Una bad company con i debiti Alitalia, i paletti del Tesoro

Una bad company con i debiti Alitalia, i paletti del Tesoro
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di Giusy Franzese

New Alitalia non si farà carico dei debiti dell’attuale società, fatta salva la parte residua del prestito-ponte del Tesoro una volta sottratta la quota convertita in azioni. Si tratta di circa 1,5 miliardi di debiti (ad esempio verso fornitori e banche) che resteranno a carico dell’Alitalia in amministrazione straordinaria e saranno gestiti nella fase liquidatoria.

Alla Nuova Alitalia finiranno gli asset dell’attuale compagnia compreso l’organico (probabilmente al netto dei lavoratori già in cig). Il prezzo dell’acquisizione? Un euro, qualora New Alitalia si farà carico della restituzione al Tesoro del prestito-ponte; poco meno di 1 miliardo se a restituire il prestito sarà la vecchia Alitalia gestita dai commissari. Ecco dunque lo schema per il salvataggio dell’ex compagnia di bandiera che adesso tornerà a essere in parte rinazionalizzata.

È il classico schema della bad company e della good company. La newco dovrebbe partire con 1 miliardo di capitale, per la maggioranza in mano pubblica: 30% Fs, 15% Mef, 15% altre partecipazioni statali (sembra certo che Poste italiane, tra gli altri, sia della partita). I partner industriali privati, Delta Airlines e easyJet parteciperanno con il 20% ciascuno. Il piano al quale sta lavorando l’ad di Fs Gianfranco Battisti come polo aggregante dell’intera operazione, dal punto di vista finanziario è quindi praticamente pronto. Anche se ieri il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, non ha voluto confermare la quota del 15% che dovrebbe prendere il Tesoro. «Non sono state fatte cifre. Quindi se parliamo di 15%, non sappiamo neppure il 15% di cosa» ha detto. Il ministro ha poi voluto ricordare le due condizioni poste dal governo a un ingresso nella newco: «Un piano industriale affidabile e sostenibile che rifletta la convenienza dei futuri partner esteri ma anche del Paese con una new company che presenti una forte discontinuità con quella precedente; la piena conformità con le regole europee». Da Tria anche una smentita alle indiscrezioni di un quotidiano relative alla costituzione di due newco distinte: «Non ne ho mai sentito parlare».


LE ROTTE
Sul fatto che la newco sia una sola, non ci dovrebbero essere dubbi. Si vocifera anche di un accordo già definito sul management: l’amministratore delegato sarà italiano, il direttore generale sarà invece espressione degli americani di Delta. La prossima settimana in una riunione a Londra saranno definiti i dettagli del piano industriale: il perimetro aziendale (in base a quanto dichiarato dal ministro Di Maio ai sindacati dovrebbe rimanere lo stesso), gli hub (che dovrebbero essere Fiumicino e Linate), il numero dei vettori, le rotte da mantenere e quelle da eliminare. A questo proposito dovrebbe essere confermato un potenziamento di quelle a lungo raggio verso e da il Nord America (che interessano molto a Delta), mentre quelle brevi saranno oggetto di una razionalizzazione. Tratte come Napoli-Roma oppure Firenze-Roma ad esempio dovrebbero essere eliminate, visto che si tratta di percorsi serviti molto bene dall’Alta velocità con treni che adesso arrivano fin dentro l’aeroporto di Fiumicino. Per quanto riguarda l’organico, si punta a gestire gli esuberi (ancora da quantificare) con ammortizzatori sociali e prepensionamenti. Non si esclude la possibilità di un travaso di dipendenti in aziende controllate dalle Fs. Il piano industriale dovrebbe essere presentato ai sindacati la prima settimana di marzo. 
Sabato 16 Febbraio 2019, 01:10 - Ultimo aggiornamento: 17 Febbraio, 13:05
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1 di 1 commenti presenti
2019-02-16 16:23:48
E' un film già visto; prepariamoci a fare una megacolletta per tappare i buffi di Alitalia: è troppo bello fare buffi e farli pagare agli altri. Non ricordo bene quanto dovemmo pagare per far fare bella figura ai capitani coraggiosi di recente memoria.

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