Fochesato, sotto l'albero poesie e immagini natalizie di infanzie passate

di Donatella Trotta

Poesie sotto l’albero di Natale. Con il sapore speciale della memoria di infanzie così lontane, eppure così vicine. Nel tempo e nello spazio: in quella stagione dell’anno che a diverse latitudini, nelle civiltà ispirate dal cristianesimo, celebra puntualmente il mistero di una Nascita che ha cambiato la storia dell’umanità. Si intitola non a caso Il campanile scocca la mezzanotte santa il nuovo libro illustrato di Walter Fochesato appena uscito per Interlinea Edizioni, con una bella presentazione di Pino Boero, che raccoglie un’attenta selezione ragionata di versi di Natale «che abbiamo letto a scuola», corredata di altrettante immagini sul tema ma anche sull’inverno, la neve, l’Epifania, San Silvestro, l’Anno Nuovo, lo scorrere dei mesi e delle stagioni (quando c’erano!).

Il titolo del libro, dall’eco gozzaniana, restituisce infatti, accanto al valore della poesia per la crescita dei più giovani - e non solo - frammenti di infanzie che molti della generazione dei "Baby Boomers" hanno in parte vissuto, e in cui possono rispecchiarsi: con l’intatta emozione che riaffiora nella consapevolezza, con Antoine de Saint Éxupery, che in fondo apparteniamo tutti alla nostra infanzia “come a un paese”. Fochesato, già educatore di lungo corso prima di diventare uno dei massimi esperti di letteratura per l’infanzia e storia dell’illustrazione, attualmente docente al Dipartimento di Scienze della formazione dell’università di Genova e di Storia dell’Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Macerata e al Master in editoria dell’Università di Pavia-Collegio Santa Caterina - oltre ad essere coordinatore, da anni, del mensile «Andersen» - è anche un attento collezionista di materiali e documenti preziosi per ricostruire la memoria storica dell’educazione: basti solo ricordare tra i suoi titoli precedenti, in tale ottica, Auguri di Buon Natale. Arte e tradizione delle cartoline augurali (2010), Raccontare la guerra. Libri per bambini e ragazzi (2011), Il gioco della guerra. L’infanzia nelle cartoline del primo conflitto mondiale (2015), Le pubblicità di Natale che hanno fatto epoca. Edizione illustrata (2017), per non parlare dei suoi sparsi saggi salgariani, sulla letteratura per l’infanzia e sulla cultura popolare, soprattutto genovese.

In questo nuovo e raffinato volumetto, lo studioso ha passato al setaccio con meticolosa pazienza circa 350 libri delle sue collezioni di sussidiari e testi scolastici dall’immediato secondo dopoguerra agli anni ’70-‘80, accanto a cartoline e periodici per l’infanzia come «Il Pioniere» e «Il Corriere dei Piccoli», per comporre un coerente e significativo mosaico di versi in rima, filastrocche, racconti e illustrazioni, sul filo della ricostruzione di una storia materiale (dell’educazione, del gusto) che lega anche le sue precedenti opere: testimonianza di una memoria “civile”, e militante, che – come ci ricorda Octavio Paz – non è ciò che ricordiamo, ma «ciò che ci ricorda… è un presente che non finisce mai di passare». Ma – è doveroso aggiungerlo -  Il campanile scocca la mezzanotte santa non è, nell’attenta cura di Fochesato, una banale o scontata “operazione nostalgia” ad uso delle festività natalizie, o un amarcord passatista dai toni malinconico-elegiaci  sulle tracce di testi e immagini di una miriade di autori (e autrici) più o meno celebri e/o misconosciuti, dall’Ottocento ai giorni nostri: da Emilio Praga, Edmondo De Amicis, Giovanni Pascoli, Guido Gozzano, Ada Negri, Carola Prosperi, Contessa Lara, Colette Rosselli, Arpalice Cuman Pertile, Milly Dandolo (per citare i nomi più noti) fino ad Alfonso Gatto, Marino Moretti, Umberto Saba, Salvatore Quasimodo, Franco Fortini, persino Piero Calamandrei e Guido Petter, Luigi Santucci, Roberto Piumini, accanto a Rossana Ombres e Lea Maggiulli Bartorelli, amatissima a Napoli e dintorni come la leggendaria “Zietta Liù”. Anzi.

L’esercizio (etico) e persino il gioco della memoria, in questo libro, diventano infatti - con il dichiarato criterio della soggettività di scelta, dell’alta occorrenza e della qualità dei frammenti raccolti – soprattutto un metodo, e uno strumento, per un un’opera encomiabile di analisi critica del secolo breve e di riflessione “militante” ben oltre i materiali raccolti, supportati da una corposa e utile bibliografia finale. Con la sua tempra di ricercatore dal gusto affabulante, e di divulgatore con il carisma del maieuta, Fochesato parte così da fonti in apparenza minime (e ormai carsiche) che consentono di seguire nel tempo l’evoluzione delle mentalità e degli orientamenti didattici nel loro intreccio tra pedagogia e Storia (della letteratura, dell’illustrazione, del gusto, dell’educazione, delle visioni d’infanzie, e non solo): quella Storia divenuta inattuale e scarsamente praticata da un presente in cui viene azzerata perfino nei programmi scolastici. E che invece in questo libro, proprio grazie ad una corposa memoria intesa, alla Saul Bellow, come bisogno ineludibile perché «tiene il lupo dell’insignificanza fuori dalla porta», offre al contrario suggestioni attualissime contro la colonizzazione dell’immaginario collettivo e il dilagare del pensiero unico. Particolarmente significativa, nell’antologia, la presenza - puntualmente commentata in apertura e chiusura da Fochesato stesso - della galassia spesso sommersa di autrici donne: sottratte alla damnatio memoriae che le rende invisibili e che in molti casi (si pensi ad esempio al “segno” ironico di illustratrici come Colette Rosselli o Grazia Nidasio) capovolge stereotipi sdolcinati e di maniera.

E se mancano purtroppo le poesie del “favoloso” Gianni Rodari - pur vitatissimo, e analizzato nelle sue “rivoluzionarie” istanze antipedagogiche e sociali - è il curatore stesso a spiegarne il perché con (amara) eleganza; mentre tra le “chicche” di queste liriche e filastrocche e illustrazioni sotto l’albero - con un nesso tra parole e immagini sempre stretto e costante, nell’orizzonte ermeneutico di Fochesato – colpisce, tra i tanti, la presenza del compianto Giuseppe Pontremoli, maestro, scrittore e critico letterario troppo precocemente scomparso, con i suoi versi intensi che cantano l’amore, il sogno e il «non avere padroni»; o, ancora, i versi del poeta e frate servita David Maria Turoldo che sul Natale («Colui che nasce») scrive, con il suo timbro profetico: «E noi lo cerchiamo/ e vorremmo che passasse/ sulle strade/ come uno di noi, e dietro/ gli andrebbe perfino/ la pietra in questo/ bisogno d’amore…». Mentre sui Magi, «pellegrini del cielo» «dalla Scrittura chiamati sapienti», «l’anima eterna dell’uomo che cerca/ cui solo Iddio è luce e mistero» è sempre Turoldo ad aggiungere altrettanto lucidamente, nei potenti (e attuali) versi finali: «Naufraghi sempre in questo infinito,/ eppure sempre a tentare, a chiedere,/ dietro la stella che appare e dispare,/ lungo un cammino che è sempre imprevisto»…

Qui la poesia diviene davvero canto, preghiera, linguaggio radicale di un’anima credente. Che anche in versione laica dispensa, tuttavia, provocazioni e supplementi di pensiero poetante. Come nel Natale di Quasimodo, con l’invettiva profetica: «Pace nel cuore di Cristo in eterno;/ ma non v’è pace nel cuore dell’uomo. /Anche con Cristo e sono venti secoli/ il fratello si scaglia sul fratello./ Ma c’è chi ascolta il pianto del bambini/ che morirà poi in croce fra due ladri?»; o come nel monito sull’Anno Nuovo del grande Mino Milani, che nei versi di «Le solite promesse», del 1958, conclude: «Basterebbe una piccola promessa,/ (sembra facile, ma è difficile anch’essa):/ non fare agli altri, né ora né poi,/ quel che non vorremmo fatto a noi». Legge aurea e universale che non conosce confini di tempo, né di spazio. E criterio in apparenza antico e disusato ma da tenere nel giusto conto, in un’epoca che sembra andare in direzione opposta.
Giovedì 13 Dicembre 2018, 17:22
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