L'Orientale, una polifonia multiculturale di trame, visioni e intrecci plurigenerazionali in memoria di Lidia Curti

Giovedì 4 Novembre 2021 di Donatella Trotta
L'Orientale, una polifonia multiculturale di trame, visioni e intrecci plurigenerazionali in memoria di Lidia Curti

«Tenendo per mano il sole». Non è casuale la scelta di un’opera potente e simbolica di Maria Lai, fatta di filo, stoffa e velluto, come immagine per il convegno in onore e in memoria di Lidia Curti ― la grande anglista nata nel 1932 e da poco scomparsa ― in programma proprio oggi, 4 novembre, giorno della nascita della studiosa, dalle ore 10 a Palazzo Dumesnil a Napoli, in via Chiatamone 61/62 (evento su inviti per le restrizioni della pandemia da Covid, ma trasmesso in diretta streaming sul canale Youtube del Centro Studi Postcoloniali e di Genere, al link: https://www.youtube.com/channel/UCWioDifOvkBNKvo9B0fN-Eg). E non è un caso perché il tributo pensato da colleghi e colleghe, amiche e amici della Signora degli Studi postcoloniali e di genere dell’Università L’Orientale di Napoli è davvero, come recita il sottotitolo dell’incontro di studi, un «meraviglioso intreccio» plurigenerazionale. Di amore e di amicizia, innanzitutto. Ma anche di parole e immagini, di corpi e visioni, di relazioni e trame, di teorie, poetiche e fabulazioni, di voci polifoniche e dediche plurime che hanno scandito con grande forza la vita e l’opera di questa indimenticata decana dell’anglistica e della critica femminista, professore onorario di Letteratura inglese all’Università L’Orientale, docente-punto di riferimento, studiosa autorevole, saggista acuta e ricercatrice stimata per la sua prassi est/etica ed epistemologica rigorosa e inclusiva.

In altre parole, una figura di autorevole “voce dell’altra”, intellettuale aperta e militante, vicina alle scritture femminili di ieri e di oggi, d’Occidente e d’Oriente e attenta a testimonianze di resistenza, e di sopravvivenza, oltre gli steccati degli stereotipi culturali che connotano (come ebbe a scrivere in sintonia con il marito Iain Chambers in La questione postcoloniale, Liguori 1996) cieli comuni, ma orizzonti ancora oggi divisi. Ad aprire i lavori il Rettore dell’Orientale, Roberto Tottoli, con la Decana di Letteratura inglese Rossella Ciocca. A seguire, dalle 10.30, la declinazione di sezioni che si dal titolo preannunciano l’intensità emotiva, accando alla densità scientifica, dei (con)tributi commemorativi, a partire dal binomio «Amore/Amicizia» introdotto da Iain Chambers con Catherine Hall, Paul Gilroy, Vron Ware, Giuliana Bruno, Maria Thereza Alves, Jimmie Durham, Dario Giugliano, Cora Gilroy-Ware: voci di un altrove plurale invitate a tessere trame di senso in una sorta di atlante affettivo di una geografia e storia dell’intelligenza emotiva.

Una sapienza del cuore e dell’intelletto fatta di generosi passaggi di testimone, di comunità di pensiero poetante e, dunque di «Intrecci plurigenerazionali»: titolo della seconda sezione della giornata di studi, aperta, dalle 11.30, da Anna Maria Crispino, direttora della rivista «Leggendaria» che (con Marina Vitale, Mara De Chiara, Sara Marinelli, Laura Sarnelli, Silvana Carotenuto, Emanuela Maltese, Annalisa Piccirillo, Serena Guarracino, Anna Chiara Corradino, Marta Cariello, Susanna Poole, Olga Solombrino, Alessandra Marino, Tiziana Terranova, Luciana Parisi, Stamatia Portanova, Nina Ferrante, Assia Rasulo e Alessandra Cianelli) offre un fecondo intreccio di testimonianze e scritture “ibride”, tanto care a Lidia Curti che degli sconfinamenti (tra generi, linguaggi, lingue, civiltà, mondi) ha fatto il proprio stile di vita, ma anche un metodo di ricerca, in una dimensione di (lungimirante) esplorazione esistenziale incentrata su storie e corpi femminili tra narrazioni, identità multiple e rappresentazioni della postmodernità, nella diaspora di civiltà migranti e multiculturali.

Nessi e innesti che torneranno, alle ore 12 prima del break del convegno, nella terza sessione, quella (toccante) delle «Dediche»: di Homi Bhabha, James Clifford e Judith Aissen, Paul Carter, Rey Chow, Chris Connery, Judith Herrin, Katherine Mc Kittrick, Mary Scott, Monica Carmen, Mario Festa e Azione Matese/RuDeRi, Rural Design, Mauro Pala, Adele Lancia, Viviana Scarinci della Società Italiana delle Letterate, Lesconfinate & Karima 2G, Miguel Mellino, Fiorenzo Iuliano, Giulia De Spuches, Laura Di Michele. Interventi che vengono anche da molto lontano, in una polifonia di consonanze che è anche segno fuori del comune di uno straordinario tributo da parte di alcuni tra gli intellettuali più illustri del campo culturalista, nel quale Lidia Curti tanto ha seminato da risultare, anche dopo il suo ultimo viaggio, feconda e generativa di sempre nuove e «infinite trame», non a caso titoll dell’ultima sezione dei lavori (dalle ore 14 alle 16), con i contributi di Roberto D’Avascio, Marina Vitale, Stamatia Portanova, Mara De Chiara, Sara Marinelli, Alessandra De Angelis, Tiziana Terranova, Paola Splendore, Sandro Triulzi, Jane Wilkinson e Marta Cariello. Ultimo ma non definitivo omaggio allo sguardo lungimirante di Lidia Curti, alle ore 16, «Visioni» di Isaac Julien e Mark Nash, su Lina Bo Bardi – A Marvellous Entanglement (2019), installazione a schermi multipli e serie fotografiche che attraversa alcune creazioni visionarie e una meditazione sull’opera dell’architetta e designer modernista italiana naturalizzata brasiliana (1914-1992): icona delle genealogie e contro-genealogie, della transculturalità, di una ricerca estetiva a 360° fondata sul capovolgimento degli stereotipi che ha intessuto la vita e l’opera dell’indimenticata, e indimenticabile, Lidia Curti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA