Coronavirus e crisi economica, la ricetta di Izzo: «Investimenti di ritorno e comunicazione»

Mercoledì 8 Aprile 2020 di Paola Marano

Creare le condizioni adatte per investimenti di ritorno di segmenti produttivi che erano stati trasferiti all’estero e mantenere vivo il rapporto tra imprese e consumatori attraverso la comunicazione. Per Francesco Izzo, professore ordinario di Strategie e management dell’innovazione all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, sono queste le due priorità che la politica industriale e il mondo delle piccole e medie imprese dovrebbero considerare
come linee guida per far fronte alla crisi economica generata dall’emergenza Coronavirus.

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Una crisi inedita, secondo il professore «imparagonabile a nessun’altra crisi», che ha colpito particolarmente le filiere del Mezzogiorno, già vittime di un forte ritardo nello sviluppo rispetto ad altre regioni di Italia. Ma è proprio il Sud Italia che potrebbe giocare un ruolo fondamentale in quello che viene definito dagli economisti processo di reshoring: il ritorno in Europa e in Italia di segmenti produttivi che erano stati delocalizzati all’estero, specie in Cina e nell’Est Asiatico, per questioni legate a vantaggi di costo.
 

 

«La prima cosa che è iniziata a vacillare con il perdurare dell’emergenza sono le catene di fornitura - spiega Izzo - È probabile che da qui ai prossimi anni vedremo progressivamente un ritorno in Italia di segmenti del processo produttivo. Questo avverrà in tempi non brevi. Però per consentire agli imprenditori di essere pronti il Paese si dovrà attrezzare a essere più competitivo nella realizzazione di queste attività, che altrimenti andranno altrove».

Adattare il mercato a investimenti di ritorno, dunque, specie al Mezzogiorno, che costruendo da zero o rafforzando alcune piattaforme produttive «potrebbe diventare il luogo più adatto a far ritornare queste produzioni dall’estero», osserva Izzo.
 
Si tratterebbe di settori come quello delle moda o della meccanica, ma anche di segmenti diventati strategici per via dell’emergenza sanitaria. Come la filiera del biomedicale, che permetterebbe la produzione di attrezzature e dispositivi di protezione individuale di cui non si potrà fare a meno nell’eventualità di una nuova epidemia.  
 


Oltre a un buon piano di politiche industriali, fondamentale per Izzo in questa fase di emergenza è il compito della comunicazione, essenziale per mantenere viva una relazione stabile e solida tra cliente e azienda quando si ripartirà. «Le imprese in questo momento non dovrebbero assolutamente smettere di comunicare con i propri clienti - dice - si può credere che spendere soldi in pubblicità o in comunicazione in questo periodo non sia necessario, invece proprio adesso i consumatori avranno bisogno di sentire l’azienda più vicina. L’attenzione a comunicare diventa una priorità per l’impresa».

Un suggerimento che può essere messo in pratica anche dalle piccole realtà grazie alla quasi totale gratuità di alcuni canali di comunicazione. «Molti modi di comunicare, come i social e la mail, sono estremamente economici - dice Izzo - e anche le piccole e medie imprese devono sfruttarli per sperimentare nuove modalità di raggiungere i clienti. Non essersi fatti sentire per molto tempo può essere acceleratore alla crisi».

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Un discorso valido soprattutto per attività con una forte identità relazionale ed esperienziale, come il turismo o i grandi eventi. «Chi lavora in queste filiere non può in nessun modo far decadere la qualità della relazione con il suo mercato», è il monito dell'economista.

Una sfida a ripensare il modo di fare impresa, che per Izzo deve «diventare più umana ed entrare in un rapporto più profondo con il consumatore, che ne uscirà profondamente cambiato nelle abitudini e nello sitle di vita, nell’approccio all’acquisto, e avrà bisogno di sentirsi rassicurato». 

Ultimo aggiornamento: 9 Aprile, 07:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA