Alitalia, sale a 450 milioni il nuovo prestito dello Stato

Domenica 1 Dicembre 2019
Alitalia, sale a 450 milioni il nuovo prestito dello Stato
Potrebbe salire a 450 milioni di euro, 50 milioni in più rispetto al previsto, il nuovo prestito per salvare Alitalia. Oggi è atteso in commissione Finanze delle Camere un emendamento per correggere quanto già prevede il decreto fiscale e che, stando alla vecchia formulazione, è applicabile soltanto per «il trasferimento dei complessi aziendali» a un nuovo acquirente. Che ora - con il tramonto della cordata Ferrovie-Delta-Atlantia - non c'è più, in attesa che si chiarisca l'offerta di Lufthansa. Intanto i sindacati fanno muro contro i tagli al costo del lavoro in Alitalia. I tre commissari straordinari (Enrico Laghi, Stefano Paleari e Daniele Discepolo) hanno avuto dal governo il mandato di tagliare almeno del 20 per cento questa voce del bilancio. Ipotesi che potrebbe spingere i rappresentanti del lavoratori a nuovi scioperi dopo quello già proclamato per il 13 dicembre e a minacciare di mettersi di traverso quando entrerà nel vivo la trattativa con i tedeschi.

Tornando all'emendamento sul prestito, al Mef e al Mise stanno valutando se portare a 450 milioni di euro l'iniezione di liquidità per il vettore, che a breve resterà senza risorse. Oggi alla Camera è atteso una modifica al decreto fiscale, perché l'articolo 54 parla di un finanziamento di sei mesi per facilitare un'operazione di cessione. Che a questo punto potrebbe slittare anche al 2020, nonostante il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli abbia visto - come svelato dal Messaggero - il ceo Carsten Spohr per riaprire il tavolo. Per uscire dall'impasse il governo starebbe studiando una formula più generica e fumosa, che prevede di garantire con soldi pubblici l'operatività alle società in amministrazione straordinaria «per le loro indilazionabili esigenze gestionali». Anche se questo schema potrebbe non passare in Europa, dove è già aperta un'indagine per aiuti di Stato legato al vecchio prestito ponte da 900 milioni di euro. Ma il titolare del Mise continua a ripetere che «non ci saranno problemi».

Questo, così come l'accordo con il vettore tedesco, è soltanto un pezzo del mosaico per provare a salvare l'ex compagnia di bandiera. Al di là degli esuberi - i sindacati danno per certo una riduzione del personale fino a 4 mila unità - la futura Alitalia per essere appetibile deve avere un nuovo perimetro aziendale e risultare più profittevole. In quest'ottica andrebbe letto un piano allo studio dei tre commissari, che metterebbe assieme la nascita di tre società ad hoc per le tre mission (volo, catering/handling e manutenzione) e una riduzione del costo del lavoro del 20 per cento da ottenere parametrandolo ai costi standard del settore e ottimizzando le performance. Oggi il vettore spende all'anno per i suoi dipendenti 600 milioni di euro (150 per i piloti, 150 per gli assistenti di volo, 300 per quelli di terra) contro i 900 milioni del 2007. Questa riduzione è stata realizzata soltanto grazie a una riduzione dell'attività, alla quale non è seguito un aumento della redditività. Da qui il timore dei sindacati che, sotto un altro ombrello societario, si rivedano i contratti esistenti come già avvenuto in passato.

Il ministro Patuanelli ha in parte smentito l'ipotesi spezzatino, rilanciando «l'integrità aziendale». Ma ha aggiunto la frase «al netto delle eventuali strutture societarie». Troppo poco per i sindacati. «Non siamo disponibili a sacrifici sul lavoro», fa sapere la Filt Cgil. «Il personale di Alitalia costa meno rispetto agli altri vettori e allora il problema dove sarebbe»?, aggiunge dalla Fit-Cisl, Salvatore Pellecchia. Al riguardo la Uiltrasporti nota che questa voce «pesa solo per il 19 per cento».
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