Coronavirus, dai paesi dell'eurozona misure per 11.900 miliardi di pil

Venerdì 10 Aprile 2020 di Rosario Dimito

Per Roberto Gualtieri, la decisione dell'Eurogruppo della tarda serata di giovendi 9, è un ottimo primo tempo, il ministro del Tesoro si riserva di vincere la partita tra due settimane nel Consiglio europeo. Questo perchè  la risposta all’emergenza sanitaria resta affidata quasi in prevalenza agli Stati membri (si veda tabella): la somma fa 11.900 miliardi di pil sviluppata dai paesi dell'Eurozona.

Tuttavia, la riunione dei ministri delle finanze dei 19 Stati membri che adottano l'euro, ossia la cosiddetta eurozona, ha approvato due misure specifiche più una, di sostegno finanziario: il programma Sure, per rifinanziare in parte le misure di sostegno all’occupazione, e il Pandemic Crisis Support del Mes, per finanziare spese sanitarie di cura e prevenzione che nel complesso valgono 340 miliardi di euro, più un ammontare massimo teorico di credito erogato dalla Bei alle imprese di 250 miliardi, che però non è necessariamente aggiuntivo rispetto a credito in essere e non aiuta direttamente i conti pubblici. Facendo un calcolo aggregato si potrebbe arrivare a 590 miliardi. La guerra sul Recovery Fund è stata interrotta da un armistizio, che ha lasciato il nodo ancora irrisolto.
Così quindi le misure annunciate dagli Stati membri nelle ultime settimane (vedere tabella) dovrebbero mitigare l’impatto negativo sulla posizione di liquidità delle imprese, considerando anche il rinvio delle scadenze fiscali deciso da alcuni paesi, e contenere l’aumento della disoccupazione. Questo favorirà la ripresa dopo il ritiro delle misure di contenimento, ma avrà poco effetto sulla profondità della caduta che osserveremo in aprile. 
Il Sure è uno strumento transitorio di assistenza finanziaria basato sull’art. 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea. Sure erogherà prestiti agli Stati membri “a condizioni favorevoli” per sostenere i programmi di protezione dei lavoratori e dell’occupazione. Si prospetta di farlo arrivare a 100 mld di euro, appoggiandosi al bilancio UE e a garanzie prestate dagli Stati membri. 

Il Mes istituirà il Pandemic Crisis Support (PCS), basato sul meccanismo ECCL esistente (Enhanced Conditions Credit Line): essa è accessibile a tutti i Paesi dell’area euro con una situazione economica e finanziaria in generale solida, senza però rispettare alcuni dei criteri di ammissibilità per l’accesso al PCCL che è la principale linea di credito del Mes a favore dei paesi virtuosi nel senso che abbiamo un rapporto debito/pil inferiore al 60%.
Il PCS sarà disponibile a condizioni uniformi predeterminate, senza necessità di negoziare un memorandum specifico, con l’unico vincolo di utilizzare la linea di credito per finanziare direttamente o indirettamente la spesa sanitaria e le misure di prevenzione dovute a Covid-19.

La linea di credito sarà pari al 2% del pil  dello Stato richiedente alla fine del 2019 (quindi, non oltre 35,8 miliardi per l’Italia). Si punta a rendere lo strumento disponibile entro 2 settimane, attivando subito le procedure nazionali di ratifica. Essendo il meccanismo strettamente finalizzato al finanziamento della spesa sanitaria e delle misure di prevenzione connesse a Covid-19, lo stigma associato all’eventuale attivazione del programma potrebbe essere inesistente; d’altro canto, anche le risorse finanziarie erogate potrebbero essere inferiori al limite del 2%, dati i vincoli sull’utilizzo. D’altro canto, una volta superata l’emergenza, “gli Stati membri […] rimarranno impegnati a rafforzare le proprie fondamenta economico-finanziarie, coerentemente con il regime di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale dell'UE, compresa l'eventuale flessibilità applicata.”  
Infine Bei costituirà un fondo di garanzia pan-europeo di 25 miliardi di euro, con l’intenzione di utilizzarlo a supporto di un programma di erogazioni alle imprese europee che potrebbe arrivare a 200 miliardi di euro.

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