Aerospazio, c'è chi non si è fermato: «Boeing ha confermato le commesse»

Lunedì 27 Aprile 2020 di Nando Santonastaso

Tutti al lavoro, la maggior parte in fabbrica con mascherine e distanziamenti, una parte degli impiegati a casa con lo smart working. Nessuna giornata di stop, nessuna richiesta finora di cassa integrazione, unica inevitabile amarezza la rinuncia a 12 stagisti. Dirlo sembra quasi banale, ma che alla A. Abete srl, (la prima A sta per Arcangelo, il tornitore metalmeccanico da cui la storia ha avuto inizio), 130 dipendenti, area industriale di Nola-Marigliano, una delle aziende gioiello del Distretto campano dell'aeronautica e dell'aerospazio, si sia di fatto continuato a volare anche nei giorni dell'emergenza del Covid-19, è una verità inconfutabile. E quando è stato praticamente impossibile per le aziende committenti farsi mandare il prodotto finito, per il blocco pressoché generale del trasporto aereo internazionale, anche allora non ci si è persi d'animo. Un po' perché, ad esempio, un colosso come la Boeing, cliente diretto, ha continuato a onorare il contratto di fornitura, chiedendo che la produzione non subisse alcun contraccolpo e fosse fatturata e persino messa a terra come se la spedizione oltre oceano dovesse riprendere subito. E un po' perché «ci eravamo preparati all'emergenza anche quando non sembrava così sconvolgente, adeguando la nostra organizzazione di lavoro al nuovo scenario», racconta Giovanni Abete, il patron dell'azienda, inserita come altre tra quelle dei settori strategici per il Paese e dunque esclusa da misure di chiusura.

«Abbiamo ottenuto dalla prefettura di Napoli l'autorizzazione prevista dal decreto del governo per poter continuare a restare aperti nella consapevolezza che la salute dei nostri dipendenti era e rimane prioritaria» spiega Abete, presidente della sezione Meccatronica dell'Unione industriali di Napoli. E aggiunge: «Naturalmente abbiamo dovuto osservare anche noi determinate prescrizioni. Ad esempio, nel rispetto delle disposizioni della Regione, siamo stati costretti a sospendere tutti gli stagisti e ad allontanarli dall'azienda. Abbiamo ridotto le presenze nell'area del coffe break e chiuso il refettorio per evitare qualsiasi rischio. Da qualche settimana invece stiamo recuperando in fabbrica anche impiegati che finora avevano lavorato da casa, come all'ufficio acquisti, che occupa abitualmente 5 persone, tutte costrette finora al lavoro da casa. Abbiamo restituito loro un sorriso perché alla lunga, ci hanno detto, lavorare da remoto non è proprio il massimo della felicità. Di sicuro c'è un posto in cui il contagio è decisamente più difficile sono le imprese perché qui le regole si rispettano e ad ogni livello».
 


Tra gli operai ci sono stati due casi di dipendenti allontanati perché immunodepressi e costretti a casa per il prescritto periodo di quarantena: «Ci telefonano ogni giorno, non vedono l'ora di rientrare», racconta ancora Abete. È stato forse il rumore, peraltro inevitabile, in uno stabilimento in cui si producono motori e parti strutturali dei velivoli (oltre a Boeing è il Consorzio Airbus il cliente di maggior peso per l'azienda campana) a creare qualche difficoltà imprevista, almeno all'inizio. «Prima dell'emergenza racconta Giovanni Abete si poteva leggere il labiale, con le mascherine protettive è diventato impossibile. Per comunicare, non c'è altra soluzione che allontanarsi ben oltre il limite, abbassare la mascherina e parlare a voce più alta».

Quando il mondo si è fermato e le compagnie aeree non hanno più volato il rischio che il futuro anche della A. Abete fosse almeno in parte compromesso ha fatto capolino. «Alcuni costruttori di velivoli hanno ridimensionato le loro prospettive nell'immediato futuro e noi di conseguenza ci siamo dovuti adeguare. Abbiamo ridotto ad esempio la linea dedicata ai motori di Airbus, in varie versioni. Il calo di fatturato c'è stato ma contenuto intorno al 20%». Ovviamente il protrarsi della crisi apre scenari non proprio tranquilli anche sugli altri settori di attività della A. Abete: nel senso che oggi «le aziende aeronautiche si stanno rassettando spostando in avanti le date delle consegne e quando succederà sarà inevitabile lavorare con minor personale», dice l'imprenditore. E guarda come tanti suoi competitors al mercato asiatico: perché è da lì che la ripresa sembra più possibile. «In Cina i voli interni sono già ripresi, come anche in alcuni Stati Usa», dice Abete. Morale: se il mondo torna a muoversi e a volare, a Nola c'è chi ne sarà molto contento. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA