Carige, pronto l'intervento del Tesoro

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Parte dalla Sga la resurrezione di Carige, messa da Bce in amministrazione straordinaria da inizio 2019 che ha affidato a tre commissari (Pietro Modiano, Fabio Innocenzi, Raffaele Lener) la gestione temporanea per traghettare l'istituto verso una fusione. La Sga dovrebbe acquisire buona parte dei 3,7 miliardi circa tra Npl e Utp (incagli) in modo da ripulire l'attivo. Sarebbe un ritorno della Società gestione attivi a Genova visto che nell'aumento da 544 milioni di fine 2017, Sga aveva sottoscritto il 6% (poi ceduto) e cartolarizzato circa 200 milioni.

Dai giorni delle festività natalizie, quando la soluzione straordinaria stava prendendo corpo, secondo quanto risulta al Messaggero, sono partite le trattative con la bad bank del Tesoro che gestisce soldi raccolti sul mercato tramite l'emissione di strumenti finanziari, utilizzati nei salvataggi di Mps, banche venete e, adesso, nella Banca Fucino da parte di Igea Banca. Anche ieri i commissari avrebbero continuato a dialogare con la società nata per il salvataggio del Banco Napoli, senza tralasciare le altre linee di azioni urgenti, come la rinegoziazione con lo Schema Volontario e Banco Desio del prestito convertendo da 320 milioni che al 60% circa verrà trasformato in capitale. E inoltre si dovrà valutare la cessione di alcuni asset, come Banca Cesare Ponti, Banca Monte di Lucca il tutto in una corsa contro il tempo. Bce ha fissato il termine di tre mesi per la gestione straordinaria, prorogabili di altri tre mesi. E quotidianamente, anche tramite gli uomini Bankitalia, la Vigilanza europea vuole essere informata di tutti i passi da compiere.

IL TIMORE DI SPECULAZIONI
«Per ora stiamo seguendo con molta attenzione, fiduciosi» ha detto ieri Luigi Di Maio dopo che Giuseppe Conte e Giovanni Tria sono attivamente impegnati da giorni. Sembra che fra il premier e Tria siano sorte divergenze proprio sulla discesa in campo della Sga. «Dal governo non un euro alle banche» è il mantra di Conte che teme speculazioni sull'intervento della bad bank del Mef che ha in pancia circa 2 miliardi residui.

Il negoziato fra i commissari e la società presieduta da Alessandro Rivera e guidata da Marina Natale dovrebbe portare a circoscrivere un perimetro di Npe fra incagli (Utp) e sofferenze. Carige ha ancora circa 2 miliardi di Utp e 1,7 miliardi di Npl. C'è da dire che avendo già ceduto in due tranche quasi 2 miliardi con la gacs, sono rimasti in portafoglio le posizioni più difficile, come prestiti sindacati, leasing e Confidi, esposizioni complicate che vanno dismesse. L'obiettivo: ridurre l'Npe ratio dal 22% a sotto quota 10%. Il negoziato punta a ritagliare il perimetro sul quale dovrà concentrarsi la due diligence della Sga.

La ripulitura del bilancio è funzionale a rendere appetibile Carige per la vendita. Ma prima di stringere sul partner - fonti delle Autorità spiegano che Unicredit, seppure contattata con sarebbe ancora calda sul dossier - bisogna ridefinire il contratto con Schema Volontario e Desio. Nei primi giorni della prossima settimana si terrà l'incontro fra i commissari e i vertici del Volontario. Bce si riserva di individuare l'ammontare del bond da convertire in equity ai fini del ripristino degli indici: Francoforte è orientata su una cifra di circa 200 milioni che attribuirebbe al sistema bancario circa il 49,9% di Carige. I residui 120 milioni resterebbero bond il cui tasso sarà dimezzato dal 16 all'8% circa. Con il nuovo assetto azionario, nel quale Malacalza si diluirebbe al 5-10%, potrebbe essere chiamata la nuova assemblea. Il primo azionista ieri ha corretto il tiro, aprendo alla possibilità di esaminare favorevolmente l'aumento seppur dopo aver esaminato il piano.

Intanto i commissari hanno impugnato la sentenza del Tribunale di Genova che ha respinto l'azione di responsabilità contro gli ex vertici, Apollo e Amissima. Sembra un atto dovuto visto che i giudici avevano condannato Carige al pagamento delle spese per 1,5 milioni.
r. dim.
 
Venerdì 4 Gennaio 2019, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 04-01-2019 09:30
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