Banche, corsa contro il tempo per il salvataggio di Carige. Titoli sospesi

di Rosario Dimito

Stato di allerta massima a Genova ma non per il pericolo nubifragi. La crisi di Carige si sta aggravando. Oltre al rafforzamento patrimoniale sollecitato da luglio dalla Bce, negli ultimi giorni si sarebbe aggiunta una carenza di liquidità. Conseguenza anche dello spread a quota 300. Oggi il titolo in Borsa sarà sospeso. Servono in tempi brevi circa 400 milioni, e non riuscendo i soci forti farvi fronte per intero, Bankitalia ha lanciato nuovamente una chiamata alle armi all'intero ceto bancario per un salvataggio di sistema fai-da-te attraverso lo Schema Volontario, il braccio del Fondo Interbancario partecipato da tutti gli istituti.

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Un modo anche di evitare l'intervento del governo con piani anti-spread non meglio definiti. Oggi alle 12 si riunisce a Roma il Consiglio del Volontario presieduto da Salvatore Maccarone. Ma il via libera alla ciambella da 400 milioni, come cintura di sicurezza rispetto all'apporto degli azionisti, è tutt'altro che scontato. Il Volontario potrebbe partecipare a condizione che i soci forti di Carige Malacalza, Volpi, Mincione, Spinelli facciano la loro parte sottoscrivendo un bond subordinato: ma Malacalza che pure era disponibile, nelle ultime ore, si sarebbe irrigidito per l'attendismo di Gabriele Volpi e a cascata di Raffaele Mincione.

Il board dello Schema Volontario si terrà in parallelo al cda della banca ligure che, oltre ad approvare i conti a settembre, dovrebbe lanciare il prestito subordinato ordinato dalla Bce a luglio scorso all'interno del «capital plan» entro il 30 novembre con possibilità di collocare il prestito entro fine dicembre in modo da osservare i requisiti patrimoniali. Ma la situazione di Carige è delicatissima e ieri ci sarebbe stata una riunione straordinaria del cda che ha smaltito i dossier ordinari per consentire al consiglio di oggi di discutere dei conti e del rafforzamento.

L'AUMENTO DI CAPITALE
Tra le opzioni oltre al bond, ci sarebbe il lancio di un aumento di capitale. Lo Schema Volontario, come recita lo statuto, può intervenire, secondo le regole del Testo unico bancario, in caso di dissesto e dopo che sono state esplorate soluzioni come la riduzione/conversione di strumenti di capitale di classe 1. Inoltre le delibere richiedono una maggioranza qualificata del 90% dei depositi protetti dal Fondo e del 50% del numero di banche aderenti. Un percorso ad ostacoli che rende proibitivo il traguardo. Il presidente Pietro Modiano è in stretto contatto con la Bce, e anche ieri c'è stato un confronto. L'intera manovra è quindi fortemente in dubbio: Francoforte ha chiesto entro fine novembre gli impegni dei sottoscrittori del bond. Moltissime banche, a partire da Intesa Sanpaolo e Unicredit che, per le dimensioni sono quelle chiamate a un contributo maggiore, nicchiano. Carlo Messina da maggio 2017, ha espresso contrarietà ad altre contribuzioni straordinarie che, aggiunte a quelle ordinarie, sono costate finora 11,9 miliardi. In questi giorni sul tavolo degli istituti c'è un'operazione di finanziamento di 2,75 miliardi da erogare a favore del Fondo Interbancario, da cui a Natale del 2015 nacque lo Schema Volontario. Servirà di riserva per intervenire a tutela dei depositi fino a 100 mila euro, in caso di liquidazione di un istituto. Non è il caso di Carige che nonostante tutto, è ancora in bonis, sia pure a rischio dissesto. Via Nazionale è in pressing sulle banche aderenti allo Schema Volontario. In campo, per scongiurare il default di Carige, c'è il governatore Ignazio Visco assieme alla sua squadra. Il timore è l'effetto contagio. I vertici di Bankitalia contano di sensibilizzare le banche su questo terreno. Ma non sarà semplice perché gli eventuali nuovi oneri andrebbero a pesare sui bilanci 2018 che devono già sopportare le conseguenze dello spread.
Lunedì 12 Novembre 2018, 07:21 - Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 10:16
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