Coronavirus Italia, Boccia frena: «Nessuna corsa a riaprire, aspettiamo gli scienziati»

Venerdì 10 Aprile 2020 di Nando Santonastaso

Presidente Vincenzo Boccia, il governo ha messo in campo risorse senza precedenti per sostenere le imprese: era quanto vi aspettavate?
«Occorre dare atto al governo e ai ministri Gualtieri e Patuanelli di aver fatto un lavoro importante anche in chiave di risorse. Il punto non sono le risorse che dipenderanno dalla durata di questa emergenza sanitaria ed economica ma la possibilità reale che esse arrivino davvero e tempestivamente al mondo dell'economia del Paese. Anche su questo il governo ha dato rassicurazioni».

Ma da più parti emergono dubbi sulle modalità attuative del decreto, ad esempio sui tempi delle banche nell'esaminare le istanze e su quelli di Bruxelles per l'ok Ue. Dubbi fondati?
«Dubbi legittimi ma pensiamo che le banche siano strutturate per le loro istruttorie. Se vogliamo davvero trasformare le preoccupazioni delle imprese, degli imprenditori e dei lavoratori, in speranze e certezze occorre semplificare, essere consapevoli che stiamo vivendo una fase di grande emergenza. Non possiamo lavorare con le vecchie regole, siamo nel pieno di una economia di guerra. Nel Dopoguerra, se avessimo avuto le regole attuali, a partire da Basilea, non saremmo mai diventati la seconda manifattura d'Europa e una delle potenze economiche mondiali. Per essere veloci, il Fondo di garanzia da attivare non deve bloccarsi sulle procedure - questo vale per le piccole, le medie e le grandi imprese né avere imbuti a livello centrale. Occorrerà inoltre affrontare la questione delle imprese con un piano di ristrutturazione del debito, nel pieno del processo di transizione, per evitare che vengano escluse in una fase delicata. Ma anche su questo ci risulta che il governo sta lavorando».

Anche sui tempi della restituzione dei prestiti le perplessità fioccano...
«Sì, questo è vero. Avevamo chiesto una restituzione a 30 anni, come si fa per i debiti di guerra. Le imprese intendono pagare e fare la loro parte. Questa liquidità serve per la sopravvivenza economica. Pertanto, e purtroppo, da questa vicenda le aziende usciranno tutte con più debito, debito che andrà pagato sul lungo termine. E su questo occorrerà aprire un serio negoziato in sede europea. Intanto l'urgenza e la priorità è far arrivare immediatamente la liquidità di breve alle imprese».

C'è grande polemica su quando e soprattutto come far scattare la fase 2. Che ne pensa?
«Non dobbiamo commettere errori. Se vogliamo - e dobbiamo - recuperare lo spirito di coesione, di unità nazionale, di comunità che in questa fase difficile stiamo vivendo, occorre insieme ai sindacati e alle forze politiche, al governo e alla comunità scientifica, lavorare sin da ora per immaginare, sognare e costruire le precondizioni e gli strumenti per entrare nelle fasi due e tre».

Si spieghi, presidente.
«Servono misure per tutta l'economia. Fase uno: sopravvivenza del sistema economico attraverso l'immediata liquidità di breve, ciò che si sta facendo, ed eventualmente implementarla se dovesse servire. Fase due: graduali riaperture con tutte le garanzie per affrontare e vincere la guerra contro i contagi e la recessione affinché non diventi depressione. Fase tre: compensare con massivi investimenti pubblici la graduale ripresa della domanda privata».

Si può ripartire anche per aree?
«Abbiamo sempre detto che occorre seguire le indicazioni della comunità scientifica e non perdere la lucidità del capire distinguendo le misure di contenimento per tutti dalle intensità che dovrebbero variare a seguito delle oggettive indicazioni della stessa comunità scientifica. Vediamo invece molte strumentalizzazioni, la ricerca delle colpe e degli untori e poca concentrazione sulle soluzioni. A volte si ha l'impressione che emerga il peggio del Paese: preconcetti, pregiudizi, rancore. In molti stanno sottovalutando la responsabilità del linguaggio e questo ci amareggia e delude molto».

Dunque, niente corsa alla riapertura delle fabbriche: ma va in direzione opposta l'appello della Confindustria del Nord...
«Non esiste una Confindustria del Nord. Siamo molto uniti e compatti sulla questione nazionale. I colleghi di alcune regioni del Nord hanno espresso le preoccupazioni di tutto il nostro mondo. Chi ha la leadership della rappresentanza deve agire di conseguenza facendo proposte, evitando preconcetti e combattendo strumentalizzazioni, per non essere solo portavoce di preoccupazioni e di disagio. Anche questo serve per far comprendere il livello delle preoccupazioni e l'entità dell'emergenza economica che va affrontata in una battaglia comune da vincere tutti per la salute, per il lavoro e l'economia del Paese».

Bce a parte, si continua a discutere di Coronabond, Mes e quant'altro. Lei che tipo di accordo giudica più sostenibile per l'Italia?
«Questa Europa sta discutendo troppo sugli strumenti e poco sui fini. L'obiettivo deve essere sconfiggere il Covid 19 ed evitare la recessione. È chiaro che la Bce non basta da sola: le sue politiche monetarie vanno affiancate da politiche economiche serie, coerenti e potenti. Occorre dare atto al governo e al ministro Gualtieri della difesa della questione italiana ed europea e che un ritorno necessario ai fondamentali d'Europa - Pace, Protezione, Prosperità - si sta affrontando con competenza e visione politica. Il nuovo asse francese, spagnolo e italiano confidiamo tutti possa diventare la nuova direzione di marcia».

La politica sembra già pronta alla resa dei conti dopo la fine dell'emergenza, lei pensa che ci sarà bisogno di un governo di super esperti guidato da Draghi per avviare il Paese alla ripresa?
«Onestamente in questa fase occorrerebbe concentrarsi sui provvedimenti. Noi infatti valutiamo provvedimenti e non governi. Siamo equidistanti dai partiti e non dalla politica. Detto ciò, questo è il momento delle azioni immediate, del coraggio, della visione e della consapevolezza della grande emergenza - sanitaria, economica e sociale - che dobbiamo affrontare. Se ne hai consapevolezza, unisci e includi. Altrimenti sei ancora nel passato e non hai capito cosa sta accadendo nel Paese reale». 

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