La nobiltà della sconfitta con le storie dalla Scugnizzeria di Scampia

di Donatella Trotta

Chi dice che perdere è una vergogna, o – peggio – una colpa? Non può essere invece un’opportunità capace di segnare comunque una svolta nel gioco delle sliding doors, secondo il motto popolare «si chiude una porta, si apre un portone»? In Giappone ne sono convinti: al punto che esiste una specifica espressione, “hoganbiiki“ - ossia la “simpatia per il perdente” - che oltre ad essere radicata nella sensibilità della civiltà del Sol Levante è stata anche oggetto di studio in un memorabile saggio dell’antropologo Ivan Morris, dal titolo La nobiltà della sconfitta, dedicato a nove “eroi” nipponici di un canone inverso allo sfavillio della vittoria. Ma come la mettiamo con la cultura occidentale, oggi incentrata soprattutto sul mito del successo e sull’idolatria del denaro come potere (e anticamera dell’affermazione a tutti i costi)? A Napoli, nel cuore di Scampia, Rosario Esposito La Rossa va – da sempre - in direzione ostinata e contraria. E lo dimostra con forza nel suo nuovo libro per bambini, tra le novità più interessanti dell’imminente Fiera internazionale del libro per ragazzi (Bologna, 1°-4 aprile): Eterni secondi, ovvero, come recita il sottotitolo, “Perdere è un’avventura meravigliosa” (Einaudi Ragazzi, pp. 184, euro 14,90, con evocative illustrazioni di Lorenzo Conti). Un libro che racconta appunto 20 storie di uomini e donne misconosciuti, o dimenticati, del mondo dello sport capaci di cadere, e di rialzarsi fino a diventare campioni esemplari nell’arte più ardua. Quella della vita.

«La sconfitta non sempre è una sciagura, ma oggi se ne parla poco mentre è importante imparare a perdere, », dice l’autore, classe 1988, scrittore, editore, attivista in progetti innovativi di legalità, cultura e teatro con i giovani di Scampia. E lui lo sa molto bene: esordiente nel 2007, a 18 anni, con il paradigmatico libro di racconti Al di là della neve - scritto dopo l’assassinio del cugino 25enne Antonio Landieri, disabile, vittima innocente della criminalità – da allora non si è mai abbattuto, né fermato. Tanto da essere insignito nel 2016 dal presidente Mattarella del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica, per il suo impegno nel sociale che condivide con la moglie Maddalena Stornaiuolo e che l’ha portato ad aprire la prima libreria-laboratorio di Scampia, La Scugnizzeria, “piazza di spaccio di libri” dove anche i ragazzi di strada trovano casa. Ed è proprio pensando a loro che Rosario ha scritto questo libro avvincente, edificante (nel senso buono ed etimologico del termine, perché costruisce speranza concreta) e vero: perché parla con forza di persone comuni, perdenti, o, in apparenza, “sfigati”: «gente che non ha vinto – sottolinea Rosario – ma che è rimasta nella memoria collettiva per le sue gesta, le imprese, l’altruismo, la disobbedienza civile, il saper dire “no”». Ma come si fa, si chiede ancora Rosario, «a parlare della sconfitta a ragazzi che hanno padri che non usciranno mai dal carcere, ragazzi che sembrano marchiati a fuoco, giudicati sin dalla nascita? Abbiamo trovato la risposta nello sport», conclude.

Già. Ne sa qualcosa «‘O Mae’», il judoka Gianni Maddaloni, come Rosario Esposito La Rossa "l’altra faccia di Scampia", quella buona, a suo tempo raccontata anche da un  bel libro per ragazzi (poi film) di Luigi Garlando. Ma Eterni secondi, ora, va ben oltre il quartiere e i suoi limiti: allarga gli orizzonti, con uno sguardo storico-geografico più ampio che offre ai ragazzi la possibilità di spaziare con i sogni, la fantasia, i desideri. A partire da storie vere, realmente accadute. Uno sguardo che abbraccia, ad esempio, l’amicizia coraggiosa con Jesse Owens di Luz Long che osò contrapporsi a Hitler, e quella commovente tra l’inglese Leon e il tedesco Josef in una tregua autogestita sulle trincee della Prima Guerra Mondiale; narra l’incrollabile tenacia del maratoneta della speranza Terry Stanley Fox, più forte della malattia, e la perseveranza d’acciaio di Wilma Rudolph, la “gazzella nera”di Clarksville, veloce come un fulmine, che vince la paralisi prima delle tre medaglie d’oro in una sola Olimpiade. Uno sguardo che offre, ancora,  un altro punto di vista sul femminile: con la storia anticonformista dell’indomita tennista Billie Jean King, che con una racchetta vince la battaglia della parità tra i sessi, e quella dell’atleta Ondina Valla, la più giovane donna a vincere un oro olimpico a soli 20 anni, poi inserita nella Walk of Fame dello sport italiano al parco olimpico del Foro italico, in barba all’iniziale ostracismo del regime fascista; accanto alla personale primavera di resilienza praghese della ginnasta ceca Vera Caslavska o alla caparbietà di Kathy Switzer, prima donna a correre le 26 miglia della maratona di Boston del 1967. Uno sguardo che ricorda, inoltre, Peter Norman, il misconosciuto e dimenticato recordista australiano dei 200 metri che tagliò il traguardo per gli aborigeni tendendo una mano ai neri d’America, e la parabola esemplare dell’operaio ceco Emil Zàtopek, altro fiore della Primavera di Praga, corridore e maratoneta per caso, definito la “locomotiva umana” che dello sport diceva paradigmaticamente: «Un atleta non può correre con i soldi nelle tasche. Deve correre con la speranza nel cuore e i sogni nella testa».

E in questo libro allora non c’è solo Dorando Pietri, il più famoso podista perdente della storia, ma anche il mistero del maratoneta giapponese Shizo Kanakuri, ufficialmente disperso in gara alle Olimpiadi di Stoccolma del 1912, e l’incredibile fortuna e tenacia di Shaul Ladany - l’uomo che nacque (letteralmente) tre volte - e la tragica parabola di Emile Griffith, il “pugile con le caramelle”. Molte anche le storie di calcio, da prospettive insolite: come l’autogol fatale dell’Escobar perbene, Andrés (ossia, non il più noto narcotrafficante Pablo); la “punizione inversa” del congolese Mwepu, terrorizzato dal regime di Mobutu Sese Seko; l’odissea di guerra e pace di Bert Trautmann, da “tedesco invasore” a eroe sportivo dell’impero britannico e quella di Nando Valletti, operaio calciatore tra fabbrica, lager e medaglie, accanto all’equilibrata audacia dell’arbitro “di guerra” Mario Maurelli in un derby tra nazisti e partigiani o, infine, lo straordinario talento sui tacchetti di El Trinche, alias Tomas Carlovich, superiore persino al concittadino Diego Armando Maradona ma mai finito in serie A per non aver voluto staccarsi dal suo paese natìo. Una raccolta avvincente di testimonianze e storie dalla cifra stilistica asciutta, che sa coltivare memoria e progetto seminando cultura dal basso: perché lo sport, per l’affabulatore Rosario Esposito La Rossa, diventa pretesto per parlare senza moralismi né retorica di razzismo, omosessualità, disabilità, femminismo, dittatura, guerra. Indicando la via della resilienza e il diritto a non essere campioni come alternativa esemplare.
Domenica 24 Marzo 2019, 11:36
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