Tognolini, «rime rimedio» e indovinelli in versi per curarsi (e giocare) con la poesia

Domenica 12 Aprile 2020 di DONATELLA TROTTA
La poesia non è di chi la scrive, ma di chi ne ha bisogno, recita un verso di Pablo Neruda. Lo sa molto bene Bruno Tognolini, autore tra i più amati della letteratura per l’infanzia, pluripremiato poeta e scrittore per bambini che ama definirsi “per tutti”. Esploratore dell’esistenza - nell’accezione con cui Milan Kundera connota il romanziere - Tognolini è un grande affabulatore, che dello sconfinamento continuo tra generi e mondi diversi ha fatto la sua cifra stilistica. Ma al di là delle sceneggiature teatrali, delle canzoni, dei fortunati testi per la tv (per “L’albero azzurro” e la “Melevisione”), dei racconti e dei romanzi di notevole originalità e forza (si pensi al visionario Lunamoonda, o allo struggente Il giardino dei musi eterni, per fare solo due esempi entrambi editi da Salani), è soprattutto nella dimensione delle filastrocche che Tognolini ama realizzare incantamenti. Da funambolo delle parole capace di affascinare grandi e bambini con eguale intensità.

In questi tempi di quarantena, potete farne esperienza con i vostri bambini leggendo le ultime due pirotecniche raccolte poetiche di Tognolini: la prima, Rime indovinelle (Gallucci editore, con illustrazioni di Marco Lorenzetti), raccoglie arguti versi in rima che non giocano soltanto con la lingua, ma hanno anche la funzione maieutica di aguzzare l’ingegno per trovare la soluzione ai quiz annidati nelle filastrocche da completare trovando la rima dell’ultimo verso, che è anche la soluzione dell’enigma: non sempre facile o scontato. Il che rende più avvincente il gioco, meglio se condiviso in famiglia, in una sorta di divertente e coinvolgente gara di abilità che, senza parere, aiuta i più piccoli a familiarizzare con la poesia, il lessico, il ritmo e la musicalità della lingua e le associazioni di idee, indispensabili per attivare il pensiero divergente. Un libro insomma tanto piacevole quanto utile.

«Le poesie possono essere medicamenti, o perlomeno lenimenti, lo son sempre state. Ma sempre solo in forme incerte, sibilline», spiega poi l’autore in Rime rimedio (Salani, illustrazione di copertina di Giulia Orecchia), libro prezioso di poesie “d’occasione” in quanto composto, come chiarisce il sottotitolo, da «Cinquanta filastrocche chieste dai grandi per i bambini che hanno accanto, o dentro»: quasi un manifesto della poetica di Tognolini, molto attento al filo diretto del dialogo con i suoi lettori, che siano adulti e bambini (o adultibambini, come direbbe Mario Lodi), in una corrispondenza d’amorosi versi che, in questo caso, abbraccia un ampio spettro di situazioni, sentimenti ed esigenze vissuti da una comunità educante nel suo complesso. In tale ottica, aggiunge l’autore stesso, le poesie – come le formule magiche, o gli scongiuri, o i detti popolari – hanno sempre avuto un sottile potere terapeutico: fosse pure “effetto Placebo”, dal gioco scaramantico all’azzardo poetico che, sospendendo l’incredulità «apre le porte al gioco, alla leggerezza, e infine al conforto», Tognolini le configura, ironicamente, così: «Più “buona medicina” sciamanica che Big Pharma. Più “Stupeficium” che posologia. Più tisane di erbe che antibiotici».

Qualche esempio? Per il dilagare insostenibile di parole e gesti ostili, sui social e non solo, il poeta propone la convincente Rima degli atti gentili, che sin dall’incipit offre alternative all’odio e alla paura («Siate gentili, tornate umani/ Parlate piano, ridete molto/ Accarezzate con le stesse mani (L’anima e il volto…»); per placare l’ansia di un bimbo etichettato come dislessico, Tognolini scrive l’ironica Marcetta dei dis-dis, aperta alla speranza finale: «Troveremo l’uscita/ Nel fiume della vita/ Guarita o non guarita/ La ferita passerà»; e per chi vive il trauma di madre e padre divisi, ecco la Rima dei genitori separati, che a un certo punto chiarisce: «E mentre gli anni girano/ ti accorgerai che è vero/ I grandi si dividono/ Ma tu rimani intero // Intero fra i ricatti/ Fra le ragioni e i torti/ I grandi sono matti/ Ma i bambini sono forti».

Ce n’è davvero per tutti: brave maestre, biblioteche e bibliotecarie, bambini in crescita, «trasparenti» e «feriti dal mondo», nonne altalenanti per l’Alzheimer e neonati, e poi diari e ornitorinchi, compleanni e inappetenze, sentimenti neri e ritorni dei bambini della nostalgia, epitaffi per lettrici di storie (come Vera Sighinolfi) e invettive in difesa dei teatranti, rime riciclone e delle cose rotte, dei sogni nel cassetto e delle parole non dette, del diritto a non farcela, dell’errore sbagliato ma anche di benvenuto e di speranza... Annidata tra questi componimenti, anche una poesia di eloquente impegno civile se non politico, «scritta senza richiesta, di mia testa» (come rivela a sorpresa l’autore nelle didascalie finali in appendice). Si intitola Rima dissidente ed è anche un significativo autoritratto in filastrocca del poeta, che così scrive nelle due quartine conclusive: «Perché non siamo identici/ Siamo rondini e dentici/ Siamo camaleontici/ Diversi da noi stessi.// Non son mai stato identico/ Non sono uguale a niente/ Io sono disidentico/ Io sono dissidente». Già: dissidente come il  gioco che ha messo in moto questo libro: quarta tappa di una tetralogia che comprende le precedenti efficaci raccolte di filastrocche Rima rimani (2002), Rime di rabbia (longseller di appassionanti invettive del 2010), e i versi scritti «per qualcosa o qualcuno che poi girano il mondo per tutti» (Rime raminghe, 2011, tutti editi da Salani).

Ma qui si va oltre. Alla ricerca di un senso anche laddove sembrerebbe non esserci. E allora, il gioco lieve di Tognolini si fa serio, malgrado i «lampanti motivi di tiritera, di oracolare glossolalia» sottesi al suo incessante poetare. Perché anche se le sue filastrocche, sottolinea infine, «son solo sante canzonette, scongiuri e rosari, litanie e imprecazioni», son proprio quelle - le poesie - in fondo, «le stesse che da millenni ci aiutano a vivere». © RIPRODUZIONE RISERVATA