50 anni di divorzio, i matrimonialisti: «Adesso vanno introdotti i patti prematrimoniali, un pre accordo come nell'antica Roma»

Mercoledì 25 Novembre 2020 di Valeria Arnaldi

Ho combattuto in piazza per la legge sul divorzio. Avevo 18 anni, all’epoca si diventava maggiorenni a 21, andavo ovunque si parlasse del tema. Sono entrata in conflitto con tutte le mie compagne cattoliche perché ero a favore della legge ma, prima che fosse introdotta, il matrimonio poteva essere una condanna a vita». L’avvocato Annamaria Bernardini de Pace ricorda così la battaglia fatta nel Paese per arrivare all’entrata in vigore della legge sul divorzio, il primo dicembre 1970. La legge Fortuna-Baslini divise l’Italia, sia negli anni precedenti alla sua introduzione, con lo scontro tra favorevoli e contrari, sia negli anni immediatamente successivi, tanto da portare, nel 1974 al referendum abrogativo, che la mantenne in vigore. «Ricordo bene l’emozione quando è stata approvata la legge sul divorzio ma anche quella che ha accompagnato il tentativo di revocarla, con il referendum – racconta l’avvocato Cesare Rimini, presidente onorario Ami-Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani – Il presidente della sezione nona del Tribunale, magistrato molto aperto ideologicamente, lavorava giorno e notte, per fare i divorzi proprio perché se anche ci fosse stata l’abrogazione della legge, non sarebbero state annullate le sentenze precedenti». Per molti, in particolare per le donne, l’introduzione del divorzio rappresentò una vera liberazione, seppure “tardiva”. «L’Italia è sempre stata il fanalino di coda nel diritto di famiglia in Europa – commenta l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente Ami – sul divorzio siamo arrivati con grande ritardo rispetto ad altri Paesi. Nel nostro Paese il matrimonio riparatore non era considerato immorale, ma era ritenuto tale andare in tribunale per dire “basta”. Il delitto d’onore è stato abrogato nel 1981. La legge sul divorzio ha segnato una grande rivoluzione. È stata comunque applicata poco fino a metà anni Ottanta. Molti rimanevano separati a vita».

LE RIFORME

«Nel nostro Paese l’istituto del divorzio ha faticato a vincere le resistenze cattoliche, legate al dogma dell’indissolubilità del vincolo matrimoniale – dichiara l’avvocato Marco Meliti, presidente nazionale Dpf-Associazione Italiana di Diritto e Psicologia della Famiglia – e se inizialmente, è stato figlio dell’affermazione dei movimenti di emancipazione femminile per un’effettiva uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con il passare degli anni l’istituto ha finito per rappresentare un termometro della rivoluzione sociale derivante dalla previsione di nuovi modelli di famiglia accanto a quella tradizionale». «La legge sul divorzio – afferma Bernardini de Pace – ha segnato una grande rivoluzione per tutti, si pensi ai molti omosessuali un tempo costretti a sposarsi per nascondersi». Le riforme, nel tempo, non sono mancate, eppure la strada è ancora lunga. «Andrebbero introdotti i patti prematrimoniali, che peraltro esistevano già nell’antica Roma», dice Gassani. «I tempi del divorzio erano lunghissimi – dichiara Rimini – si sono accorciati, ma è un po’ ridicolo che prima si debba fare la separazione, poi il divorzio. Si potrebbero far risparmiare soldi ai cittadini e tempo ai magistrati, eliminando il passaggio della separazione». Dalla legge alla quotidianità. «È probabile – conclude Meliti – che la crisi economica generata dalla pandemia possa fungere da acceleratore di dissapori esistenti nella famiglia, spingendo verso la rottura del matrimonio. La crescente incertezza per il futuro, di contro, però, porterà a valutare con maggiore prudenza l’idea di porre fine al vincolo matrimoniale, nella consapevolezza che è un lusso spesso riservato solo alle coppie più abbienti». © RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimo aggiornamento: 26 Novembre, 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA