Confindustria, Boccia accusa il governo: «Certe misure sono ostili alla crescita»

di Nando Santonastaso

La frenata un mese fa, ieri il segno meno. Ma che la crescita del Paese non sarebbe stata più come nell'ultimo anno lo si era già capito da tempo. Da quando ad esempio il Centro studi di Confindustria, prima dell'estate, aveva indicato il nuovo e decisamente meno brillante percorsi dell'economia italiana. E anche il recente indicatore Istat sulla fiducia delle imprese ha di fatto sancito che le prospettive del sistema Italia dovranno essere riviste, con tutto ciò che ne conseguirà in termini di manovra, tenuta dei conti pubblici e investimenti e sviluppo. Ne parliamo con Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria che ha spesso sottolineato la necessità di rimettere l'industria e il lavoro al centro delle politiche economiche del Paese.

L'Istat rivede al ribasso le previsioni sul Pil del terzo trimestre, dopo 14 mesi di segno più: che succede, presidente?
«Succede che l'Italia frena come conseguenza di un approccio non orientato alla crescita. In particolare, si depotenziano due strumenti che hanno mostrato di avere effetti positivi sull'economia reale come Industria 4.0, il credito d'imposta su ricerca e sviluppo e il credito d'imposta sugli investimenti che riguarda esplicitamente il Mezzogiorno. E pensare che lo scorso anno questa misura è stata in grado di provocare prenotazioni per investimenti superiori ai 6 miliardi».

Le imprese hanno più volte criticato i limiti della manovra del governo, la distanza tra voi e Palazzo Chigi è abissale o recuperabile?
«La distanza è recuperabile solo se il governo riuscirà a contemperare le ragioni elettorali con quelle della crescita in una visione di medio termine, non depotenziando strumenti che hanno funzionato per lo sviluppo e aprendo cantieri. Noi non contestiamo la necessità di soddisfare i contenuti del contratto di governo ma chiediamo di aggiungere a quelli specifiche politiche per la crescita. Le uniche, tra l'altro, in grado di mettere l'esecutivo nelle condizioni di raggiungere gli obiettivi che si è dato. Solo la crescita può consentire di ridurre le disuguaglianze e combattere la povertà attraverso l'occupazione».

È per questo che le previsioni di Confindustria per il futuro sono pessimistiche? Cosa rischia veramente l'Italia?
«Le nostre previsioni non sono pessimistiche ma si basano sulla realtà: se il governo si ostinerà a puntare tutto o quasi su misure espansionistiche ma incapaci di creare sviluppo non potrà realizzare l'aumento del Pil dell'1,5 per cento su cui poggia la manovra. È un problema di coerenza: se si fissa un obiettivo bisogna mettere in campo azioni che siano almeno in teoria compatibili con l'obiettivo stesso. Reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni, da sole, non lo sono».
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Sabato 1 Dicembre 2018, 12:00 - Ultimo aggiornamento: 01-12-2018 14:44
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COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
2018-12-01 16:18:50
Boccia di confindustria cioé quella parte di Italiani abituata a finanziamenti pubblici e sconti sulle tasse per poi evadere il resto dei guadagni.

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