«Ultimi respiri a Kabul»: a Pomigliano il libro di Fawad e Raufi e una raccolta fondi per l'Afghanistan

Mercoledì 22 Settembre 2021 di Donatella Trotta
«Ultimi respiri a Kabul»: a Pomigliano il libro di Fawad e Raufi e una raccolta fondi per l'Afghanistan

La rabbia e l’orgoglio. Il dolore dell’esilio e la nostalgia per ciò che si è costretti a lasciare, con la speranza di una vita migliore rispetto allo stato di perenne tensione, rischio e paura tra attentati, mine, violenze di una guerra infinita. E insensata. Fawad e Raufi ha trent’anni e un fardello già pesante di sofferenze sulle spalle. Un peso sublimato nella scrittura: coltivata, da quando aveva 16 anni, nella natìa Kabul, dove si è laureato diventando insegnante di Storia e letteratura persiana. Poeta, scrittore e narratore di storie di vita vissuta, Fawad e Raufi è approdato dopo molte peripezie in Europa, per cercare di dare spazio al suo amore per la bellezza: dal 2016 vive in Italia, dove lavora come mediatore culturale e linguistico. Chi più di lui, del resto, può interpretare cosa provano i tanti deracinées in fuga dall’orrore?

Lo ha raccontato, in prima persona, in un suo libro che ha preceduto la drammatica presa del potere dei talebani: Dall'Hindu Kush alle Alpi – Viaggio di un giovane afghano verso la libertà (Zel Edizioni 2018), epopea infernale sulla rotta balcanica di una diaspora che passa anche per l’esilio temporaneo in campi profughi in Pakistan, “case” provvisorie nella speranza di tornare alla propria, in patria. E ora, per dar voce ai suoi connazionali più sfortunati di lui, Fawad e Raufi ha pubblicato un nuovo libro autobiografico,  Ultimi respiri a Kabul - Tra la neve bianca e i lupi neri (Zel edizioni), che sarà presentato sabato 25 settembre alle ore 18.30 presso il Centro Culturale Giorgio La Pira: interverranno Gaetano Pugliese, “anima” pedagogica del Centro e della Biblioteca ragazzi I care, il sindaco di Pomigliano Gianluca Del Mastro e Ciro Marino, della libreria-editrice indipendente Wojtek, che per l’occasione ha lanciato una raccolta fondi per i familiari di Fawad e Raufi, ancora bloccati in Afghanistan. «I nostri contributi volontari – spiega Marino - contribuiranno allo sforzo immane che lo scrittore sta profondendo per salvare la vita dei propri cari».

In Ultimi respiri a Kabul lo scrittore lancia infatti il suo accorato messaggio di pace e libertà per ciascuno, ma in particolare per i giovani, che non conoscono la guerra e i suoi devastanti effetti sulla vita delle persone: e lo fa raccontando semplicemente la sua storia e quella della sua famiglia, non dissimile da quella di tanti altri afghani tormentati da continue privazioni e calpestati, soprattutto le donne, nei propri diritti fondamentali. Lasciare Kabul, per l’autore come per tanti altri, non è stata una scelta a cuor leggero, ma una necessità tormentata, inquieta, in bilico tra amaro disincanto e speranza. Così, Fawad ci parla della fierezza di appartenere alla storia di un popolo millenario ma anche della disillusa scoperta di un sistema ingiusto e corrotto, e del rapporto di ammirazione e affetto con il padre e la madre ma anche del desiderio di cercare una strada diversa rispetto ai modelli della tradizione; e, ancora, della generativa esperienza da insegnante, ma anche del crescente smarrimento di fronte a una quotidianità disumana, che sembra impossibile da scalfire. Un fardello. Che alla fine lo spinge a mettere in gioco la sua vita per ritrovarla in un altro continente.

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