L’insulto di Salvini alla Raggi e l’imbarazzante silenzio delle altre

Mercoledì 2 Dicembre 2020 di Maria Latella
L’insulto di Salvini alla Raggi e l’imbarazzante silenzio delle altre

«Questa è proprio scema, poverina». Così Matteo Salvini in replica alla sindaca di Roma, Virginia Raggi, che a proposito dei campi Rom aveva citato un vecchio sgombero di un campo operato dalla Lega senza che seguisse una bonifica. Ora qui non si vuole né prendere le parti della sindaca Raggi (alla quale in questi anni Il Messaggero non ha certo fatto mancare critiche), né tornare sulla triste abitudine maschile di dare della cretina a un’avversaria.

Succede in politica e succede nelle aziende. Di volta in volta la presunta “cretina” può essere il capo del maschio che così reagisce dopo una critica, può essere una collega, un’avversaria ideologica o semplicemente una concorrente sul posto di lavoro. 


Succede e di solito chi dà della “cretina” dietro le spalle della boss o dietro quelle di una collega è poi pronto a scodinzolare se gli conviene.

Non è questo, però, che stavolta colpisce. Impressiona il silenzio delle altre “presunte cretine”. Cosa credono le donne, quelle in politica, le amministratore delegate, le giornaliste di chiara fama? Credono forse che alle loro spalle un collega, un rivale o persino un amico non le abbia definite, scrollando un po’ le spalle, “cretine”?

Quando Berlusconi disse di Rosy Bindi «più bella che intelligente» ci fu una discreta sollevazione. Non particolarmente solidale, d’accordo, ma ci fu. Quando è capitato a Mara Carfagna o a Maria Elena Boschi, le reazioni delle colleghe parlamentari ci sono state. Magari più per forma che per sostanza, ma in certi casi è la forma che conta.

Per la Raggi, che secondo Salvini «poverina è proprio scema», invece solo silenzio. Neppure da parte delle parlamentari e delle ministre del Movimento 5 Stelle si è levata una voce. Silenzio.


Come mai? Si possono avanzare ipotesi. Forse tutte, al governo e in Parlamento, sulla Raggi condividono il giudizio di Salvini. Oppure pensano che si debba intervenire solo quando l’insulto è a sfondo sessuale mentre se ti danno della cretina l’insulto è gender free giacché anche un maschio può essere definito cretino. E qui però si scade nell’ipocrisia, perché tutti sanno che non è vero: dare della cretina a un’avversaria politica o a una competitor professionale è molto più insidioso dal momento che la presunta “leggerezza” e incompetenza è l’arma con la quale in questi decenni molti uomini hanno tenuto lontane le donne dai posti di responsabilità e potere.


C’è un’altra ipotesi e la lascio per ultima perché è anche la più dolorosa. Le donne fanno fatica a solidarizzare con un’altra donna se non fa parte del loro clan o se non è vista come parte di un clan potente col quale è meglio avere buoni rapporti. Succede spesso, e in Italia succede di più perché non sono ancora abbastanza le donne davvero autonome da clan o padrini. Succede spesso. Ne volete la prova? In questi giorni il tema del rimpasto sembra riguardare quasi solo i ministeri guidati da donne: avete sentito una compagna di partito, di tutti e tre i partiti che hanno ministre al governo, alzare la voce o semplicemente farlo notare? 

Per questo, sindaca Raggi, c’è ancora molto da lavorare sul grumo di insicurezza che continua a generare nelle donne gelosia per le altre donne. O forse stavolta non è gelosia. Forse si tratta semplicemente di quella che i tedeschi chiamano Schadenfreude e che a Roma tradurrebbero così: «Je sta bbene».

 

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Ultimo aggiornamento: 14:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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