La Cgil va a Landini, l'uomo dei no alla Fiat

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di Nando Santonastaso

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Gira e rigira si torna sempre a Pomigliano e alla rivoluzione Fiat della primavera 2010. Già, perché anche per Maurizio Landini - 58 anni, eletto ieri segretario generale della Cgil dopo una sofferta mediazione con l'altro candidato Vincenzo Colla, nominato vicesegretario con Gianna Fracassi - quanto accadde quell'anno nello stabilimento campano è stata una svolta. Intanto perché il suo debutto alla guida della Fiom, l'ala più dura e forte della Confederazione di Corso d'Italia, avvenne proprio in quei giorni: subentrò a Giovanni Rinaldini e fu chiamato subito a fare i conti con il piano di Marchionne per il rilancio dell'impianto di Pomigliano. Meno pause, nuovissima organizzazione del lavoro, più competitività e tecnologia in cambio di un investimento da 800 milioni di euro. E soprattutto un referendum tra gli oltre 4mila dipendenti, chiesto dall'azienda per confermare l'ipotesi di accordo che si era delineato con Fim, Uilm e Fismic: «E fu proprio questa accelerazione a mandare in crisi Landini e la Fiom ricorda Giovanni Sgambati, allora segretario regionale dei metalmeccanici Uil e oggi leader campano del sindacato perché l'idea stessa che una consultazione tra i lavoratori non fosse nata dal sindacato divenne per loro inaccettabile. Una sorta di smacco dimenticando che la posta in palio era la sopravvivenza dello stabilimento».
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Giovedì 24 Gennaio 2019, 11:00 - Ultimo aggiornamento: 24-01-2019 20:48
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