Criptovalute e Blockchain, gli ingegneri: necessarie governance e formazione

Mercoledì 26 Giugno 2019
Per gli ingegneri è uno degli sbocchi professionali più promettenti: diventare esperto nella nuova tecnologia informatica di protezione dati, detta blockchain, applicandola in più settori: bancario, legale, immobiliare. Una tecnologia che va anche governata, a tutela dei diritti dei cittadini. E sono indispensabili formazione e aggiornamento continuo per gli addetti ai lavori. 

Se ne è parlato al Polo dello Shipping di Napoli (in via Depretis) in un incontro su Blockchain, Smart Contract e Criptovalute, promosso congiuntamente dall'Ordine degli Ingegneri di Napoli e dal Consiglio nazionale ingegneri (presieduti rispettivamente da Edoardo Cosenza e Armando Zambrano). 

A rendere interessante questa nuova professione, Le prospettive di carriera: secondo il portale TechCrunch ci sono 14 aperture di lavoro al giorno per ogni sviluppatore blockchain e lo stipendio medio è alto. 

In Italia si possono guadagnare tra i 40 mila e 50 mila euro lordi l’anno. Ma le opportunità crescono se si sceglie di lavorare all’estero. In Usa, ad esempio, si possono guadagnare fino a 130 mila dollari l’anno. 

E la richiesta di professionisti in questo settore è cresciuta di oltre il 200% nel corso del 2017. 

L’incontro è stato organizzato dal Consigliere dell'Ordine di Napoli Gennaro Annunziata componente del C3i (Comitato Italiano Ingegneri dell'Informazione), un organismo che si occupa anche delle ricadute professionali delle tecnologie informatiche in continua evoluzione. 

Ampio spazio nel dibattito è stato dato alle criptovalute, le monete virtuali – anche Facebook entrerà in questo mercato con la sua “Libra - che potrebbero rivoluzionare i sistemi bancari e monetari tradizionali. 

Perciò il Sottosegretario al Ministero per lo sviluppo economico (in sigla Mise) Andrea Cioffi, intervenuto al dibattito, ha evidenziato la necessità da parte delle istituzioni europee e degli stati membri di fare squadra per monitorare e governare il nuovo fenomeno e non esserne sopraffatti. Il Mise ha di recente insediato un comitato di esperti in materia di blockchain anche per definire linee di governance e gestione della nuova tecnologia informatica. 

Del comitato fa parte anche l’avvocato Monica Cirillo, Presidente di Adusbef Campania (associazione consumeristica che difende i diritti degli utenti dei servizi bancari e finanziari), che ha ribadito come uno scenario futuro in cui il credito venga gestito a livello globale, disintermediando il ruolo finora svolto dalle tradizionali istituzioni creditizie, possa rendere più complesso l'accesso al credito stesso e rischi di ulteriormente impoverire il tessuto economico di una realtà già fragile come il nostro Mezzogiorno. 

In sostanza, come ha spiegato Simon Pietro Romano, manager della Apple Academy di San Giovanni a Teduccio e docente della Federico II, la blockchain è soprattutto uno strumento, un’innovazione trasparente e decentralizzata che permette di registrare una serie di transazioni. 

«È come un registro – puntualizza - che raccoglie tutte le operazioni relative a un bene, materiale o immateriale, impedendone arbitrarie e dolose manomissioni. Le nuove figure professionali che vi operano sono conosciute oggi soprattutto per l’associazione al mondo delle criptovalute. In realtà – ha concluso Romano - è più corretto parlare di tecnici specializzati in database strutturati in blocchi, ovvero nuovi sistemi di gestione dei dati che hanno applicazioni pressoché infinite». 

Il Presidente di Notartel (società nata nel 1997 per iniziativa dei due soci, Consiglio Nazionale del Notariato e Cassa Nazionale del Notariato, per realizzare e gestire servizi informatici e telematici per i notai), Michele Nastri, componente del gruppo esperti Blockchain del Mise, ha comunque ribadito l'insostituibilità del ruolo e della funzione notarile. «La Blockchain – ha spiegato – non potrà sostituire i pubblici registri in cui per esempio sono custoditi i dati sulle proprietà immobiliari, infatti la qualità di un registro dipende anche non solo dalla certezza del suo contenuto, ma anche dalla garanzia del soggetto legittimato all’inserimento dei dati nel registro stesso». © RIPRODUZIONE RISERVATA