Uccisa la giornalista che difendeva le donne in Aghanistan, un agguato dei talebani

Giovedì 10 Dicembre 2020
Uccisa la giornalista che difendeva le donne in Aghanistan, un agguato dei talebani

Difendeva i diritti umani e si batteva per il riconoscimento della libertà delle donne a frequentare la scuola, ad avere un lavoro, ad essere padrone della propria vita. La giornalista afghana Malalai Maiwan è stata uccisa da un gruppo di talebani, suscitando una ondata di protesta internazionale. L'agguato glielo hanno teso di mattina presto.

Un gruppo di uomini armati ancora non identificati hanno sparato a Maiwand e al suo autista nella città di Jalalabad, mentre si stava recando in ufficio, come ogni giorno. Malalai era un volto conosciuto, lavorava per Enikas Radio e TV a Nangarhar, ma soprattutto si batteva per una società basata sul diritto, sulla uguaglianza. Al momento nessuno ha rivendicato la responsabilità dell'attacco, ma la Reuters ha citato il portavoce del ministero degli Interni afghano Tariq Arian, affermando che - negli ultimi 15 anni - i Talebani sono dietro la maggior parte degli attacchi contro i giornalisti.

Maiwand non è la prima della sua famiglia ad essere presa di mira. Cinque anni fa, sua madre, anch'essa attivista per i diritti delle donne, è stata uccisa da ignoti. Anche in quel caso un commando ha sparato. «Con l'uccisione di Malalai, il terreno professionale delle giornaliste si sta restringendo e le giornaliste potrebbero non osare continuare quello che facevano prima», ha detto Nai, un'organizzazione che sostiene i media in Afghanistan.

Diversi governi internazionali hanno espresso preoccupazione per una possibile inversione di tendenza dei progressi fatti sui diritti delle donne negli ultimi due decenni, se solo i Talebani ritornassero a qualsiasi tipo di potere con il ritiro delle truppe straniere dal Paese l'anno prossimo. La linea dei Talebani è stata segnata da leggi oppressive per le donne.

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