Crisi da coronavirus, la Campania non riparte senza alimentare e turismo

Sabato 27 Giugno 2020 di Gianni Molinari

La Campania è più forte nella brutale crisi economica del Covid-19 di quanto lo sia stata nel 2007 con la bufera globale partita dal flop dei mutui sub-prime. Come se quella crisi del 2007 avesse, in certo senso già ripulito il sistema economico dalle imprese meno solide. Ma la Campania ha pagato ora duramente il crac della sua sanità, le cui finanze per anni sono state fuori controllo: tra il 2007 e il 2018, per ripianare la voragine dei debiti si è perso il 25,3 per cento del personale contro una media italiana del 5,5.

Il rapporto sull'economia campana presentato ieri dalla sede napoletana della Banca d'Italia, coordinato da Paolo Emilio Mistrulli, fotografa una situazione difficilissima - com'era ampiamente prevedibile - ma individua, e sono i punti più interessanti, alcune dinamiche in controtendenza che spiegano da dove e come ripartire anche indirizzando meglio l'uso delle ingenti risorse pubbliche messe a disposizione in queste settimane.

Anzitutto i numeri della difficoltà: il pil, il prodotto interno lordo, cioè il peso economico di un sistema, cadrà in Campania del nove per cento, in linea con il dato nazionale perchè «l'economia della Campania - ha spiegato Mistrulli - continuerà a risentire degli effetti della pandemia, in virtù dei legami produttivi con le regioni dove più diffuso è stato il contagio, della rilevanza dell'interscambio commerciale con il resto del mondo e del crescente ruolo che negli ultimi anni ha assunto il turismo, specie internazionale».

Secondo l'indagine straordinaria sugli effetti del coronavirus oltre il 50 per cento delle imprese prevede un calo del fatturato superiore al 30 per cento, quota che sale tra le imprese la cui attività è stata sospesa. La flessione dell'occupazione è stata in parte contrastata dalla sospensione dei licenziamenti per motivi economici e dal potenziamento della Cassa integrazione guadagni, che nel solo mese di aprile 2020 ha fatto registrare un numero di ore autorizzate pari a più del doppio di quelle dell'intero 2019.

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Uno dei problemi più rilevanti della crisi Covid è la struttura del mercato del lavoro che - ha spiegato Mistrulli - «lo ha particolarmente esposto agli impatti di choc avversi: nel 2019 una quota rilevante di lavoratori era impiegata nel comparto di commercio, alberghi e ristoranti, maggiormente colpito dalle restrizioni alla mobilità e ancora soggetto a limitazioni, e faceva parte di categorie più a rischio dal punto di vista della stabilità del rapporto di lavoro, come i lavoratori autonomi e i dipendenti con contratti a termine».

Questi comparti impiegano l'8,4 per cento degli occupati (7,7 per cento in Italia) e hanno contribuito per circa un terzo alla crescita occupazionale negli ultimi sei anni. Inoltre la diffusione ampia del lavoro irregolare ha comportato che una quota significativa di residenti non ha potuto accedere agli ammortizzatori sociali. Per questo un ruolo positivo ha avuto sia il reddito di cittadinanza (i nuclei familiari che ne hanno beneficiato nel primo trimestre sono cresciuti dell'11,2 per cento), che già in Campania ha un'incidenza superiore rispetto alla media del Mezzogiorno e dell'Italia, sia il reddito di emergenza come strumento straordinario di sostegno per i nuclei familiari in difficoltà economica e non beneficiari di altri contributi.
 


Indicato come spesso fattore di arretratezza nel sistema capitalistico, in Campania nell' economia del Covid le medie imprese di proprietà familiare e locale hanno - rileva lo studio di Bankitalia - minori tassi di illiquidità, cioè hanno avuto - nel complesso - una reazione più solida anche se, rileva l'indagine resta la loro arretratezza e la consistente minore produttività.

Ma il punto centrale del rapporto è la constatazione che l'economia campana è stata sostanzialmente salvata nel lockdown dalle produzioni agroalimentari e che da queste si parte per una ripresa forte dell'economia, così come è indispnesabile la pronta ripartenza del turismo internazionale - che è stato protagonista della crescita degli ultimi anni con tassi di molto superiori alla media italiana - che può ridare fiato a un settore enorme come dimensione sia economica sia a livello di occupazione. Ed è fondamentale per questo la ripresa quanto prima delle attività dell'aeroporto (a maggio i passeggeri transitati a Capodichino è stato appena lo 0,2% del maggio 2019) e dei porti. 

Ultimo aggiornamento: 11:47 © RIPRODUZIONE RISERVATA