Confindustria, appello al governo: gli sgravi al Sud siano per sempre e per tutti

Sabato 29 Agosto 2020 di Nando Santonastaso

«Chiariamoci le idee su un punto: gli sgravi contributivi del 30 per cento concessi alle imprese del Mezzogiorno potrebbero essere un primo passo ma non dobbiamo dimenticare che il disincentivo a investire al Sud viene da gap infrastrutturali e di legalità. Questa misura per essere efficace dovrebbe essere strutturale, e non durare una manciata di mesi; soprattutto dovrebbe aprire ad una riduzione strutturale e generale del cuneo fiscale per tutti visto che la riforma del fisco è un'altra araba fenice più volte annunciata dal governo ma di cui, in dettaglio, non sappiamo nulla». È un passaggio della lettera inviata ieri a tutte le Associazioni territoriali di Confindustria dal presidente Carlo Bonomi per fare il punto sui primi 100 giorni del suo mandato.

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Una lettera molto ampia nella quale si rinnovano, punto per punto, le critiche e le perplessità nei confronti del governo già espresse da viale dell'Astronomia anche nella gestione della post emergenza da Covid-19. Dal caos sulla ripresa della scuola alle centinaia di decreti attuativi dei provvedimenti economici varati dall'esecutivo ancora in attesa di vedere la luce; dall'inutile attesa finora dei commissari che avrebbero dovuto sbloccare le grandi opere infrastrutturali al protrarsi del binomio «cig per tutti-no licenziamenti» che a giudizio di Bonomi rischia di produrre effetti di congelamento «pesanti in termini sociali e per le imprese».
 


Il ragionamento sulla fiscalità di vantaggio arriva in coda al documento, preceduto da una riflessione anch'essa molto critica sulle prospettive del Paese. «Un Paese, o meglio, siamo più chiari, un blocco di partiti politici e di pezzi di società italiana - scrive il presidente di Confindustria che con erronee illusioni crede di rinviare o impedire la necessità di innovazioni profonde nel sistema pubblico e nelle troppe rendite improduttive che alimenta, rischia di non dare un futuro ai nostri figli. Un blocco in cui emergono tentativi di vera e propria intimidazione delle imprese, per indurle a tacere. E disegni da parte di sistemi di potere locali di vera e propria subordinazione delle imprese, promettendo o concedendo sgravi ad hoc e interventi straordinari».

Tra le illusioni, Bonomi inserisce anche il progetto di nazionalizzazione dell'Ilva dopo quello di Alitalia: «In entrambi i casi senza un piano industriale». E aggiunge: «Un Paese che rientra in settori come la produzione di gelati e confezioni di abiti da donna definendoli strategici e che vuole tornare alla rete pubblica delle Tlc bloccando i privati del settore, dimentica il rovinoso falò di risorse delle Partecipazioni Statali che obbligò alle privatizzazioni di inizio anni Novanta».

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Cuore del documento, che rilancia l'obiettivo dell'unità dell'Associazione (forse anche in seguito alla decisione di alcuni settori di sottoscrivere i rinnovi contrattuali) è la proposta in dieci punti già presentata al governo per rilanciare il Paese. E con essa la disponibilità a rinnovare i contratti di lavoro scaduti ma in chiave rivoluzionaria, «perché è il lavoro e sono le tecnologie, i mercati e i prodotti, le modalità per produrli e distribuirli ad essersi rivoluzionati rispetto a decine di anni fa». In questa prospettiva non c'è più spazio per Confindustria per pregiudizi anti-industriali e per visioni demagogiche («Ci aspetta una stagione in cui la demagogia rischia di essere la più fraudolenta delle seduzioni. E in cui il costo dell'incompetenza sopravanzerà per generazioni i benefìci di chi oggi se ne avvantaggia»). Ma anche per illusioni legate al perenne sostegno pubblico al reddito a danno dei giovani («In tanti hanno finto di applaudire Draghi» visto «che in concreto poi vogliono il contrario»).

Ultimo aggiornamento: 15:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA