ArcelorMittal, Gualtieri: entra lo Stato. Però il piano B manca

Mercoledì 10 Giugno 2020 di Roberta Amoruso

Il piano di ArcelorMittal per l'Ilva presentato venerdì scorso al governo è «inaccettabile». Lo è per i commissari dell'Ilva e anche per il governo. Non solo per i sindacati che rispediscono al mittente i 5.000 esuberi proposti (compresi i 1.700 dell'Amministrazione straordinaria) e chiedono di tornare all'accordo del 2018. Così il dossier passa dall'ennesimo rinvio. Un nuovo incontro, questa volta anche con l'azienda, è in calendario per la prossima settimana. Ma è l'ennesimo passaggio di una trattativa infinita dalla quale, almeno al momento, il governo non sembra avere chiara la via d'uscita. Nè sembra chiara la strategia per il rilancio del settore dopo il vertice di ieri con i sindacati. 

È chiaro però che la nuova impasse non permette toni morbidi. Così il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri fa sapere che bisogna tornare all'accordo del 4 marzo, e che il governo «pretenderà un impegno adeguato a quel contratto» per insistere sulla linea del «coinvestimento» con lo Stato previsto con un «progetto che tenga dentro occupazione ambiente e produzione» per concorrere ad obiettivi green nell'ambito del Green new deal europeo. Il Covid non giustifica il cambiamento delle carte in tavola, ma se ArcelorMittal lo fa, «ne trarremo debite conseguenze», dice il ministro.

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Neanche per il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, «ci sono margini di discussione» su linee guida così lontane da quello del 4 marzo. L'obiettivo rimane il «mantenimento della piena occupazione», ha detto al termine delle oltre 3 ore in videoconferenza con i sindacati e i commissari riferendosi non solo ai 10.700 del gruppo ma anche a chi è in amministrazione straordinaria. La prossima settimana ci sarà un nuovo incontro su ArcelorMittal, alla presenza anche dell'azienda, «per poter trovare una soluzione» con investimenti «certi» e la tutela dell'occupazione. Del resto, ha chiarito ai sindacati lo stesso Patuanelli, , oltre al coinvestimento dello Stato, «oggi abbiamo la possibilità, mai avuta prima, di mettere in campo importanti investimenti, anche grazie ai fondi europei, per andare verso una transizione produttiva ecocompatibile, quindi verso la decarbonizzazione». Di fatto l'esecutivo non ha un piano B. Ovvero un partner privato in alternativa a Mittal.
 

 

Ancora promesse per i sindacati, da Fim alla Fiom, dalla Uilm all'Ugl, che si aspettano una svolta netta e chiara da parte del governo sul futuro della presenza di Mittal nell'acciaio italiano e sulla salvaguardia di una situazione sociale e occupazionale delicata. «Serve una svolta radicale», chiede per tutti il leader Fiom, Francesca Re David. Tanto più che l'incontro era scandito ieri dallo sciopero di per 24 ore dei lavoratori proprio contro gli esuberi in arrivo.

La strada per Gualtieri è sempre quella individuata a marzo con ArcelorMittal. Ma «ora i passaggi devono essere fatti tutti e devono essere fatti bene», ha spiegato il ministro. Il primo passaggio «da parte nostra sarà la valutazione approfondita dell'impatto Covid e chiamare tutti alle proprie responsabilità pretendendo un impegno adeguato», ha continuato. Il piano infatti, come dettaglia lo stesso Patuanelli, «è inaccettabile» anche per il piano di investimenti diluiti a dismisura nel tempo». La produzione è ridotta del 25% rispetto agli impegni almeno fino a tutto il 2025 e senza garanzie per il seguito. Dunque, è evidente «come l'abolizione dello scudo penale era una scusa per restituire gli impianti», ha proseguito Patuanelli che ribadisce: «non possiamo retrocedere rispetto alla produzione siderurgica italiana: lo Stato farà la sua parte» perché «non c'è la bacchetta magica ma abbiamo le idee chiare sul fatto che non possiamo rinunciare alla siderurgia italiana, a prescindere dai partner industriali», conferma. Critica anche il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e i Commissari straordinari che tra 10 giorni renderanno comunque noti gli esiti delle ispezioni nel sito di Taranto avviate proprio ieri. Promesse certo, quelle del governo, ma l'incontro è stato «senza risposte» per i sindacati che aspettavano «impegni concreti» per il rilancio del settore. «Il tempo è scaduto» anche per la Uilm di Rocco Palombella. E forti critiche arrivano anche dalla Fim soprattutto sulla disponibilità dello Stato al co-investimento: «Bisogna assolutamente verificare se esiste ancora un soggetto industriale che si senta ancora impegnato nel rilancio», dice il leader Fim Marco Bentivogli.

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