«Iroiro», Amitrano racconta l'enigma Giappone tra pop e sublime

di Donatella Trotta

Il Giappone come avanguardia del futuro, laboratorio antropologico di antiche tradizioni ritualizzate, luogo dove realtà e irrealtà convivono: segnando rotte spesso imprevedibili (e di continuo variabili) della postmodernità, non soltanto estremorientale. A voler connotare, oggi, quell’Impero dei segni  e dei sensi che in tempi recenti, tra gli anni Settanta e gli Ottanta, donò a Roland Barthes rarefatte folgorazioni estetiche, turbò con la sua “frigida eleganza” la sensibilità di Goffredo Parise e colpì il Signor Palomar di Italo Calvino riberberandosi nei quadretti della sua Collezione di sabbia, può soccorrere l’immagine ludica e sorprendente di un caleidoscopio: in cui le riflessioni multiple generano iridescenti contrasti di immagini tanto inattese quanto mutanti. Si intitola non a caso Iroiro il nuovo libro di Giorgio Amitrano che opportunamente esplicita, nel sottotitolo, l’orizzonte della sua (seducente) narrazione: «Il Giappone tra pop e sublime» (DeA Planeta Libri, pp. 238, euro 16: venerdì 9 novembre alle 18.30 la presentazione a Napoli, nel bistrot letterario “Il tempo del vino e delle rose” in piazza Dante 44: con l'autore interverranno l'orientalista Franco Mazzei e chi scrive).

Perché se Iro, spiega l’autore, è un termine dai molti significati (legati anche a concetti buddhisti come l’amore e lo spirito) e significa “colore” in giapponese, il suo raddoppio allude invece alla molteplicità, ma con in più un elemento policromo: «non indica soltanto qualcosa di vario, ma anche di variopinto», sottolinea Amitrano, che in questo libro riesce a miscelare con profondità, ironia e leggerezza le sue competenze di autorevole yamatologo, accademico e traduttore (di Murakami, Yoshimoto, Miyazawa, Mishima), le sue personali passioni culturali (letterarie, cinematografiche, artistiche) e il suo notevole talento di scrittore dal gusto (est)etico raffinato e poetico, da “esploratore dell’esistenza” dotato di una curiosità e sensibilità porosa e vibratile capaci di dosare, con equilibrio, empatia e distanza dall’oggetto di interesse: il Giappone, appunto.

Il libro si configura così come un originale memoir-Zibaldone nipponico inscrivibile nel genere letterario giapponese zuhitsu («seguire il pennello»), ovvero quella miscellanea di alto e basso, solenne e giocoso, aneddotico e profondo riscontrabile in modelli come i capolavori di Sei Shonagon e Murasaki Shikibu, e non solo; ma è anche una esplicita storia d’amore, e di amicizia, verso un Paese dove distopie e meraviglie del fantastico vanno a braccetto e del quale Amitrano seleziona alcuni capisaldi distintivi (la scrittura, la cerimonia, la bellezza, le stagioni, ma anche la felicità, la realtà/ irrealtà e persino il karaoke) per una avvincente full immersion nella cultura, nel gusto, nelle mode e modi di vivere di una civiltà complessa e a suo modo unica. Una civiltà multanime che meglio di altre – è la tesi dell’autore - «ha saputo interpretare la contemporaneità» e i problemi della globalizzazione e della società di massa con la sua intelligenza organizzativa, ma sviluppando anche «un linguaggio artistico capace di esprimere le angosce e le aspirazioni» della vita attuale in un modo «incisivo, comprensibile e comunicabile come oggi non avviene altrove», aggiunge Amitrano: che è poi, aggiunge lo studioso, una delle ragioni della sua intramontabile popolarità. Non sempre aliena, purtroppo, da persistenti stereotipi ancora oggi banalmente esotizzanti. Malgrado l'ormai ricca bibliografia "interna" alla civiltà nipponica: come può testimoniare anche, da un punto di vista completamente diverso (ma non dissimile nell'approccio empatico) la pubblicazione recente dei due Quaderni giapponesi di Igort, graphic novel e reportage narrativi disegnati che offrono significativi supplementi di conoscenza e riflessione. Da questo punto di vista, Iroiro è un contributo illuminante - se non definitivo – perché dona in forma non accademica ma di alta divulgazione chiavi di lettura parimenti utili sia agli specialisti e addetti ai lavori, sia ai neofiti del fluttuante, e metamorfico, ”enigma Giappone”. Che - insegna Amitrano rinviando con umiltà ai suoi maestri/amici - non si finisce mai di scoprire.
Giovedì 8 Novembre 2018, 13:28
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