Pianeta Pandemia, a Matera mostra ed eventi a cura del Museo Arti Sanitarie Napoli

Martedì 8 Giugno 2021 di Donatella Trotta
Pianeta Pandemia, a Matera mostra ed eventi a cura del Museo Arti Sanitarie Napoli

Lebbra. Peste. Colera. Malaria. Vaiolo. Poliomelite. Tbc. E ancora, influenza spagnola, aviaria, suina, Bse (encefalopatia spongiforme bovina, alias morbo della “mucca pazza”). E poi Ebola, Aids, sifilide, Sars. La storia dell’umanità è segnata da epidemie. Dalla notte dei tempi. Ed è una storia che si accompagna anche alla incessante ricerca di vaccini per debellare le temibili malattie infettive che ciclicamente irrompono, minacciando i viventi. La pandemia da Covid-19 non è la prima, né sarà l’ultima sfida emergenziale con cui confrontarsi: ma uno sguardo diacronico può aiutare, e non poco, ad accrescere la consapevolezza collettiva di un cammino che, per quanto duro, ha sempre saputo trovare vie d’uscita dai tunnel della storia. Soprattutto quando si è saputo coniugare, per usare un gioco di parole inglese, il verbo to cure con il verbo to care: ovvero, il “curare” con il “prendersi cura”, l’”avere a cuore”.

Connubio oggi particolarmente significativo, questo, in tempi di interdipendenza e globalizzazione in cui la salvaguardia del pianeta ha molto a che fare con la salute umana, almeno secondo la definizione che ne dà l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità: come «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale». Perché anche il concetto di ambiente, come le pandemie, ha avuto la sua evoluzione e ora, indica la rete di relazioni tra le comunità viventi – compreso l’uomo – e l’ambiente fisico, rendendo così inscindibile il nesso ambiente/salute. Assume perciò un particolare significato una mostra, promossa dal Museo delle Arti Sanitarie e Storia della Medicina di Napoli (ubicato nel Complesso dell’Ospedale degli Incurabili dell’ASL Napoli1 Centro), dal titolo «Pianeta Pandemia. Storie di epidemie e vaccini», che aprirà i battenti dall’8 giugno al 5 settembre 2021 a Matera, nelle sale del polo espositivo “Ex ospedale San Rocco”, in piazza San Giovanni Battista della città dei Sassi, che riapre al pubblico dopo un lungo periodo di sospensione imposto dall’emergenza Covid, grazie alla disponibilità della Direzione Regionale Musei Basilicata.

«A Matera il disagio sociale e i Sassi sono diventati la storia e il simbolo di una comunità colpita dalle pene della fame e della malattia, che non hanno risparmiato questa terra», spiega con la consueta passione il medico Gennaro Rispoli, chirurgo e storico della Medicina, direttore e anima del Museo delle Arti Sanitarie di Napoli che custodisce oltre 27mila cimeli parte dei quali arricchiranno il percorso espositivo lucano in continuità ideale e progettuale con la mostra «Scienza Carità Arte negli antichi Ospedali d’Italia», realizzata nel 2019 nei medesimi spazi espositivi. Si tratta di un affascinante viaggio tra oltre 300 oggetti, rari e curiosi, che immergono il visitatore nell’atmosfera delle più terribili epidemie del passato illustrate da oltre cento pannelli didascalici che – dal II millennio a.C. ai nostri giorni – raccontano l’emergere di malattie infettive divenute, a tratti, epidemie diffuse.

 «Nel percorso – continua Rispoli – si ricorderanno fra il resto il medico Rocco Mazzarone, che ha scritto pagine memorabili su malattie e società civile, e Carlo Levi che nel suo libro Cristo si è fermato ad Eboli ci ha fatto conoscere uno spaccato importante di questa realtà. In mostra vi sarà anche un pannello espositivo raffigurante bambini che negli anni ’40 del Novecento chiedevano ai forestieri, anziché caramelle, chinino come rimedio alla malaria che con la tubercolosi e la Spagnola affliggeva la loro comunità». L’esposizione, realizzata grazie al contributo della Regione Basilicata e di Novartis, principale sponsor – nell’ambito del suo programma «Scienza da vivere», frutto della collaborazione con il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Università e Ricerca –, con il supporto di Nabacom, SvasBiosana, Ambimed, Maya Pharma, e dell’Azienda Matera 90 S.r.l.,  presenta anche fedi, ovvero patenti di sanità, che consentivano ai marinai di viaggiare a condizione che non avessero contratto peste o colera. Dalla metà del ‘700, le fedi (un po’ come avverrà con il pass vaccinale, la card che consentirà di viaggiare in epoca di Covid) divennero una prassi costante di controllo sanitario. In mostra, pure documenti di sanità che consentivano alle navi con a bordo merci di poter viaggiare e attraccare di porto in porto.

Non solo. Il racconto storico-scientifico di Pianeta Pandemia sarà veicolato da immagini suggestive, documenti, libri, oggetti scientifici, filmati; una ricca collezione di “pastori” presepiali, portatori di malattie epidemiche e dei “guaritori” del passato, stimolerà poi con realismo artistico la curiosità del visitatore, alla scoperta della storia della lotta contro le infezioni. Non mancano poi pannelli specificamente dedicati alla storia della vaccinazione, quasi una mostra nella mostra: questa sezione riporta l’originale esperienza che il Museo delle Arti Sanitarie ha realizzato insieme con l’ASL Napoli1 Centro nei centri vaccinali napoletani, con l’intento di correlare la riflessione storico-scientifica al gesto di prevenzione medica. Il progetto è poi stato accolto da altre Aziende Sanitarie in altre regioni, arricchendo così il percorso sulla storia italiana dei vaccini: dal XVIII secolo la storia epidemica ha subito un sostanziale mutamento grazie alla scoperta ed applicazione della pratica vaccinale. Così, nell'arco di due secoli di storia, tra salti in avanti e battute d'arresto, tra voci favorevoli e contrari all'uso del vaccino, il cammino della medicina ha conquistato importanti risultati: l'eradicazione del vaiolo, la quasi totale scomparsa della poliomielite, l'argine posto a malattie terribili come l’Ebola.

Ne sapeva qualcosa Lady Mary Wortley Montagu, intraprendente, poliglotta e raffinata gentildonna moglie dell’ambasciatore inglese a Costantinopoli, la quale diffuse nella Londra settecentesca la pratica di immunizzazione dal virus letale del vaiolo infettandosi preventivamente con una dose attenuata del morbo (pratica da lei stessa coraggiosamente sperimentata su di sé e sul suo bambino, e appresa durante il suo soggiorno in Turchia): lo racconta un bel libro di Maria Teresa Giaveri, Lady Montagu e il dragomanno. Viaggio avventuroso alle origini dei vaccini (Neri Pozza 2021), mentre in mostra lo attestano anche documenti sui primi inoculatori del vaccino antivaiolo che rivelano come la città di Napoli sia stata tra le prime in Italia, all’inizio dell’800, insieme a Piombino e a Firenze, a istituire la pratica della vaccinazione antivaiolo che fu portata avanti da Troia e Galbiati, uno dei quali chirurgo proprio all’Ospedale degli Incurabili.

Primato che fa il paio con l’essere stata, Napoli, anche la culla dell’omeopatia in Italia e non solo, come ha ricostruito la compianta Vega Martorano Palombi, già presidente dell'APO (Associazione Pzienti Omeopatici) in un libro documentario a sua cura: Napoli e la nascita dell’omeopatia in Italia. 1822 (Le stagioni d’Italia 2017); quanto al vaiolo, l’inoculazione del vaccino fu praticata a Firenze sugli “esposti”, ossia i trovatelli ricoverati all’Ospedale degli Innocenti e, a Napoli, sui bambini che erano accolti nel Reale Albergo dei Poveri. Ma quest’opera di diffusione capillare interessò non solo Napoli ma anche Puglia e Lucania, che erano parte del Regno. Un ruolo importante di collaborazione sarà svolto, nel percorso espositivo, dal Corpo Volontario della Croce Rossa Militare Italiana, che supporta la sezione di sanità militare dedicata a Ferdinando Palasciano nel Museo delle Arti Sanitarie. Alla Croce Rossa è infatti affidato l’allestimento della sezione della mostra dedicata alla storia dell’assistenza delle malattie sociali del secolo scorso: malaria, tubercolosi e “spagnola”.

Questa sezione riporta l’originale esperienza che il Museo delle Arti Sanitarie ha realizzato insieme con l’ASL Napoli1 Centro nei centri vaccinali napoletani: con l’intento, spiega una nota, «di correlare la riflessione storico-scientifica al gesto di prevenzione medica». Il progetto è poi stato non a caso accolto da altre Aziende Sanitarie in altre regioni, arricchendo così il percorso sulla storia italiana dei vaccini: dal XVIII secolo la storia epidemica ha così subito un sostanziale mutamento, con buona pace dei No Vax, proprio grazie alla scoperta ed applicazione della pratica vaccinale. Nell’arco di due secoli di storia, tra salti in avanti e battute d'arresto, tra voci favorevoli e contrari all'uso del vaccino, il cammino della medicina ha conquistato – come racconta questa mostra – importanti risultati: l’eradicazione del vaiolo, la quasi totale scomparsa della poliomielite, l’argine posto a malattie devastanti come l’Ebola. Il 27 giugno è previsto un evento di inaugurazione con i rappresentanti delle istituzioni, al quale seguirà il concerto dei sessanta orchestrali della Banda del Corpo Volontario Militare della Croce Rossa Italiana, che eseguirà un repertorio classico. Per l’occasione interverranno diversi esperti che nelle loro relazioni comunicheranno consapevolezza e cultura scientifica.

A completare questo supplemento di informazione e divulgazione medico-scientifica, anche un volume che raccoglie i percorsi sulla storia delle epidemie e delle vaccinazioni, corredato dalle immagini della mostra: «Il progetto espositivo – conclude Rispoli – nasce dalla profonda convinzione che la conoscenza e divulgazione della storia medico-sanitaria possa contribuire a creare nel pubblico maggiore consapevolezza e una diffusa e accresciuta fiducia nell'opportunità della pratica vaccinale e delle misure di prevenzione. Faticosamente, ma sicuramente, anche l’attuale emergenza sanitaria diventerà storia passata». Speriamo. L’iniziativa napoletana in trasferta a Matera prevede, infine, eventi collaterali all’esposizione in presenza e webinar: presentazioni di libri, conferenze sul tema delle malattie infettive, sull’etica, su diritto e obbligo vaccinale, sulle nuove proposte architettoniche dettate dalla recente pandemia, sugli effetti psicologici della quarantena, del distanziamento sociale e sulla comunicazione delle epidemie: dai cronisti del passato ai media attuali.

L’evento è patrocinato da: Regione Campania, ASL Napoli 1 Centro, Provincia di Matera, Comune di Matera, Ordine Dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Napoli, FNOMCeO, Ordine dei Medici di Matera e Ordine dei Farmacisti della Provincia di Matera, ASM(Azienda Sanitaria Matera) e PAM (Parliamentary Assembly of the Mediterranean) e coinvolge il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, l’ACOI (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani), l’ACOSI (Associazione Culturale Ospedali Storici Italiani), l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria di Roma e Accademia Italiana di Storia della Farmacia. Ingresso alla mostra libero e gratuito, ma contingentato secondo le restrizioni anti Covid. Orari di apertura: da lunedì a domenica, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 16:30 alle 20:30. Info: Museo Arti Sanitarie tel. 081 440647 - info@ilfarodippocrate.it.

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