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Rosalba Giugni, fondatrice di Marevivo: «Ripulivo le spiagge e mi chiamavano casalinga del mare»

Sabato 9 Luglio 2022 di Franca Giansoldati
Rosalba Giugni, fondatrice di Marevivo: «Ripulivo le spiagge e mi chiamavano casalinga del mare»

È dai lontani anni Ottanta che combatte una battaglia epica. Non si è persa d'animo neppure un giorno, nonostante venisse presa in giro per le sue attività ritenute all'epoca inutili e bizzarre. Rosalba Giugni organizzava le prime squadre per ripulire le spiagge dalla plastica e andava predicando che il mare è immenso come la vita umana. Se oggi nel nostro paese ci sono leggi a tutela del Mediterraneo lo si deve anche alla fondatrice dell'ong Marevivo.


Oggi lei viene definita la Signora del Mare ma le furono affibbiati persino dei nomignoli..
«Eccome: mi chiamavano la Maringa', una crasi tra le parole casalinga e mare, naturalmente con una valenza negativa. Non capivano perché una mamma dovesse perdere tante energie per raccattare sulle spiagge bottiglie, pezzi di scatolame, carcasse di plastica. La nostra avventura è iniziata così, per dovere civico, per passione, per puro amore della natura».


Dal recupero della plastica alle leggi in parlamento come ci si arriva?
«Nel 1985 decidemmo di fondare Marevivo. Eravamo io e Carmen di Penta. Trovo significativo che due donne abbiano contribuito alla causa ambientale. Ci siamo focalizzate su una missione di nicchia, insistendo tanto nella educazione dei giovani, sensibilizzando l'opinione pubblica, le istituzioni. Il messaggio che abbiamo sempre mandato è che esiste un cordone ombelicale tra l'umanità e il mare. Se si ammala, ci ammaliamo anche noi. La sua salute è la nostra, in un rapporto viscerale. Oggi leggiamo ricerche scientifiche particolarmente allarmanti. Una è stata pubblicata da poco».

Di che si tratta?

«Riguarda il latte materno. Quando ho terminato di leggere la ricerca mi sono venuti i brividi. A firmarlo è stato un ginecologo, primario del Fatebenefratelli, Antonio Ragusa che ha testato su decine e decine di pazienti le percentuali di microplastiche. Il risultato mostra che sono ormai entrate nella placenta. Come tutti sanno i rifiuti in pvc che vengono buttati in mare con gli anni finiscono nella catena alimentare. I pesci mangiano queste microparticelle e noi mangiamo i pesci e di conseguenza infinitesimi corpuscoli nocivi le cui conseguenze sono ancora ignote - si ritrovano nel grembo materno, il sancta sanctorum della vita. La ricerca è stata fatta con il supporto dell'università delle Marche. Tutto questo è sconvolgente. Non voglio fare la Cassandra ma quello che stiamo facendo al nostro pianeta ci torna indietro. E ci presenterà un conto salatissimo».

Nel 1987 riuscì a far approvare la prima legge contro la raccolta del dattero di mare...
«Erano tempi in cui ci assicuravano che plastica non avrebbe fatto nulla, che non avrebbe avuto nessun impatto. Anche se ci prendevano tutte per matte andammo a parlare con l'allora ministro Giorgio Prandini per fermare la raccolta del dattero di mare. In seguito riuscimmo a bloccare anche le spadare attraverso un altro provvedimento legislativo. Nelle reti finivano delfini, capodogli, tartarughe, squali. Immaginiamo 700 barche che gettano reti nel mare per 20 km. Ci abbiamo messo 13 anni ma alla fine, agli inizi del Duemila, è arrivata una legge. L'ultima normativa sulla quale ci siamo impegnati riguarda la proibizione della pesca di un organismo marino, l'oloturia, il cosiddetto cetriolo di mare. In genere i pescatori non li pescano ma sul mercato alimentare asiatico sono particolarmente pregiati e hanno così stimolato il commercio. Infine c'è il decreto salvamare che va rinnovato di anno in anno, ed è importante per consentire ai pescherecci che recuperano plastica nelle reti, di portarla a terra e non ributtarla in acqua. Prima di questa legge venivano multati poiché rientrava nel reato di trasporto illecito di rifiuti. Una follia».
 

Ultimo aggiornamento: 12:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA