Apple crolla in Borsa, da ottobre bruciati 446 miliardi di capitalizzazione

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Apple rivede al ribasso le stime per il primo trimestre dell'esercizio fiscale, puntando il dito sulla debolezza economica della Cina e sul rallentamento delle vendite di iPhone nel paese. E i titoli scivolano alla borsa di New York, dove la casa della Mela arriva a perdere il 10%. Già ieri sera, negli scambi dopo la chiusura di Borsa, Apple era crollata dell'8%, portando la capitalizzazione della società sotto quota 700 miliardi di dollari, inferiore a quella di Google.

Apple dal record del 3 ottobre scorso ha bruciato 446 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato e al momento vale intorno ai 680 miliardi di dollari. Le perdite registrate da Apple sono maggiori al valore di 496 delle 500 società dello S&P 500 prese singolarmente: sono infatti maggiori al valore di JPMorgan ma anche quello di Facebook. Solo
quattro colossi dello S&P 500 hanno una capitalizzazione di mercato superiore ad Apple: si tratta di Microsoft, Amazon, Alphabet e Berkshire Hathaway.

Tornando alle previsioni, per i tre mesi che si sono chiusi il 29 dicembre - il trimestre delle festività di Natale, uno dei più importanti per Apple - Cupertino stima ricavi per 84 miliardi di dollari, ben al di sotto dei 91 miliardi attesi dagli analisti e degli 89-93 miliardi stimati in precedenza dalla società. 

In una lettera agli investitori diffusa dopo la chiusura di Wall Street, Tim Cook parla di un impatto «significativamente
maggiore» alle attese della debolezza di alcune economie emergenti, soprattutto della Cina. L'economia del Dragone - spiega - ha iniziato a rallentare nella seconda metà dello scorso anno. Le tensioni commerciali fra Stati Uniti e Cina hanno poi esacerbato ulteriormente le pressioni negative sull'economia cinese. A pesare è anche il dollaro forte: «sapevamo che un dollaro forte avrebbe creato venti contrari», anche alla luce del suo impatto sulla domanda di iPhone. Cook cerca comunque di rassicurare: «nonostante le difficoltà riteniamo che le nostre attività in Cina abbiano un futuro brillante».

L'annuncio a sorpresa alimenta i dubbi sulla capacità di Cupertino - la maggiore società al mondo, la prima a sfondare quota 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione - e dei giganti tecnologici di navigare un contesto economico sempre più incerto e una prolungata guerra commerciale. A colpire è soprattutto il fatto che il taglio delle stime arriva a soli 60 giorni dalle precedenti previsioni diffuse dall'azienda. «Quando abbiamo parlato delle stime per il primo trimestre 60 giorni fa sapevamo che i primi tre mesi dell'anno sarebbero stati influenzati da fattori macroeconomici» spiega l'amministratore delegato di Apple nella lettera agli investitori, nella quale si prevedono ricavi per 84 miliardi di dollari, un margine lordo di circa il 38% e spese operative per 8,7 miliardi di dollari. «Non possiamo cambiare le condizioni macroeconomiche, ma - tenta di rassicurare Cook - stiamo prendendo e accelerando altre iniziative per migliorare i nostri risultati». 
 
Giovedì 3 Gennaio 2019, 00:33 - Ultimo aggiornamento: 03-01-2019 17:59
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