Banche e privacy, Soro:
«Black list solo per le aziende»

di Nando Santonastaso

Antonello Soro, Garante della privacy, affida ad una nota la sua valutazione della proposta del presidente Abi Antonio Patuelli sulla necessità di rendere noti i primi 100 debitori colpevoli del fallimento o del salvataggio pubblico della loro banca. Il succo è chiaro: se ne può discutere, e sempre a livello parlamentare, a patto che non si finisca per inserire nella lista nera anche i debitori di piccoli importi che, oggettivamente, c'entrano decisamente poco con i crack degli istituti.

Sorpreso che la proposta sia giunta dal presidente dell'Associazione bancaria italiana?
«No, perché dovrei? Noi abbiamo avuto un caso simile, anche se non credo che si possa mettere in parallelo con quello sollevato dal presidente Patuelli: è quello dei nominativi di debitori sottoposti a procedure esecutive. Anche lì si trattava di soggetti che comunque hanno creato un danno a cittadini terzi ma anche per loro l'ordinamento europeo prevede una forte tutela della privacy come per tutte le persone fisiche. Si tratta allora di trovare un punto di equilibrio, bilanciando le diverse posizioni in campo».
Persone fisiche no, aziende sì?
«Sgombriamo il campo. Se uno di noi chiede un prestito alla banca per comprare una casa o un'automobile che per qualche ragione non è più in condizione di onorare, ne subirà le conseguenze previste per questi casi: ma in ogni caso avremo diritto alla tutela della nostra persona perché tute le volte che si verifica un caso di inadempienza contrattuale, la gogna mediatica come misura sarebbe non proporzionale rispetto all'interesse leso. E' vero che esiste l'esigenza di informazione ma bisogna stabilire una soglia alla deroga».
E la proposta di Patuelli, allora, come potrebbe essere accolta?
«Il legislatore, se decidesse di modificare l'attuale forma di tutela generale verso le persone fisiche, dovrebbe circoscriverne, a mio giudizio, i presupposti. Peraltro nel caso in questione, che è ovviamente quello di Mps, mi pare che l'elevata dimensione del debito sia dipesa soprattutto dalle aziende che non sono tutelate dalla privacy e i cui nomi, dunque, potrebbero essere resi pubblici. Di sicuro non credo che si possa fare una norma che massivamente inserisca nella lista tutti i debitori: il povero Cristo che ha chiesto un piccolo prestito che c'entra?».
È una preoccupazione legittima ma che rischia di bloccare l'attuazione della proposta, non crede?
«Se la condizione di base è il venir meno alla tutela della riservatezza, si aprirebbe un varco molto largo che forse non corrisponderebbe nemmeno alle attese dell'opinione pubblica. Quando si mette mano a questa materia, riducendo le tutele dei diritti, bisogna sempre farlo in modo selettivo, circoscrivendo i presupposti come ho detto».
Il rischio è che prevalga la gogna mediatica?
«Esiste un confine molto sottile tra la legittima domanda di trasparenza e quella di rendere pubblici i nomi dei colpevoli. È talmente sottile che va maneggiato sempre con la massima attenzione. Intendiamoci, il diritto alla privacy non è un diritto senza limiti e lo stesso vale per il diritto alla trasparenza. Il punto di equilibrio, secondo i princìpi dell'ordinamento europeo, richiama non a caso il principio della proporzionalità. Se il Parlamento decidesse di occuparsi della proposta del presidente Patuelli, e io ovviamente non ho alcun titolo per esprimere un giudizio su questa eventuale decisione, mi auguro che non si facessero provvedimenti tali da portare alla conoscenza degli italiani i nomi di tutti i debitori, spesso incolpevoli. Sarebbe un'esagerazione. Tutto questo, ferma restando l'esigenza che sia fatta assoluta chiarezza su una vicenda che riguarda tanto i singoli risparmiatori quanto l'intervento statale nel settore bancario».
Martedì 10 Gennaio 2017, 10:15 - Ultimo aggiornamento: 10-01-2017 10:16


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