Al via la rassegna teatrale Campi Ardenti. A Coraci e Amoroso il Premio Serra-Campi Flegrei, menzione speciale a Severino

Maria Teresa Coraci e Venanzio Amoroso, vincitori del Premio Serra-Campi Flegrei 2022
Maria Teresa Coraci e Venanzio Amoroso, vincitori del Premio Serra-Campi Flegrei 2022
di Donatella Trotta
Mercoledì 26 Ottobre 2022, 16:29
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Il teatro come vocazione al confronto, provocazione a vivere un pensiero poetante con cuore pensante, azione sinestetica che ri/crea l’alchimia della vita per cercarne, in scena, il senso: in una zona franca dove tutto è (o diventa) possibile. E dove l’opportunità di mettersi in gioco in una “finzione” in cui nulla, tuttavia, è davvero falso interpella allora lo spettatore, coinvolto dall’impatto emotivo nel buio della sala a vivere la stessa sfida di autori, interpreti, registi per ritornare infine alla coscienza di restare, nonostante tutto, umani. È un laboratorio in continuo fermento il Teatro Serra, piccolo (35 posti) ma accogliente e operoso spazio di sperimentazione di Fuorigrotta (in Via Diocleziano 316, adiacente l’Osservatorio Vesuviano) che ha appena lanciato il cartellone della sua nuova stagione teatrale, dal weekend del 28 ottobre fino al 28-30 aprile 2023, con la rassegna intitolata “Campi Ardenti”: chiaro omaggio alla magmatica caldera dei Campi Flegrei insita nel Dna di questo Teatro-Off, che è anche un centro di produzione e formazione attoriale e una fucina di nuovi talenti autoriali, intercettati grazie al “premio Serra-Campi Flegrei alla vocazione teatrale nella disciplina del monologo” di cui si è da poco conclusa la seconda edizione, che gode del patrocinio del Comune di Napoli.

«Una preziosa occasione per esprimersi, dando voce a storie misconosciute o invisibili», commenta con malcelata emozione Maria Teresa Coraci, vincitrice  nella sezione Autori del Premio Serra-Campi Flegrei 2022, con l’intenso monologo «Por Marielle», dedicato al martirio dell’attivista brasiliana Marielle Franco da questa attrice professionista siciliana, al suo convincente debutto come drammaturga: originaria di Calatafimi Segesta (Trapani), per vent’anni residente a Roma dove, laureata in Filosofia alla Sapienza e specializzata in Scienze dell’Educazione all’università Roma Tre, si è specializzata in soggettività e scritture femminili pubblicando un libro sulla scultrice Camille Claudel (Non finito, Edizioni della Mano d’Oro 2016), Coraci ha infatti avuto l’uninimità della giuria, presieduta da Lello Serao. Che così riassume lo spirito del riconoscimento e la qualità dei sempre più numerosi partecipanti: «Rappresenta un significativo momento di verifica e di confronto sullo stato dell’arte sulla scrittura e la formazione attoriale. Ed è stato un percorso anche quest’anno molto interessante, per la qualità sia dei progetti di scrittura che per la formazione attoriale. Abbiamo trovato dei giovani strutturati e moto ben formati, a cui auguro di poter continuare la propria carriera mantenendo fede alle promesse viste in scena sia nella preselezione che nella finale», conclude Serao.

Lo confermano anche  Venanzio Amoroso, giovane e talentuoso vincitore  nella sezione Attori della seconda edizione del Premio, con il complesso monologo «Il bicchiere della staffa» di Harold Pinter, e la brillante ed eclettica Angela Dionisia Severino, insieme autrice e interprete del fantasioso ‘cunto’ metro(na)politano «Alice nel Paese delle saettelle (cunto fetuso di scesa e risagliuta)», che si è aggiudicata una convinta Menzione speciale della giuria per la sua versatilità attoriale e autoriale. Entusiasta il 33enne Venanzio Amoroso, originario di Lauro (Avellino), folgorato giovanissimo sulla via del teatro a Nola, partecipando a corsi con Peppe Miale, Agostino Chiummariello e Veronica Mazza per poi trasferirsi a Roma, dove ha studiato presso l’Accademia Internazionale di Teatro, diretta da Silvia Marcotullio, sino a vivere il teatro come «esperienza collettiva», dice, nella compagnia itinerante “Controtempo”. «Sono felice – afferma - di aver vissuto, per la prima volta con una prova da solo, questo stimolante contesto che invita e invoglia a germogliare, proprio come i semi di una serra insiti nel nome di questo teatro e Premio: mi sembra un principio generativo che muove ogni cosa e nel confronto reciproco ha invogliato tutti noi a vivere questa esperienza nel modo migliore, senza ansie da competizione».

Ed erano sette i finalisti che si sono sfidati in questa edizione, provenienti da tutta Italia, con una significativa presenza di diplomati e studenti delle maggiori scuole e accademie di recitazione del Paese e ben due ex-aequo in entrambe le categorie attrici/attori e autrici/autori. Insieme con i vincitori, hanno così partecipato nella categoria Attori Mattia Lauro, interprete del testo «Ecuba» tratto dall’Amleto, e Giulia Piscitelli che ha portato in scena «Anna» dal Sallinger di Bernard Marie Koltes; e, nella categoria Autori, Andrea Martina col racconto «Dall’altra parte», interpretato da Miriam Cascione. Finale doppia invece per Giovanni Onorato, che ha declinato in chiave brillante il mito del Minotauro con il lavoro «Asterione. Se la mia esistenza fosse utile non sai cosa farei».

Una generatività dimostrata, fra il resto, dalla progressiva ma costante crescita (quantitativa e qualitativa) del Premio Serra, partito l’anno scorso con la sola prova attoriale per monologhi, esteso quest’anno anche a testi drammaturgici e, l’anno prossimo, proiettata a segnalare anche registi: «Possiamo affermare di aver scelto il meglio tra i tanti pur bravi candidati alle audizioni – conferma il regista e drammaturgo Mauro Palumbo, cofondatore del Teatro Serra con Pietro Tammaro, attore, regista ed esperto di coaching -  ma il prossimo anno pensiamo di alzare il tiro e chiudere il cerchio aprendo anche una sezione dedicata alla regia. Infatti, nel bando che sarà disponibile da gennaio 2023, allegheremo la scena a concorso» conclude Palumbo, ringraziando i “complici” della Giuria Selettiva della quale hanno fatto parte Enrico Basile, Pino Carbone, Conni Celotto, Andrea De Gozueta, Fabiana Fazio, Nicola Guarino, Luisa Guarro, e Sarah Paone, accanto ai membri della giuria onoraria (a cui è toccato selezionare i vincitori), tra i quali la scenografa teatrale Marta Competiello, l’amministratore di compagnie teatrali Antonio de Maio, la storica dell’arte e docente Giovanna Manna e Petr Vaclav (trattenuto per imprevisti in patria per la finale), regista ceco candidato agli Oscar con il suo ultimo film «Il Boemo», dedicato alla figura del compositore Josef Mysliveček, maestro del suo tempo e ispiratore anche per un giovanissimo Mozart: film che vede peraltro la partecipazione anche di Pietro Tammaro.  Ed è proprio Tammaro che aprirà la nuova stagione teatrale ”Campi Ardenti” 2022/2023 del Teatro Serra (al via venerdì 28 e sabato 29 ottobre, alle ore 20, e domenica 30 ottobre, alle ore 18, con «Il mio amico D.», testo vincitore del Premio Fuoriluogo, con Tammaro protagonista, per la regia di Luca Saccoia, nel racconto di un ragazzo e con lui di un’intera generazione, cresciuta nel mito di Diego Armando Maradona, segno di speranza di cambiamento e sogno di un futuro migliore per tutti i «fortunati ragazzi a colori degli anni ‘80»).

Uno spazio culturale polivalente, il Serra, nato da precise motivazioni aperte ai giovani e al talent scouting in senso lato, che così sintetizza Tammaro stesso: «Ho cominciato a pensare a questo progetto nel 2002. Dopo aver vinto a Milano il prestigioso Premio Hystrio, mi sono esibito davanti ad un pubblico per me sconosciuto; nessuno della mia città aveva potuto vedermi ed ho pensato che sarebbe stato bello creare una realtà simile a Napoli. Ed è per questo che siamo tutti qui, con un Premio che quest’anno ha avuto una risonanza extracampana, in tutta Italia, a cui hanno partecipato attori e allievi attori da gran parte delle maggiori accademie italiane: dal “Piccolo”, dalla “Silvio D’Amico”, altri dallo “Stabile di Genova”, dal Teatro “Mercadante” o dal “Bellini”. Fatto per noi positivo, proprio perché volevamo portare un premio a Sud, che avesse una sezione per autori ed una per attori e che non avesse limiti di età consentendo a chiunque di partecipare, anche ad autodidatti».  

Ciò che conta, per i fondatori del Serra, è infatti la passione. Che unita al rigore dello studio e al talento può generare esiti inattesi, sorprendenti: di qui l’importanza data alla formazione, con laboratori (di recitazione, musical, sceneggiatura, drammaturgia e yoga. Info e contatti: 347 8051793- 320 3348355) che diventano palestra anche per produzioni teatrali dove i giovani vincitori del premio vengono ingaggiati, cimentandosi in nuove sfide professionali. «Non a caso obiettivo del futuro – concludono Tammaro e Palumbo, già protagonisti di numerose collaborazioni con importanti nomi del panorama teatrale non soltanto locale e, dal 2016, di produzioni alcune delle quali inserite anche nel Napoli Teatro Festival – fondare una compagnia stabile e una officina sperimentale per attori, una sorta di incubatore artistico per individuare, coltivare e sperimentare talenti e progetti condivisi».  

Intanto, “Campi Ardenti” prende il via venerdì e propone il suo cartellone nel segno della nuova drammaturgia contemporanea, con dodici spettacoli in altrettanti weekend fino ad aprile. Il programma spazia dal teatro classico alle nuove narrazioni, dal teatro danza alla stand-up comedy, dalla rilettura di miti antichi e recenti al racconto di personaggi emblematici, eroi involontari del proprio tempo. Dopo la piece su Maradona, dall’11 al 13 novembre sarà di scena lo spettacolo «Tutto esaurito» (regia e drammaturgia di Rodolfo Fornario con Ciro Scherma e Valeria Esposito. Voci fuoricampo di Oscar di Maio, Benedetto Casillo e Gina Perna. Distribuzione, Olimpia Panariello), che racconta la storia di Gabriele De Angelis, attore sulla cinquantina che stenta a vivere del proprio lavoro; esasperato, decide di rapire la figlia dell’Assessore alla Cultura della sua città e di chiudersi in un piccolo teatro. Il riscatto è rappresentato da 45 minuti di diretta nazionale. Uno spettacolo comico, sul filo dell’ironia ma dai contenuti tutt’altro che leggeri, con una conclusione inaspettata. Come inaspettate sono le riflessioni di un altro attore in difficoltà, protagonista di «In fondo al pozzo», in programma da venerdì 25 a domenica 27 novembre, lavoro interpretato da Antonio Buonanno e Pietro Tammaro, scritto e diretto da Mauro Palumbo, che strizza l’occhio alla stand-up comedy con inserimenti dal teatro classico e da Shakespeare. Nel testo il pozzo è trasparente metafora di un luogo tranquillo della nostra anima: ma cosa accade se, un giorno, lo ritroviamo seccato? È il pretesto dell’autore per affrontare, attraverso il concetto di vuoto interiore, la crisi di un attore che decide di cambiare mestiere, cimentandosi con i lavori della GIG Economy e i punti di vista di vari lavoratori. Alla fine, troverà le motivazioni per continuare a fare l’attore.

Tra dicembre e gennaio, una serie di “ritorni” al Teatro Serra: come quello di Giulia Piscitelli, attrice pluripremiata che dal 2 al 4 dicembre ripropone «La misteriosa scomparsa di Vu», liberamente ispirato a Stefano Benni, ovvero la crisi universale di una donna alla ricerca di se stessa. Aliena in un mondo concepito dagli uomini, la protagonista si è confinata in casa e non riesce neanche più ad uscire senza avere crisi di panico o picchi acuti di depressione. Con il pubblico, in una sorta di auto-seduta psicoanalitica, cercherà di rimettere insieme tutti questi pezzi. Uno in particolare... Nel weekend prenatalizio (del 16, 17 e 18 dicembre), torna poi al teatro di Fuorigrotta – da autore, dopo aver partecipato ai provini per il Premio Serra-Campi Flegrei – Antonio Santangelo, con «Priamo», dedicato alla figura del vecchio re troiano dell’Iliade che vede distruggere la propria città e morire i suoi figli compreso l’erede al trono Ettore, ucciso da Achille, al quale si rivolge per riavere indietro il corpo del figlio, per poterlo seppellire e piangere. Uno spettacolo di teatro, al tempo stesso fisico e di prosa, che affronta il tema della gestione della responsabilità del padre nella dimensione intima e personale dell’uomo e in quella esterna e sociale del sovrano.

Ma nella nostra contemporaneità quali sono le previsioni e le profezie inascoltate? Una è la deriva liberista della globalizzazione: nel solco di altre messinscene sul nostro tempo e sui rapporti tra popoli e potere, durante il weekend dell’Epifania, dal 6 all’8 gennaio, su questi temi Riccardo Pisani dirigerà Maria Guida in «Cassandra o della rivoluzione mancata», ispirato a Christa Wolfe. Una giovane militante noglobal, una donna emancipata, che rifiuta di essere solo l’appendice di un uomo, in opposizione a un mondo dominato da logiche di sopraffazione, rivive le tappe – dal Global Forum di Napoli, al G7 di Genova – che hanno smantellato il “Movimento dei movimenti” che denunciava i gravi rischi umani e ambientali della globalizzazione. Con l’Anno Nuovo ritornano infine al teatro, dopo dieci anni, Vittorio Adinolfi e Nicola Guarino, in scena dal 20 al 22 gennaio, con «Coppia aperta quasi spalancata», testo di Franca Rame e Dario Fo che indaga la dimensione dell’ipocrisia borghese attraverso la lente del contratto matrimoniale.

Fino ad aprile, l’offerta culturale del Serra continua, attenta a intrecciare presente e futuro ma con radici antiche, intrise delle eterne istanze di giustizia e libertà e in bilico tra destino (non) ineluttabile e Storia: da scrivere, e da riscrivere. Info e prenotazioni sul resto del cartellone: 347.8051793, teatroserra@gmail.com.

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