La lettera
Eccidio di via Medina, la replica di un napoletano e monarchico a Napolitano

Venerdì 27 Maggio 2016
La lettera Eccidio di via Medina, la replica di un napoletano e monarchico a Napolitano

Ho ascoltato varie volte la registrazione di domenica 22 maggio della  trasmissione “Che tempo che fa” condotta dal giornalista Fabio Fazio, su rai 3, dove è stato intervistato Giorgio Napolitano ex inquilino del Quirinale. Oltre a pubblicizzare il suo libro, si è parlato del Referendum Istituzionale del 2 e 3 giugno 1946 e dei fatti di via Medina a Napoli,  sono rimasto deluso e disgustato di come un napoletano, anche se comunista, e di parte, possa occultare e mistificare i fatti. Per diritto di replica,  per rispetto ai tanti giovani che diedero la vita per la Monarchia e per i circa 11000000 di voti,  mi sento in dovere di mettere in discussione le parole citando  un passo estratto dal libro di Marco Demarco, «L'altra meta’ della storia: spunti e riflessioni su Napoli da Lauro a Bassolino», Guida Editori, 2007, ex comunista e direttore del Corriere del Mezzogiorno, che smentisce quanto affermato in trasmissione: “Accadde a Napoli l’11 giugno 1946, in via Medina, davanti alla sede della federazione del Pci, dove ci fu una strage durante la quale, sotto il fuoco dei mitra della polizia, rimasero uccisi sette poveri cristi e feriti una cinquantina di disgraziati". 

Come si arrivò a quell'eccidio? Dalla ricostruzione di Demarco risulta che la strage fu il momento culminante della tensione esplosiva manifestatasi a Napoli tra repubblicani e monarchici  all’indomani del referendum istituzionale del 2 giugno. Oltre l’'80 per cento dei napoletani, avendo votato per la Corona, aveva infatti trovato quei risultati inaccettabili. Il ministro dell’'Interno, il socialista Romita, prevedendo dei tumulti, aveva quindi mandato in città dei reparti di polizia ausiliaria composti da ex partigiani. Il 7 giugno, durante una manifestazione monarchica, un giovane popolano di 14 anni (Carlo Russo) era caduto falciato dai mitra di quei singolari poliziotti. Stessa sorte era toccata l’8 giugno a uno studente monarchico mentre rientrava da un’'altra manifestazione. Due giorni dopo la Corte di cassazione ufficializzò il risultato del referendum ma non proclamò la repubblica in attesa di esaminare le contestazioni. Si arrivò così all’11 giugno. Quella mattina per Napoli si sparse la notizia che dai balconi della sede del Pci, accanto alla bandiera rossa con falce e martello, sventolava un tricolore privo dello stemma sabaudo. Migliaia di monarchici si diressero allora verso via Medina per rimuovere quel vessillo. Pochi minuti dopo il centro di Napoli si trasformò in un inferno. La polizia ausiliaria aprì il fuoco contro i manifestanti che stavano scalando il palazzo. I monarchici incominciarono a innalzare delle barricate contro le camionette della Celere. Soltanto con l’'arrivo dei carabinieri e della polizia militare americana venne riportata la calma.....” a terra rimasero i Monarchici e non i comunisti o gli ex partigiani.

·          Su quei  fatti  la storiografia  e le istituzioni ha fatto cadere il silenzio, ma non per noi monarchici che li ricordiamo ogni anno con la celebrazione eucaristica.
·           Il signor Napolitano Giorgio parla di un popolino isterico e poco regale (riferendosi ai monarchici), senza sapere che  i cortei nascevano spontaneamente,  armati solo di Bandiere, foto e tanto amore per il Re e la Patria.  Le armi non erano in loro possesso ed a dimostrarlo furono  i 10 giovani rimasti senza vita  e gli oltre 50 feriti gravi. Questi sono i fatti di via Medina.
·      Per quando riguarda la cosidetta proclamazione della repubblica, bisogna ricordare che dopo la lettura dei risultati  del 10 giugno 1946 la Suprema Corte si doveva riunire il 18 giugno.
·         Ma l’11 giugno 1946, nel Consiglio dei Ministri,  Togliatti dice : "sono d’accordo per l'uso della forza"; Nenni " votiamo seduta stante il decreto d'investitura; " Romita :” il Viminale è ben protetto...ho preso le mie misure; " Scoccimarro : "Non fidarti la Corona conta su forze fedelissime".  Cattani : "quest'ordine del giorno significa provocare la guerra civile non intendo condividerne la responsabilità". Il 12 giugno alle ore 21 la seduta del governo fu terribile.  Alcide De Gasperi, costretto dalla pressione e forse ricattato dai partiti dichiarò “l’assumere i poteri di capo dello stato puo’ essere considerato un gesto poco ponderato”.  La seduta venne sospesa e ripresa alle 23,45.  De Gasperi lesse il comunicato che assumeva i poteri di capo provvisorio dello stato;  l’unico a votare contro,  fu Leone Cattani.  Il colpo di Stato venne compiuto quella sera. La repubblica fu imposta da un governo che non aspettò il responso della cassazione del giorno 18 giugno. Il 13 giugno Re Umberto II lascio’ la Patria.  da Roma invio’ agli italiani un proclama che spiegava  i fatti. Questa è la vera storia e non quella raccontata dall’ex inquilino del Quirinale. 


Comm. Rodolfo Armenio di anni 48 Napoletano e Monarchico.

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