchita da nuove integrazioni, nella città l’ha generata: «Qui ― Continua Rispoli ― nasce la grande tradizione medica, sintesi di discipline umanistiche e scientifiche e specchio di una storia sociale di miseria e nobiltà, malattie e assistenza non soltanto terapeutica che poi vedrà nell’insula incurabilina la supremazia di Antonio Cardarelli e del suo allievo Giuseppe Moscati, eredi della lezione di Domenico Cirillo, Marco Aurelio Severino e tanti altri». La mostra è infatti  realizzata ― in collaborazione con il Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana ― proprio dal Museo delle Arti Sanitarie e Storia della Medicina (fiore all’occhiello dei musei riconosciuti della Regione Campania), che si trova nel Complesso dell’Ospedale degli Incurabili dell’Asl Napoli 1 Centro: che proprio oggi, 23 marzo 2022, compie i suoi primi 500 anni dalla fondazione, nel 1522, primo Ospedale del Regno delle Due Sicilie nato dalla pietas cristiana della Beata Maria Longo. «Una data memorabile», sottolinea Gennaro Rispoli. Come il lungimirante motto di Maria Longo a tutela della salute delle donne e delle partorienti: «Qualsiasi donna ricca o povera, patrizia o plebea, indigena o straniera purché incinta bussi e le sarà aperto». «Ma il clima che la celebra, purtroppo, non è quello della festa ― aggiunge Rispoli ―, perché guerra e pandemia hanno fiaccato i nostri animi e le antiche mura degli Ospedali storici della città versano in condizioni di grave degrado e abbandono, in attesa di una rifunzionalizzazione».

Così, proprio «per accendere una riflessione sul destino di questi luoghi che per secoli si sono presi cura della salute dei napoletani alla loro identità», Rispoli ha organizzato stamane un pellegrinaggio tra tre vecchi ospedali cittadini che parte dalla Real Casa della SS. Annunziata, con visita alla celebre Ruota degli Esposti, per percorrere poi via dei Tribunali, fare tappa all’ex Ospedale della Pace con visita guidata alla mostra «Pianeta Pandemia» e proseguire, infine, sino al Complesso monumentale degli Incurabili che nel Museo custodisce le memorie storiche della sua attività. Alla marcia partecipano tra gli altri le scuole I.C. Confalonieri di Forcella, con il dirigente scolastico Francesco Fuschillo, il Ristori con Stefania Colicelli, il liceo artistico con Valter Luca De Bartolomeis, l’I.C. Regina Coeli con Gennaro Salzano: una “passeggiata” a simboleggiare l’antica processione dei notabili e malati guidata, il giorno della fondazione dell’Ospedale degli Incurabili, da Maria Longo, donna di origini catalane dai tanti carismi, interlocutrice di vescovi, papi e santi (come Gaetano Thiene, fondatore dell’Ordine dei Chierici Regolari Teatini e suo padre spirituale) e fondatrice a Napoli dell'ordine delle clarisse cappuccine. E sarà proprio nella Sala del Cenacolo del  Monastero delle Trentatré (in via Luciano Armanni 16, dalle ore 12), che la manifestazione avrà il suo culmine con un momento di riflessione collettiva sui 500 anni dalla fondazione mecenatistica di un luogo sociale di accoglienza e cura dei bisognosi «nella speranza che ben presto il sito segnato da crolli e dalla chiusura delle corsie possa tornare alla vocazione originaria dell’assistenza e offrire la sua bellezza e la grande tradizione culturale dell’Ospedale che racconta la storia della città», concude Rispoli.

Non a caso, cinque strutture sanitarie antiche del nostro Paese sono state chiamate a raccontare la loro storia e la rinascita dopo aver vinto la scommessa di coniugare corsie moderne accanto a luoghi d’arte dalla bellezza assoluta: la Scuola Grande di San Marco a Venezia, con il direttore del Museo Mario Po'; la Ca’ Grande di Milano, con il responsabile culturale della Fondazione Ircccs Paolo Galimberti; Santa Maria Nuova di Firenze, con il presidente dell’omonima Fondazione Giancarlo Landini; il Santo Spirito in Saxia a Roma, con il direttore generale dell’Asl Roma 1 Angelo Tanese e il Museo delle Arti Sanitarie di Napoli sono le istituzioni che racconteranno, attraverso le parole dei soci fondatori, l’origine e il loro stato attuale. Fondazioni, musei ospedalieri pubblici o privati collegati ad Asl, regioni e comuni sono, in questo scenario, lo strumento giuridico per riproporre arte e cultura accanto a corsie assistenziali. Si tratta di modelli virtuosi, come quello della Regione Campania che ha voluto censire e custodire beni storico-artistici ospedalieri accanto a un Museo delle Arti Sanitarie che racconta la cultura scientifica nata negli antichi ospedali della città, come il Museo nato con l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria nel Santo Spirito di Roma, il cui presidente, Gianni Iacovelli, porterà un saluto.

A introdurre e accogliere gli ospiti delle varie città italiane invitati a raccontare la fondazione delle loro istituzioni ospedaliere e museali, Gennaro Rispoli e l’Abbadessa del Monastero delle Trentatré, Rosa Lupoli. Tra le autorità presenti, con il vicesindaco di Napoli Maria Filippone, anche Gabriele Capone, Soprintentende Archivistico e Bibliografico della Campania;  Candida Carrino, direttrice dell’Archivio di Stato di Napoli; Adolfo Russo, Vicario Episcopale per la Cultura della Diocesi di Napoli e Direttore del Museo Diocesano; Nadia Barrella, docente di Museologia all’università Luigi Vanvitelli e l’assessore regionale al Lavoro e alle Attività produttive Antonio Marchiello, che sottolinea: «Il recupero degli Incurabili passa anche attraverso la riqualificazione dell’area circostante: uno strumento importante è offerto dall’attivazione dei distretti del commercio che hanno il duplice obiettivo di valorizzare le risorse della nostra regione e promuovere uno sviluppo produttivo ed economico, condiviso anche con i Comuni insieme ad associazioni imprenditoriali, e finalizzato ad una migliore produzione del territorio». Il presidente dell’Acosi associazione culturale ospedali storici italiani, Edgardo Contato, illustrerà l’iniziativa e presenterà i soci fondatori Angelo Tanese, Giancarlo Landini, Mario Po', Paolo Galimberti, Rispoli. Il convegno sui 500 anni dalla Fondazione dell’Ospedale degli Incurabili, tra scienza, carità e arte sarà chiuso da una relazione di Carmen Caccioppoli («Museo delle Arti Sanitarie: 500 anni di assistenza alle donne») e Sara Oliviero («Museo delle Arti Sanitarie: il patrimonio storico–artistico– sanitario»), mentre Ciro Verdoliva, direttore generale dell’Asl Na 1 Centro  che si è impegnato per il progetto, parlerà del futuro degli Incurabili. Che si spera luminoso.

 

 

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