A 10 anni dalla Primavera Araba, è stata anche una rivoluzione di donne

Sabato 12 Dicembre 2020 di Simona Verrazzo

Dieci anni fa, inaspettata, arrivò la Primavera Araba. Nessuno avrebbe scommesso che il gesto estremo di Muhammad Bouazizi, il ventiseienne venditore ambulante tunisino che per protesta si diede fuoco a Sidi Bouzid il 17 dicembre 2010, avrebbe cambiato il mondo. Il giovane morì poco dopo, ma in pochi mesi nord Africa e vicino oriente furono attraversati da potenti manifestazioni popolari capaci di spazzare via eterni presidenti e di dare inizio a guerre civili ancora in corso. Un fenomeno nel quale ebbero un ruolo determinante proprio le donne.

In Tunisia la Rivoluzione dei Gelsomini destituì il regime del presidente Ben Ali dopo oltre vent'anni. Tra le voci più autorevoli e indipendenti c'era quella di Lina Ben Mhenni, nota blogger, testimone chiave delle violenze delle forze di sicurezza sui manifestanti. Con i suoi post ha descritto quanto avveniva nel governatorato di Sidi Bouzid e, successivamente, ha continuato a monitorare con imparzialità il non semplice cammino verso la democrazia.
Di lei rimarranno i suoi scritti, perché il 27 gennaio di quest'anno è morta di malattia a neanche 27 anni. La Primavera Araba ha portato importanti cambiamenti non soltanto politici, ma anche sociali ed economici. Sempre in Tunisia sono stati rivoluzionati i vertici delle organizzazioni di categoria e l'imprenditrice Wided Bouchamaoui (59 anni) fu scelta per guidare l'equivalente della Confindustria tunisina, prima donna a ricoprire questa carica in tutto il mondo arabo. Era anche l'unica donna a far parte del Quartetto per il dialogo nazionale tunisino che ottenne nel 2015 il Premio Nobel per la Pace.


Dopo la Tunisia è stato l'Egitto il paese dove la Primavera Araba è riuscita a far cadere Hosni Mubarak, un presidente in carica da più di trent'anni. Le immagini della centralissima piazza Tahrir al Cairo hanno fatto il giro del mondo. Tra gli organizzatori della mobilitazione ci fu un gruppo di donne guidato da Asmaa Mahfouz e Mona Eltahawy. Asmaa (35 anni) è anche lei una blogger, tra le fondatrici del Movimento 6 Aprile: nell'ottobre 2011 il Parlamento europeo le assegnò, unica donna quell'anno, il Premio Sakharov per l'impegno in difesa dei diritti umani. Mona Eltahawy, 53 anni, giornalista, è invece tra le attiviste più impegnate contro gli abusi sessuali alla popolazione femminile, comprese le violenze subite in piazza Tahrir, in moschea o durante il pellegrinaggio alla Mecca, tanto da parlare di movimento Mosque-MeToo.


La Primavera Araba ha avuto percorsi diversi. Anche in Libia e Yemen sono crollati due eterni presidenti, rispettivamente Gheddafi e Ali Abdullah Saleh, ma entrambi i paesi si sono spaccati. Proprio dallo Yemen arriva Tawakkol Karman (41 anni), giornalista, attivista e Premio Nobel per la Pace nel 2011, prima donna araba a ottenere il prestigioso premio: lì venne spazzata via una delle dittature più longeve, con il Colonnello al potere dal 1969. Tra le donne impegnate nella rivolta in Libia c'era Alaa Murabit (31 anni), oggi medico ma allora soltanto una studentessa che, seguendo le orme di suo padre anch'egli medico, prestò cure e riparo sia alla popolazione civile sia ai ribelli di Al Zawiya. Infine la Siria, paese dove la Primavera Araba ha fallito. Come suo padre Hafez, anche il presidente Assad ha represso con ogni mezzo la popolazione che chiedeva democrazia: tutto ebbe inizio nel marzo 2011, con la protesta di un gruppo di studenti in una scuola di Daraa. Vennero arrestati per aver scritto frasi antigovernative sui muri dell'istituto. Il resto è storia: i massacri di civili, la distruzione di città come Aleppo e Palmira, l'affermarsi dello Stato Islamico, i flussi di migliaia di migranti verso l'Europa. Grazie al sostegno di Russia e Iran, Assad è ancora presidente.

Nei primissimi giorni della protesta siriana una donna fece scandalo per la scelta di schierarsi contro il rais di Damasco: la scrittrice Samar Yazbek (50 anni), appartenente alla setta sciita degli alawiti, come la famiglia Assad, sostenne la popolazione e fu bollata come traditrice, arrestata e torturata e costretta all'esilio. Stessa sorte è toccata a Maryam Al Khawaja, attivista del Bahrain impegnata nelle manifestazioni della popolazione a maggioranza sciita contro la famiglia reale, che è sunnita. La sua mobilitazione riuscì a far bloccare il Gran Premio di Formula 1 del marzo 2011, ma la repressione fu durissima.


Gli effetti della Primavera Araba però continuano, tanto che nel 2019 sono stati deposti altri due eterni presidenti: Bouteflika in Algeria e Omar Bashir in Sudan. E anche lì le donne sono diventate il simbolo delle proteste: in Algeria la ballerina Melissa Ziad (18 anni), mentre in Sudan la studentessa di ingegneria Alaa Salah (23 anni). Segno che non c'è rivoluzione democratica senza presenza femminile.

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