Modello Catacombe di Napoli: cultura e sociale (s)muovono il Sud, alla Sanità tre giorni di confronto

Venerdì 15 Novembre 2019 di Donatella Trotta
La cultura come risorsa. Capace di irradiare sviluppo e promuovere coesione sociale. Attraverso sinergie tra pubblico e privato, Chiesa e Terzo settore, istituzioni (laiche, religiose) e associazionismo generative di modelli di policy incentrati su buone pratiche che Giulio Marcon chiama le «utopie del ben fare». Il “caso” Sanità è diventato, negli anni, paradigma di una rinascita urbana non ridotta a mero slogan, ma incarnata in esempi concreti di riscatto sociale, rigenerazione ambientale, innovative start up che hanno dato vita a un fiorire di cooperative imprenditoriali giovanili e altre esperienze virtuose in un territorio altrimenti relegato, quando non “condannato”, negli stereotipi disfattisti di una irrimediabile (e irredimibile) illegalità diffusa. E invece. È bastata la caparbietà visionaria di un parroco illuminato come don Antonio Loffredo, uomo di chiesa ma anche d’azione, che ha scommesso sui ragazzi del quartiere (come racconta nel suo bel libro Noi del rione Sanità, Mondadori), per tessere una rete straordinaria e operosa di iniziative di riqualificazione e relazioni significative, che a partire dalla coscientizzazione dei residenti sul valore della bellezza (e della sua accessibilità) ha avviato un cantiere aperto al futuro e costantemente al lavoro, nel cuore autentico di Napoli. «Il bello inteso come arte è di tutti, come scritto nella Costituzione. E noi lo facciamo vivere» è il motto di Don Antonio e dei suoi ragazzi.

Parte da queste premesse una tre giorni che da domenica 24 novembre, fino a lunedì 26, si interrogherà sul “modello Catacombe Napoli” a 50 anni dalla loro apertura e a dieci dalla loro rinascita, proprio grazie all’operosità di un gruppo via via sempre più esteso di uomini e donne di buona volontà che hanno saputo trasformare la ghettizzazione di un’intera area urbana ricca di tesori d’arte, cultura, archeologia, architettura e spiritualità in un vero e proprio polo di attrazione non soltanto per tutta la città, ma anche per il turismo nazionale e internazionale. L’iniziativa – declinata in eventi, incontri convegnistici, workshop legati dal filo del confronto – si intitola appunto «Cultura e sociale muovono il Sud» ed è non a caso promossa dalla Fondazione Comunità di san Gennaro e dalla Fondazione Con il Sud, in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli Federico II e l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e con il patrocinio di Archeologia Viva, per realizzare un momento  riflessione e bilancio sui 10 anni di attività della cooperativa La Paranza e per valutare la replicabilità del modello - positivamente sperimentato nel Rione Sanità - della valorizzazione delle Catacombe di San Gennaro e di San Gaudioso. Il decennale dell’avvio delle attività de La Paranza coincide, tra l’altro, anche con la ricorrenza dei 50 anni dell’apertura delle Catacombe di San Gennaro: diventando così spunto per riflettere sulle altre esperienze virtuose del Paese, in cammino «verso l’economia di Francesco», come recita il sottotitolo della manifestazione. Ovvero, quella “economia civile” che nella scia di Antonio Genovesi annovera ormai tanti autorevoli esponenti, esperti e studiosi: come Alessandra Smerilli (docente di Economia alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione Auxilium) e Luigino Bruni (professore ordinario di Economia politica alla Lumsa di Roma, promotore e co-fondatore della SEC, Scuola di Economia civile, nonché protagonista di una rubrica su Tv2000 dal titolo «Benedetta economia»), che dialogheranno, martedì 26 novembre alle ore 11 nella Basilica di San Gennaro Extra Moenia, con Renato Briganti (docente di Diritto pubblico presso il Dipartimento di Economia dell’università di Napoli “Federico II”).

«L’Italia – sottolineano gli organizzatori - vanta un patrimonio storico artistico e paesaggistico dal valore inestimabile e di impossibile quantificazione. Numerosi sono i beni immobili e fondiari inutilizzati che, abbandonati o costretti ad una gestione lenta e farraginosa, finiscono per trasformarsi in un peso per l’Ente proprietario. La valorizzazione dal basso di tali beni ha permesso lo sviluppo di territori spesso abbandonati e la riscoperta di una corresponsabilità tra Stato, Chiesa e privati in virtù dell’esigenza di rispondere con prontezza ai bisogni della comunità». Ed è proprio sulla base di questa consapevolezza che la Fondazione Con il Sud ha promosso, negli ultimi anni, alcuni bandi storico-artistici e culturali con lo scopo di generare un meccanismo di “fiducia di comunità”, chiedendo ad amministratori e proprietari di “aprire” i beni al maggior numero possibile di proposte di valorizzazione da parte del Terzo settore. Di qui il convegno del 25 e 26 novembre, che nasce dal bisogno di individuare nelle esperienze di successo del Sud Italia i tratti comuni che permettano di gettare le basi per la costruzione di un modello positivo e replicabile, nella consapevolezza che “cultura” e “sociale” siano, insieme, importanti leve per il cambiamento e la trasformazione in meglio dei territori.

Non solo. Fedele Ad una “mission” che coniuga cultura, arte e integrazione, l’iniziativa dislocata in diversi siti della Sanità parte domenica 24 novembre alle ore 21 con la proiezione de «Il Sindaco del Rione Sanità»: l’ultimo film del regista Mario Martone, che interverrà con la sceneggiatrice Ippolita di Majo e l’attore Francesco Di Leva all’evento, ospitato nella Basilica di Santa Maria della Sanità (ingresso libero su prenotazione: info culturaesociale@fondazionesangennaro.org). Lunedì 25, a partire dalle ore 9.30, il programma entra nel vivo: dopo i saluti di apertura di Pasquale Calemme (Fondazione San Gennaro), Carlo Borgomeo (Fondazione Con il Sud) e del cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, parte il confronto moderato dal giornalista e regista Rai Luca Rosini su due temi: la mattina, dalle ore 11 (nella sede della Basilica di San Gennaro Extra Moenia) di parlerà di «Ridare vita al patrimonio culturale: una sfida educativa, pastorale, sociale ed economica», con i contributi di Andrea Carandini, Presidente del Fai (L’archeologia e la forza del contesto); di Michelangelo Russo, Direttore del Dipartimento di architettura della Federico II (L’architettura); di Stefano Consiglio, Direttore del Dipartimento  di Scienze Sociali alla Federico II (L’impatto sociale); di Francesco Izzo (Direttore del Dipartimento di Economia dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli (L’impatto economico) e di Giuliano Volpe, Ordinario di Archeologia all’università degli Studi di Foggia (Il patrimonio culturale gestito dal basso). 

Alla ripresa dei lavori, dalle ore 14.30 sempre nella Basilica di San Gennaro, ci si confronterà su «DiArc: Dialuohi una porta per la Sanità». Introdotti dall’ex Soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici di Napoli, Luciano Garella, interverranno il parroco Antonio Loffredo con la Pastora della chiesa luterana di Napoli Kirsten Thiele; Nicola Flora (DiArc) e Luigi La Rocca della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per il comune di Napoli, con i contributi di Paola Scala, Gianluigi Fredda, Francesca Iarrusso, Domenico Rapuano e Gioconda Cafiero del DiArc Napoli Federico II, mentre, alla stessa ora (e il mattino seguente a partire dalle ore 9) negli Ipogei della Basilica di Capodimonte partiranno le due sessioni di confronto di quattro ore ciascuna tra esponenti del Terzo settore, dal titolo «I poeti sociali si incontrano». Un’occasione preziosa di visibilità e scambio, volta non soltanto alla discussione su criticità e zone d’ombra di un impegno faticoso e generoso, ma anche alla stesura finale di un documento di proposta da presentare alle istituzioni.  Alle ore 21 di lunedì 25, infine, presentazione dei vincitori del Premio giornalistico nazionale under 35Luciano Donelli”, presieduta dal ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora e accompagnata dall’Orchestra giovanile Sanitansamble diretta dal M° Paolo Acunzo. A testimonianza di quanti frutti si possano raccogliere scegliendo di investire nei più giovani, ossia nel futuro del Paese. Contrastando, con tenacia e determinazione, non soltanto la povertà educativa, ma anche quel cancro delle coscienze che si chiama rassegnazione, disincanto e indifferenza: facile terreno per le metastasi del degrado sociale e degli appetiti della criminalità organizzata, che distrugge individui e comunità sane.Ultimo aggiornamento: 16 Novembre, 18:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA