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La rivoluzione delle fotografe: in mostra gli scatti che hanno segnato la storia e i nuovi talenti

Sabato 6 Novembre 2021 di Valeria Arnaldi
Marina Abramovic, s.t. (from the series Gold found by the artists), dittico (Polaroid) a colori, 1981, 60x56 cm cad

Il nudo femminile indagato come “oggetto” da Olga Spolarics, nello Studio Manassé, tra fine Ottocento e metà Novecento. Il corpo, esaltato nella sua potenza, da Leni Riefenstahl, regista ai Giochi della XI Olimpiade di Berlino del 1936. Gli stereotipi di genere, investigati da Lisetta Carmi negli anni Sessanta, e gli autoritratti concettuali di Cindy Sherman, già negli anni Settanta, concepiti per scardinare preconcetti, convenzioni, “modelli”. La storia della fotografia è fortemente legata a quella dell’emancipazione femminile. Passate dietro l’obiettivo, non più soggetto ma autrici della rappresentazione, le donne hanno documentato e sostenuto più di una trasformazione sociale. A ripercorrere tale rivoluzione è la mostra Le donne e la fotografia, a cura di Maria Francesca Frosi e Dionisio Gavagnin, che, alla Fondazione Luciana Matalon di Milano fino al 28 novembre, con novanta scatti di altrettante autrici, attraversa quasi un secolo, dal 1925 fino al 2018, tra tematiche differenti, cambiamenti, anche “battaglie”.

 

«La produzione artistica femminile si distingue da quella maschile per una specificità determinata da una sensibilità distinta per ragioni di natura, di cultura, di ruolo societario - spiegano i curatori - Da un lato la donna è influenzata dal proprio ruolo di madre, che la rende empatica e sensibile alla sopravvivenza e al benessere umano nel mondo, sentiti come missione, donazione ai limiti del sacrificio, amore e cura della specie. Il secondo tema trainante della fotografia al femminile è quello dell’identità in ambito societario, sentita come compressa/inespressa».

Così, Dorothea Lange, pioniera della fotografia sociale, e Tina Modotti, fino ad arrivare a Letizia Battaglia. Ma anche Francesca Woodman, che riflette sul rapporto tra corpo e mondo. E ancora, Gina Pane, Marina Abramovic, Vanessa Beecroft e così via.

«Il percorso di emancipazione della donna - proseguono - non poteva che partire dalla denuncia dello stato di subordinazione al quale era costretta». Il tema dello “spazio” delle donne e, più ancora, per le donne, è oggetto di attenta indagine e vivace dibattito.

«A gennaio scorso, abbiamo lanciato una call nazionale per under35. Sono state circa settanta le candidature, al 60% femminili», dicono Maria Gabriella Macchiarulo e Riccardo Ferranti, curatori della collettiva fotografica Contatto 2021, promossa da Archivio storico Luce Cinecittà e TWM Factory, che a Roma, presso Wegil, fino al 28 novembre, riunisce sessanta foto, affiancando scatti di dieci giovani autori a quelli di nomi storici come Adolfo Porry-Pastorel, Caio Mario Garrubba, Pino Settanni, e maestri contemporanei, quali Maurizio Fraschetti e Vittorio Daniele. L’esposizione è un modo per riflettere sul futuro della fotografia, anche per la parità di genere. E se è vero che i riferimenti sono maschili, lo è pure che per illustrare la scena contemporanea si guarda con grande interesse alle proposte femminili.

«Mi occupo di camera oscura, stampa e sviluppo - racconta Giordana Citti, romana, classe 1993 - è un ambiente fortemente maschile, per lavoro e mercato, ma con molte donne nella docenza». Guardando indietro, i riferimenti femminili esistono, ma sono ben più rari di quelli maschili. «Le fotografe storiche hanno lavorato molto sull’autoritratto e sul corpo delle donne - commenta - le agenzie hanno sempre visto una predominanza maschile. I nomi delle grandi reporter ancora oggi spiccano proprio perché donne, come fenomeni rari. Per i fotografi uomini, non è così».

Le fa eco Giulia De Gregori, 27 anni, nata a Roma e come lei tra i giovani nella mostra Contatto 2021: «Se si guarda alla storia della fotografia, la disparità uomo-donna è evidente. Oggi, però, c’è grande apertura a livello di partecipazione femminile. È il tema del momento, forse è anche una moda, ma le ragazze hanno acquisito una nuova coscienza in tal senso e non credo che si potrà più tornare indietro».

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