Covid-bond, crepe tra i falchi: al via la trattativa dei ministri

Lunedì 30 Marzo 2020 di Antonio Pollio Salimbeni
Covid-bond, crepe tra i falchi: al via la trattativa dei ministri

Sarà una settimana di negoziato molto intenso tra gli sherpa dei ministri del Tesoro della zona euro. Tutto sottotraccia. Nessuno dei fronti contrapposti ha interesse a rinfocolare le polemiche e tutti si rendono conto della necessità di trovare soluzioni per evitare una rottura nel momento in cui va garantita una effettiva cooperazione per l'emergenza sanitaria e per evitare che dalla semiparalisi economica scaturisca una crisi finanziaria.
 
Stando a una fonte europea, l'obiettivo è definire entro una settimana le proposte per rafforzare l'arsenale di difesa finanziaria ed economica messo in piedi finora dai vari governi, dalla Ue e dalla Bce. Definendo uno strumento comune o vari strumenti tra loro combinati per limitare l'esposizione nazionale al debito e preparare le leve finanziarie per preservare l'integrità delle strutture produttive e dei servizi collettivi. Ciò perché l'azione di breve termine è strettamente intrecciata all'azione di medio. Una volta definite le piste percorribili scatterebbe la fase del negoziato politico con il coinvolgimento diretto degli staff dei capi di governo. Insomma, non si deve arrivare al Consiglio europeo della settimana successiva con il rischio di un altro fallimento.

Le tensioni innescate dalle dichiarazioni della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che ritiene giustificate le resistenze del fronte del Nord all'emissione di un Covid-bond comune, sono rientrate; tuttavia è evidente che riflettono semplicemente la realtà: non c'è accordo sulla condivisione dei rischi finanziari e non sarà facile superare questo scoglio. «Nessuna opzione è stata esclusa» è uno slogan dietro il quale si riparano in molti. Lo ripetono tutti, ma per lo più gli attori in gioco di un fronte come dell'altro, restano sulle generali senza mai scendere nel dettaglio.

A meno di non dover bocciare una proposta ritenuta sbagliata. Se formalmente tutto le opzioni sono sul tavolo, da quella minima (prestiti del salva-Stati con condizioni più o meno strette, sulle quali il fronte dei Nove non è però d'accordo) a quella massima (emissione di un bond comune, che implica un grado di condivisione del rischio che Germania, Olanda, Finlandia e Austria non sono disposti ad assumere), da Berlino il ministro delle Finanze, Olaf Scholz, ha ribadito il punto di vista tedesco: «La proposta che stiamo discutendo molto concretamente è l'attivazione del salva-Stati che renderebbe possibile mobilitare molti fondi: oltre a garantire fondi dal bilancio Ue e dalla Bei, stiamo lavorando per essere sicuri che i singoli Paesi siano in grado di far fronte ai difficili compiti e ai prestiti che assumono».

Dunque, sul Covid-bond persiste lo sbarramento. Tuttavia Scholz aggiunge che «solidarietà significa stare insieme dal punto di vista finanziario» e che occorrerà un progetto, un'azione per la ripresa dell'economia una volta superata la crisi sanitaria. I verdi tedeschi però spingono forte per i bond europei: basta egoismi, serve una vera svolta.

Un'azione separata dalla dimensione finanziaria che assicura la stabilità agli Stati. Qualcosa di comune, s'intende. È su questo piano che entrerebbe in gioco la Bei con l'ipotesi del lancio di un prestito sul mercato per 1.000-1.500 miliardi.
 


Il leader del gruppo liberale/macroniani Guy Verhostadt propone un programma di stabilità e ripresa europea da 1.000 miliardi: la parte «stabilità» per i prestiti agli Stati in difficoltà coperta dal Mes senza condizioni; la parte «ripresa» per crediti-ponte e investimenti nell'economia reale finanziata da una obbligazione europea non coperta dalla classica mutualizzazione (condivisione del rischio) tra gli Stati ma da «una garanzia paneuropea fondata su un bilancio Ue con nuove risorse proprie come imposta sui gruppi digitali e tassa sul carbonio».

Non è una prospettiva per i prossimi mesi, dato che il nuovo bilancio Ue 2021-2027 scatterà, appunto, l'anno prossimo. Secondo Kenrik Müller, commentatore del periodico Der Spiegel,l'ultimo vertice Ue «è sembrata una nuova interpretazione del dramma lancinante della crisi dell'euro. A quel tempo, la dura posizione della Germania e di altri paesi del Nord Europa poteva forse essere giustificata. Questa volta è tutto diverso, cè un disastro al di fuori del controllo dello Stato, è sbagliato ritardare l'uso di strumenti o escluderli del tutto.

Il compito deve essere quello di aiutare i paesi particolarmente colpiti. Qualunque cosa occorra. ll metodo dei piccoli passi, aspettare ed esitare, è sbagliato nelle attuali condizioni. I politici non devono creare ulteriore incertezza rinviando le politiche. Il panico ha bisogno di determinazione». Secondo la ministra francese agli Affari europei, Amélie de Montchalin, disunione e mancanza di solidarietà porterebbero a una crisi «esistenziale» dell'Unione.
 

Ultimo aggiornamento: 10:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA