«Vengo da te»: un albo illustrato dalla canzone di Lucio Dalla «La casa in riva al mare» per i 10 anni dalla morte del cantautore

«Vengo da te»: un albo illustrato dalla canzone di Lucio Dalla «La casa in riva al mare» per i 10 anni dalla morte del cantautore
di Donatella Trotta
Martedì 1 Marzo 2022, 10:44
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Ci sono canzoni la cui poesia oltrepassa il tempo, toccando – tra musica e parole – il cuore di tutti. Come avviene con i classici. E con i “cantautori necessari”. Succede, ad esempio, con «La casa in riva al mare» di Lucio Dalla (4 marzo 1943 – 1° marzo 2012), struggente sogno d’amore e di libertà di un ergastolano che, dalla sua cella su un’isola, vede solo il mare e una casa bianca sul promontorio di fronte al carcere in cui abita una donna, a cui dà nome Maria e di cui si innamora, coltivando sino all’ultimo istante di vita il desiderio dolce e irrealizzabile di sposarla…

A dieci anni dalla morte di Dalla, un incantevole albo illustrato liberamente ispirato proprio da questa canzone celebra oggi l’anniversario della scomparsa dell’artista; si intitola Vengo da te (dal verso finale della canzone «La casa in riva al mare» di Dalla) e lo pubblica La Compagnia del libro editore, con i testi concisi come lievi e lirici aforismi di Fulvia degl’Innocenti e tavole di delicato e onirico realismo di Alessandro Coppola. Nella migliore tradizione dei Picture Books, o “meraviglie mute” (secondo la felice definizione della pedagogista Marcella Terrusi), Vengo da te racconta una storia insieme semplice e complessa: l’errore umano che porta al “fine pena, mai” con la privazione della libertà, che sprigiona la fantasia facendo sconfinare giorni di un tempo sospeso e sempre uguale nella dimensione liberante e consolatoria del sogno, complice l’orizzonte azzurro del mare e del cielo; ma lo fa con una sapiente miscela di (poche) parole eloquenti incastonate in grandi immagini narrative che, magari con il sottofondo della musica di Dalla, possono attivare meccanismi plurialfabetici e una polisemia feconda, proprio nella contaminazione di linguaggi diversi dal potente potere evocativo che nel connubio tra testo, immagine (e, perché no, anche musica) possono generare sempre nuovi testi, associazioni di idee, attivazioni di memorie involontarie.

Fondamentale, anche in questo albo che – come tutti i primi libri per bambini, ma godibili trasversalmente ad ogni età – è una sorta di ponte sospeso tra immagini e parole, un mezzo di trasporto dell’immagin/azione come un tappeto volante, o un metalibro plurisensoriale, il ruolo dell’artista Coppola: che potenzia le parole essenziali di Fulvia degl’Innocenti in grandi tavole a tutta pagina, azzurre e luminose per il fuori, cupe e terragne per il dentro del detenuto, con accorti dettagli a scandire, come in sequenze filmiche, i messaggi del testo, attento a connotare con poche pennellate verbali il senso sospeso dell’attesa dell’uomo recluso (attesa di una vita normale, «nascosta, che non può più essere sua», di un amore impossibile, di un abbraccio vagheggiato, fino alla morte che, sulle ali del vento, lo ricongiunge all’infinito).

Un libro piccolo ma potente, denso di metafore e bello da sfogliare. Un omaggio che sarebbe di certo piaciuto a Lucio Dalla, che «poi fu solo in mezzo al blu».  

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