La Notte (speciale) dei racconti: da Reggio Emilia al mondo, così il filo delle storie unisce adulti e bambini

Venerdì 3 Aprile 2020 di Donatella Trotta
Una notte speciale. Stasera, 3 aprile, alle 21. Una notte un po’ magica, che unisce chiunque voglia parteciparvi, da casa, per sprigionare l’incanto della narr/azione orale «Sotto un tetto di storie». Rinsaldando vecchi legami e creandone di nuovi, tessuti con il filo inesauribile dei racconti. Si intitola proprio così, «Sotto un tetto di storie», l’edizione straordinaria della «Notte dei racconti»: appuntamento consolidato dell’ormai consolidata e suggestiva manifestazione «Reggionarra» (un progetto culturale comunitario, dedicato all’arte del narrare e attivo dal 2006 nell’ambito dell’Istituzione Scuole e Nidi d’infanzia del Comune di Reggio Emilia e di Reggio Children, in collaborazione con diverse istituzioni culturali pubbliche e private del territorio) che da Reggio Emilia, in questo momento di isolamento da emergenza da Covid-19, rilancia l’iniziativa dalle piazze nel cuore delle case, dedicandola a due numi tutelari nel centenario della loro nascita: il pedagogista Loris Malaguzzi, ideatore del “Reggio Approach” e del sistema educativo Reggio Children, studiato in tutto il mondo, e il geniale scrittore, poeta, giornalista e pedagogista Gianni Rodari, innovatore della letteratura per l’infanzia, unico italiano insignito (con l’illustratore Roberto Innocenti), del prestigioso Andersen International Award.

Tutti insieme, alla stessa ora, stasera, dai luoghi (in questo caso, le case) più diversi ci si riunisce, adulti e bambini, intorno a storie, avventure, fiabe, racconti, poesie, incipit di romanzi ed emozioni da leggere ad alta voce, narrare, assaporare e ascoltare. Ma contrariamente alle volte passate, questa speciale Notte dei Racconti coinvolge anche le tecnologie: da strumenti per isolarsi, l’emergenza pandemia li ha infatti trasformati nell’unico modo per stare in contatto con le persone care e, in questo caso, per allargare il cerchio dei racconti. Per costruire un racconto collettivo della serata anche sui social media, ogni partecipante può perciò condividere le immagini della propria Notte dei Racconti raccontandola su Facebook e Twitter con l’hashtag #reggionarra. Sulla pagina FB della Notte dei racconti, a partire da stasera alle 21, si succederanno diverse narrazioni, aperte da quella del sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi e seguite da quelle di insegnanti, genitori, attori, narratori e membri del network di Reggio Children. Chiunque, qualunque famiglia, da ogni luogo, può aderire: anche i più piccoli, registrando ad esempio un audio breve di filastrocca, seguito dal proprio nome e Paese, e inviandolo via WhatsApp al numero 320 7681111, oppure via e-mail all’indirizzo laboratorio.rodari@comune.re.it. I materiali che giungeranno saranno pubblicati sul sito www.reggionarra.it, che costituisce un formidabile archivio di narrazioni (e non solo) per il nutrimento dell’immaginario collettivo.

«Noi raccontiamo, come Sherazade, per allungare i fili dei giorni» spiega Monica Morini, attrice, autrice e regista del Teatro dell’Orsa, che da anni conduce un percorso di ricerca sul teatro di narrazione, con corsi rivolti ad attori, insegnanti e genitori in collaborazione con biblioteche, scuole e Università, nonché ideatrice, formatrice e direttrice artistica della Casa delle Storie a Reggionarra, che da oltre un decennio trasforma Reggio Emilia nella “città delle storie”, con una massiccia mobilitazione di narratori professionisti, compagnie teatrali, genitori in veste di contastorie, docenti e giovanissimi coinvolti nell’animazione di differenti luoghi mutati in spazi narra(t)ivi dove le persone, come nelle piazze dei paesi di un tempo, si ritrovano per scambiarsi storie e racconti facendo di cortili, scuole, portici, chiostri e biblioteche, ma anche abitazioni private, altrettanti piccoli o grandi palcoscenici di vita narrata. E ora che c’è l’obbligo del “distanziamento sociale” per arrestare il contagio della pandemia? A diventare contagiose, anche in isolamento, saranno solo le storie: protagoniste, con l’arte della parola come microcosmo di coscienza, della Notte dei racconti.

«Per questo – continua Morini - a poco più di un mese dal nostro tradizionale appuntamento del 23 febbraio in occasione del compleanno di Malaguzzi e in vista della rassegna di maggio “Reggionarra”, abbiamo voluto proporre un secondo appuntamento, stasera. Sempre uniti, ma a distanza, tutti alla stessa ora, in ogni casa, rifaremo la Notte dei Racconti con un invito all’Italia, all’Europa, al mondo per riscoprire il valore e la magia delle storie in un moltiplicarsi polifonico di voci che, come stelle, accenderanno questa serata di aprile. Perché in questo lungo tempo di clausura abbiamo tutti bisogno di chiamare a noi i colori del mondo, di narrare la vita, di pensare al futuro. Dalla notte dei tempi, soprattutto dei tempi più difficili, si racconta intorno a una luce. E questi sono tempi difficili. Accenderemo così l’immaginazione, staremo assorti in ascolto, circondati dai libri più amati». 

Già. Perché noi siamo le persone che abbiamo incontrato ma anche, come ci ricorda Aidan Chambers, i libri che abbiamo letto: quei libri che per Cicerone costituiscono «l’alimento della giovinezza e la gioia della vecchiaia» perché, chiosava Jorge Luis Borges, «Il libro è una delle possibilità di felicità che abbiamo noi uomini». E le storie, se è vero che la psicanalisi in fondo è “una narrativa che cura”, come sostiene James Hillman, possono persino essere terapeutiche: in quanto palestra di vita (e vite altrui), finestre su mondi diversi, scrigni di esperienze e generatori di relazioni che ci aiutano anche a proteggerci, nutrendoci e rendendoci più forti. «In questo momento in cui tutto è fragile e scricchiola, la letteratura e le parole come microcosmi di coscienza, alla Vigotskij, creano paesaggi nei quali è ancora possibile camminare, liberamente, scoprendo sempre nuovi orizzonti La notte dei racconti nasce per tutti e stasera può anche essere semplicemente l'occasione di telefonare a chi è solo e condividere una pagina di un libro amato o raccontargli una storia», sottolinea Annamaria Gozzi, autrice di libri e racconti per bambini (tradotti in Francia, Turchia, Spagna) e ricercatrice (di fiabe, leggende e tradizioni popolari e di drammaturgie per il Teatro dell’Orsa).

Annamaria Gozzi è anche ideatrice con Monica Morini del progetto «Parola di Nonno Orecchio di Bambino», segnalato dalla Regione Emilia Romagna tra i percorsi di Cittadinanza e ispiratore dello splendido albo A Ritrovar le Storie, illustrato con sapienza antica da Daniela Iride Murgia, pubblicato dalle Edizioni Corsare e insignito del Premio Il mondo salvato dai ragazzini 2020 (slittato, a Procida, dall’iniziale data di fine maggio al termine dell’emergenza da Covid-19): un evocativo, poetico libro sul “gioco dell’oca delle storie” da cui è tratto l’omonimo spettacolo del Teatro dell’Orsa (www.teatrodellorsa.com), di forte suggestione e impatto emotivo. Un testo illustrato speciale, che è molto più di (o va oltre) un consueto albo pur superbamente illustrato, ma si configura, piuttosto, come una sperimentazione di narr/azione attiva e corale, complessa e seducente per la forma e il contenuto, sin dall’incipit che sprigiona la scintilla della memoria: «Conta che ti conto/la vita si racconta/ tiritiritera/ questa è una storia quasi vera». E la storia, a tratti surreale e tuttavia concreta, si snoda in una rincorsa di rimandi e rinvii, ambientata in un luogo fantastico e in un tempo fatato e sospeso «quando i pesci volavano e le rape crescevano sugli alberi, le storie se ne andavano a spasso portate dal vento» e tutti (uomini, piante, bestie) «erano protetti dal suono delle parole che, intrecciandosi, raccontavano e raccontavano».

Nel libro, si narra che in un paese che ha perduto le parole per raccontare, Tarot, arriva un Saltimbanco con la sua Oca, a riaccendere parole e inanellare storie dimenticate che diventano un gioco sorprendente per grandi e bambini, e antico come il tempo che tesse memoria e immaginazione, chiama a raccolta e schiude labbra serrate a narrare e profuma la vita di chi ricorda e racconta. E quando il Saltimbanco e la sua Oca un mattino ripartono, sul selciato della piazza resta così il labirinto di un antico gioco per continuare a narrare le storie. Il libro, frutto di una gestazione di quattro anni - in cui le autrici hanno fatto incontrare gli anziani delle case di riposo con i bambini della scuola primaria, generazioni in apparenza distanti ma unite dalla passione per la narrazione che riempie di senso e relazioni lo scorrere del tempo – diventa uno strumento prezioso per una “grammatica della fantasia” individuale e soprattutto comunitaria, capace di recuperare non soltanto frammenti di memoria, ma di (ri)costruire legami autentici. Gozzi e Morini, con la magia delle immagini dal sapore rètro di Murgia, che illustra anche il Gioco dell’oca delle storie finale, accluso al libro, inanellano infatti parole chiave come perle di una collana di storie veicolate da ricordi ed emozioni (bicicletta, paura, animali, morte, alberi, musica, amore, scuola, nascondiglio, libri, vita…), o come altrettante note di una polifonia dell’esistenza di cui il Saltimbanco conosce i segreti più riposti: con la sua capacità di porsi in ascolto tirando fuori dalle persone misteri e sentimenti, ma senza giudicare, facendo tesoro di ogni nuova conoscenza. Una metafora dell’educazione e dei rapporti umani, ma anche un antidoto al silenzio assordante di un mondo sempre più “social” e sempre meno coeso in senso comunitario.

Un bel titolo,  A ritrovar le storie - tra i tanti che vengono sempre suggeriti, sul sito dedicato che per stasera propone come "apristoria" Federico, di Leo Lionni, edito da Babalibri e scaricabile online -  per celebrare questa (e molte altre) Notte dei racconti, promossa dal Comune di Reggio Emilia, Scuole e Nidi d’Infanzia - Istituzione del Comune di Reggio Emilia, Reggio Children, Fondazione Reggio Children-Centro Loris Malaguzzi, Officina Educativa, Reggio Emilia Città Senza Barriere, Farmacie Comunali Riunite, con la collaborazione della Casa delle Storie. Ma come ogni celebrazione, anche la narrazione ha i suoi rituali, al di là dell’incipit di ogni storia che comincia con il «C’era una volta» delle fiabe: a partire dallo spazio della narrazione, delle sue luci, della disposizione in cerchio dei partecipanti al racconto, dei suoni necessari per l’avvio delle storie (che possono anche essere memorie personali)…

Per scoprire questi ed altri trucchi della magia delle storie - Abracadabra, divenuta formula magica, viene non a caso dall’aramaico “io creerò come parlo” – basta andare sul sito https://www.reggionarra.it/notte-dei-racconti/notte-dei-racconti-2020/ e magari iscriversi per partecipare alla bella iniziativa. In occasione della quale è stato anche lanciato il progetto di creare un Golden Record, una sorta di Playlist tra cielo e terra, come quello della sonda spaziale Voyager, con una raccolta di filastrocche registrate dai bambini in vocale e in diverse lingue (anche inventate! Una prima selezione è già online) da inviare, come si diceva, in  audio con Whatsapp al 320 7681111, oppure via mail a laboratorio.rodari@comune.re.it. E buona notte delle storie...senza mai lasciarsi spaventare dalla parola "fine". Come nel rodariano C'era due volte il barone Lamberto.  © RIPRODUZIONE RISERVATA