Tra mostra e libri la letteratura resistente rende omaggio a Tiziano Terzani fotografo, scrittore e viaggiatore

di Donatella Trotta

Un grande viaggiatore, che ha intrecciato passioni e curiosità professionali con una personalissima ricerca spirituale. Un esploratore dell’esistenza che ha allenato il suo sguardo sulle vie della scrittura come della fotografia, per raccontare il mondo da testimone militante: a quattordici anni dalla scomparsa, Tiziano Terzani - giornalista, fotografo, scrittore dal taglio antropologico - torna a far parlare di sé con una mostra e un libro di inediti che aprirà, l’8 settembre a Pitigliano (Grosseto), la diciassettesima edizione del «Festival internazionale della letteratura resistente», rassegna indipendente promossa da Marcello Baraghini nel suo spazio-libreria Strade Bianche di Stampa Alternativa in via Zuccarelli 25. Tema del Festival, «Il problema è culturale», battuta di Claudio Felici che ha ispirato gli appuntamenti in programma.

E sarà Angela Terzani Staude, vedova dello scrittore toscano, ad aprire sabato 8 settembre alle 10.30, nella sede di Strade Bianche, la manifestazione inaugurando una mostra fotografica su Tiziano Terzani (aperta al pubblico fino al 23 settembre) di Vincenzo Cottinelli, suo amico, fotografo e “complice” collega, che per l’occasione presenta anche il suo catalogo dal titolo Penna e pellicola: Tiziano Terzani e la fotografia, note e testimonianze, nella collana di Stampa Alternativa “I Nuovi Bianciardini”, che per gentile concessione della casa editrice Longanesi e di moglie e figli dello scrittore (Angela, Folco e Saskia) pubblica anche altri quattro significativi titoli di Tiziano Terzani.

Si tratta dei libriccini Apartheid (testi scelti da Rapporto dal Sud Africa, Natale negro, Astrolabio 1966, anno in cui Terzani fu inviato in Sud Africa come giornalista e fotografo e dove scriverà oltre ottanta articoli); di Lenin Allah, testi scelti da Buonanotte, signor Lenin, Longanesi 1992 e relativi a quando il 19 agosto 1991 Terzani si trovava lungo il fiume Amur con altri giornalisti e, sentendo per radio la notizia del colpo di Stato, partì alla volta del Tagikistan attraversando nove Repubbliche Sovietiche e prevedendo, mentre assisteva all’abbattimento della astatua di Lenin al grido di «Allah è grande», la futura crescita dell’integralismo islamico); e ancora, di India, testi scelti da Un’idea di destino, Longanesi 2014, in cui lo scrittore, dopo la diagnosi del suo cancro nel 1999, iniziò a viaggiare per raccontare tra meditazione e terapie alternative il mondo parallelo di una umanità malata e in cura; e infine, del lucidamente profetico America, con testi tratti da In America, in uscita quest'anno per Longanesi: nel 1967, Terzani si trova negli Usa per una borsa di studio alla Columbia University; vive e racconta le contestazioni studentesche, le proteste contro la guerra in Vietnam e assiste all’ascesa della politica reazionaria statunitense del manganello.

Non a caso una volta ebbe a dire che, se fosse guarito, avrebbe viaggiato nel profondo “ventre americano” e senz’altro «avrebbe intervistato Trump», anticipando quanto è di fatto avvenuto e sta avvenendo. Tanto che in India Terzani scrive: «Mi guardo intorno e sento le vite nella loro miseria e poco nella grandezza. La mia voglia di ritiro, come ha ben suggerito Angela, è sempre più orientata sul silenzio...». Forse anche per questo Baraghini, editore da sempre libero e indipendente, ha scelto di rendere omaggio a una figura di confine tra giornalismo alla Kapuscinski e scrittore dalla vis provocatoria e anticonformista.

E anche per questo, alla sfida non agevole di sintetizzare la traiettoria umana e professionale di un reporter di razza ricorre alle parole dell’amico Vincenzo Cottinelli, che in mostra e nel suo libro offre la propria testimonianza - culminata nell’ultimo maggio 2004 a casa dello scrittore a San Carlo a Bellosguardo, a l’Orsigna, immerso nella natura appenninica - declinandola in tre momenti: l’ampia cultura fotografica di Terzani; il Terzani fotografo in prima persona e il Terzani, invece, fotografato, che in una dedica definì l’amico Vincenzo il suo “Virgilio nella selva oscura della fotografia”. Scrive Cottinelli: «Sono le ultime foto che mi fai, me ne vado, disse. Inarrivabile, superiore: la fotografia, il ricordo, come dono. Infine lo ripresi da solo, prima coi suoi amati libri e poi davanti alla finestra, con un’ombra profonda ben visibile sul viso».

E aggiunge: «Viviamo un’epoca di smemoratezza, rimozione, consumo, vanità e superficialità: la fotografia ne è parte fondamentale. Tutti fotografano tutto, senza conoscere la storia della fotografia e senza avere un progetto; ogni ora milioni di volti e corpi umani vengono pubblicati in rete fuori da ogni contesto significativo, per pura vanità. Viceversa e contemporaneamente i fotoreporter ‘di strada’ che cercano di descrivere e documentare la vita reale vengono bloccati, quando non aggrediti, in nome della privacy. Sembra che ci sia un disegno perverso perché nel futuro non si abbia documentazione di come realmente eravamo». Analisi eloquente quanto veritiera. Prosegue Cottinelli: «Tiziano Terzani apparteneva a un’altra epoca: aveva una grande cultura fotografica, conosceva e amava il reportage classico, era amico di alcuni grandi maestri, come Ryszard Kapuściński, Abbas Attar e Philip Jones Griffiths. Amava il linguaggio fotografico che, con la sua apparente oggettività, è assai vicino al processo di ricerca della verità del giornalista di penna, compito cui Tiziano si dedicava con rigore e integrità, come pochissimi altri, e sapeva e proclamava incessantemente che la verità sta dietro i fatti, che vanno sì trovati (con fatica anche fisica) e descritti (lui lo faceva col suo stile diretto, forte e semplice che ti fa entrare dentro luoghi ed eventi, ti fa vedere, udire, odorare, percepire sulla pelle quello che lui sta vivendo: come una fotografia, più di una fotografia), ma vanno soprattutto interpretati, rivoltati, come apparenze da smascherare (con onesta e franca dichiarazione dei punti di vista e dei valori di riferimento). Perciò lui, che amava e usava la fotografia, era oltre la fotografia».

Una piccola lezione di giornalismo. E di infoetica. Il programma del Festival della letteratura resistente prosegue, l’8 settembre alle ore 17, con la presentazione del libro della collana “Sconfinati”, con i racconti  dei vincitori del primo «Premio Stregone Senza Finzioni» di Strade Bianche di Stampa Alternativa. A seguire, Daniele Piretti e Alessandro Angeli presenteranno i loro romanzi pubblicati nella collana: La vita trema – Romanzo di lotta; e Adius – L’ultima telefonata, con una performance musicale di Andrea Rocchi (chitarra) e Alessia Piccinetti (voce), sulle note di Piero Ciampi. Alle 21, reading musicale e presentazione del libro della collana “Nuovi Bianciardini” Sottopassaggi di KMB (di Claudio Morgan Baricelli), tra poesia e flusso impetuoso di parole, con Puca Jeronimo Rojas Beccaglia, Corrado Re, Michelangelo Merli e Nicola Merli. Domenica 9 settembre, spazio per i bambini con lo spettacolo Il Signore delle Ciliegie, del cantastorie Felice Pantone: appuntamento in piazza della Repubblica, dalle ore 10 alle 17.
Info: Strade Bianche di Stampa Alternativa: tel. 0564.615317.
 
 
Lunedì 3 Settembre 2018, 10:22
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