Quando Cangiullo litigò con Bracco e Serao: nuova acquisizione esclusiva della «Tucci»

di Donatella Trotta

Ha compiuto da poco novant’anni ma la sua verve, la grinta e le energie restano quelle di un giovane animato da intatta passione e curiosità intellettuale, operosità infaticabile ed efficienza stupefacente. Non stupisce dunque che Salvatore Maffei, presidente dell’Emeroteca-Biblioteca «Vincenzo Tucci», giornalista di rango e “segugio” avvezzo a mettere a segno numerosi scoop storici, abbia “fiutato” sul mercato dell’antiquariato librario una ennesima chicca che va ad arricchire la già corposa collezione di materiali rari o addirittura – come in questo caso – in esclusiva. Il titolo della pubblicazione acquisita dalla «Tucci» è alquanto singolare e sconosciuto ai più: «Non c’è». Ma la fama del suo autore – Francesco Cangiullo, considerato il re dei futuristi made in Naples - e le sapide storie partenopee che accompagnano questo suo libro (una commedia in tre atti mai rappresentata in teatro e stampata a Napoli nel 1909, nella tipografia Vitale in via Nilo 32) meritano di essere raccontate ai nostri lettori, così come le narra con entusiasmo (e malcelata soddisfazione) lo stesso Maffei, responsabile del significativo ritrovamento e acquisto.

«La pubblicazione – chiarisce subito il Presidente della “Tucci” - manca a tutte le biblioteche italiane, come può vedersi dall’Opac Sbn del Ministero dei Beni Culturali, e non è posseduta neppure dalla British Library, nel cui catalogo on line otto/novecentesco si trovano talvolta titoli di monografie e periodici italiani sconosciuti in Italia e doverosamente acquisiti dall’istituzione britannica, che collezionava tutti i testi pubblicati nelle grandi capitali europee: tra le quali, appunto, Napoli». Ma i retroscena di questa commedia che “non c’è” mai stata sulle scene sono gustosi. Innanzitutto, il testo fu causa, stando ai racconti del documentatissimo Maffei, «di un’arrabbiatura furibonda di Cangiullo con Bracco e la Serao». La fonte? Maffei non ne fa mistero: sono le varie pagine scritte, ventotto anni fa, da Matteo D’Ambrosio, uno dei maggiori esperti mondiali di futurismo, in un suo corposo saggio sulle origini e gli sviluppi del futurismo a Napoli, dal titolo Nuove verità crudeli. «Lo studioso, allora ancora docente di critica letteraria alla “Federico II” – ricorda Maffei - aveva potuto avere in visione dagli eredi di Diego Petriccione la copia dedicata da Cangiullo a Roberto Bracco il noto poeta, giornalista e drammaturgo napoletano. E nel suo saggio di quasi seicento pagine D’Ambrosio racconta così che, due anni dopo aver inutilmente tentato di dare alle scene il suo lavoro teatrale, Cangiullo aveva pubblicato un pamphlet con la seguente copertina: “Non c’è / Roberto Bracco e Matilde Serao / Arguto ed umoristico opuscoletto di Francesco Cangiullo”, messo in vendita presso le edicole al costo di 15 centesimi».

Non solo. Il pamphlet conteneva, fra il resto, la lettera di risposta di Roberto Bracco a una richiesta di aiuto teatrale: «Egregio e caro Cangiullo, chiedetemi la vita, ma non mi chiedete lettere di raccomandazioni o di presentazioni per capocomici. Ne ho sempre fatte poche. Ora non ne faccio più…», si sottraeva con la consueta eleganza Bracco. Di più. Lunga e divertente, continua Maffei, era poi secondo quella autorevole fonte la ricostruzione di una doppia visita di Cangiullo a Matilde Serao presso la redazione del quotidiano «Il Giorno», da lei fondato nel 1904 e diretto fino alla morte nel 1927. La prima volta la giornalista-scrittrice, confessando di non avere avuto il tempo di leggere la commedia, gli aveva infatti chiesto di tornare dopo sette giorni. La seconda volta, sorpresa mentre stava per recarsi a un ricevimento, aveva delegato Daniele Oberto Marrama, critico teatrale del suo giornale, per aiutare Cangiullo («raccomandare un autore al critico - commentava puntuto e piccato il giovane commediografo - è come raccomandare le pecore al lupo»).  Ma il critico delegato aveva, a sua volta, dichiarato di non conoscere le persone giuste, cercando allora di convincere Cangiullo a rivolgersi a Pio De Flavis, critico supplente. Ottenendo infine, come meritata risposta, che l’altro invocasse ironicamente una raccomandazione fatta dall’usciere del giornale, prima di sbattere l’uscio e togliere il disturbo…

Le vie dell’arte sono impervie, si sa, e sono sempre state costellate di episodi similari. E la storia (invero molto teatrale) di «Non c’è» lo dimostra: ma non ci sarebbe mai stata davvero, se Maffei non avesse attivato il prestigioso acquisto della pubblicazione esclusiva presso l’antiquario Ivo Ferraguti di Parma, di cui anni fa i giornali si erano occupati quando, dribblando autorevoli acquirenti emiliani, egli aveva ceduto sempre alla fedele «Tucci» la rara copia di una rivista francese illustrata artisticamente, ideata e diretta da Jean Cocteau. Un capolavoro nella grafica, anche questo con un titolo telegrafico: «Le Mot». Ovvero, la Parola. E scusate se è poco.
Sabato 8 Settembre 2018, 11:38
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