La resistenza degli onesti (e dei disobbedienti): l'altra Italia raccontata da Milvia Spadi

di Donatella Trotta

Enzo Amoroso è un impresario di pompe funebri costretto a lavorare sotto scorta, a San Giorgio a Cremano, perché non solo si è rifiutato di entrare nel racket camorristico del “caro estinto”, ma ha sporto denuncia: mandando in galera chi lo minacciava e - ora - può attentare, per ritorsione, alla sua stessa vita. Il signor Mario invece è napoletano in trasferta a Roma che ha risolto il problema della (sua) disoccupazione rimboccandosi le maniche e girando in tuta blu, armato di scopa, paletta un secchione bianco con la scritta «Voglio Roma pulita»: rimuove rifiuti dalle strade della Capitale in continua emergenza immondizia accettando “solo offerte volontarie”. E poi c’è il signor Renato M., imprenditore del Napoletano che malgrado le difficoltà non è caduto né nella rete dei “cravattari” né nella trappola della corruzione e della truffa ai danni dello Stato, e ancora Giuseppe Costagliola da Scampia, che per amore del figlio Mario ha svoltato sulla retta via al bivio della devianza criminale, e Graziano Raffaele, tassista onesto con licenza e tanto amore per la città, che antepone l’onore al profitto...

C’è molta Napoli, e tanto Sud, nel libro di Milvia Spadi Fai un fischio. Storie dell’altra Italia (Mincione Edizioni. pp. 135, euro 13), una sapida raccolta di 25 ritratti che come altrettante istantanee documentano i volti, i gesti, i pensieri di un Paese altrimenti invisibile e nascosto, in quanto minoranza eticamente determinata in un contesto più vistoso di furbi, furbastri e furbetti del quartierino, e non solo. Nelle storie raccolte da Spadi – fine germanista, saggista, traduttrice e giornalista Rai specializzata in inchieste e servizi per il Giornale Radio – emerge così un altro mondo possibile, motore di buone pratiche e grandi passioni contrapposte alla “piccole virtù”, ai compromessi e alle “passioni tristi”: il mondo solidale di Anna Pennisi, volontaria nel sociale nel quartiere Librino di Catania; il mondo responsabile di Salvatore Lupo, pescatore di Capo Passero con il sale nel sangue e la pietas in cuore, che ha pagato con l’emarginazione la sua denuncia della strage di Portopalo nel Mediterraneo; il mondo a rischio incolumità dell’imprenditore di Lamezia Terme Roberto Molinaro, che si è ribellato ai soprusi della ‘ndrangheta, quello della maestra montessoriana Anna a Ostia Lido e quello di “Silvia”, funzionaria della pubblica amministrazione che ha detto no all’indecenza della corruzione.

Con loro, in queste pagine asciutte, venate di ironia e colti riferimenti, scorrono  le vite precarie di tanti, ignoti ai più, che con coraggio, determinazione e - spesso - in assoluta solitudine scelgono di percorrere il cammino dell’esistenza in direzione ostinata e contraria: chi per avere finalmente giustizia, come Rita, vedova di Natalino Deriu, operaio del Petrolchimico di Porto Torres; chi per sbarcare onestamente il lunario dopo anni di studi, sforzi e sacrifici (è il caso dei giovani ricercatori); chi ancora per difendere i più deboli e chi per fare – semplicemente – al meglio e con onestà il proprio lavoro. In campo sanitario, educativo, o tra le forze dell’ordine (come Manfredi, poliziotto in quella Sicilia che gli ha ucciso il padre, Paolo Borsellino). E quando Milvia Spadi si aggira nei meandri labirintici come gironi infernali di Procure, Tribunali, Palazzi di Giustizia, la sua scrittura già giornalisticamente sorvegliata si fa letteraria, descrivendo dettagli che dall’oggettività degli spazi rinviano a potenti (e simboliche) risonanze interiori.

Come quelle evocate dal whistleblower che dà il titolo al libro: termine inglese che significa «soffiare nel fischietto» e vale per arbitri, vigili, sorveglianti ma, per estensione, anche per chi all’interno di un’azienda denuncia ammanchi, ruberie e utilizzo di beni e denaro pubblico per interessi privati. Proprio come il protagonista della storia «Fai un fischio», Andrea Franzoso, “il disobbediente”: uno che dice, lapidariamente e a testa alta, «c’è un prezzo da pagare se non si vuole avere un prezzo», e completa così questo librino-catalogo di virtù civili minacciate di estinzione. Un campionario di varia umanità affollato di eroi involontari ma non inconsapevoli: come la sapiente Adele la verdumaia, mani consumate dal lavoro ma cervello fino e cuore grande in sintonia con l’umanità, che a Roma dispensa pillole di saggezza, controinformazione e corresponsabilità.

Non stupisce pertanto che il libro di Milvia Spadi (ulteriore corollario di encomiabile impegno civile, in-formativo e sociale) sia stato scelto per la pubblicazione, tra tanti, dagli studenti del liceo Bertrand Russell di Roma partecipanti a un concreto progetto di alternanza scuola-lavoro proposto dall’editrice. «Il nostro gruppo – questa è la motivazione - ha scelto questo manoscritto che racconta storie di vita e di professioni che non cedono alle avances dell’eterno candidato al potere corrotto perché mostra la passione dell'autrice per il suo mestiere di giornalista che trapela dalle storie proposte, dove azioni altrove normali, in Italia diventano imprese eroiche».

Già. Perché i ragazzi, critici severi perché privi di sovrastrutture (e ipocrisie) degli adulti, hanno saputo cogliere l’empatia di una "infoetica" di cui questo librino è portatore. E colpisce, infine, l’amore dell’autrice per Napoli e per il Mezzogiorno, a suo avviso ultimi presìdi di umanizzazione del Paese: non a caso, l’incipit ricorda la Resistenza, con il capoluogo partenopeo (medaglia d’oro al valor militare) tra le prima città europee a insorgere contro l’occupazione tedesca e il potere nazifascista. E il passaggio all’attuale resilienza della “controsocietà degli onesti” narrato in queste pagine, allora, più che inevitabile diventa - di questi tempi - necessario.   
 
 
 
Lunedì 18 Giugno 2018, 10:20 - Ultimo aggiornamento: 18-06-2018 10:20
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