Allarme Def. «Spending dei ministeri ferma, ardui ulteriori risparmi»

Allarme Def. «Spending dei ministeri ferma, ardui ulteriori risparmi»
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«Ulteriori riduzioni di spesa potrebbero essere ardue da realizzare» Dopo le manovre di contenimento della spesa «dell'ultimo decennio». Lo scrive l'Upb nel rapporto sul Def, sottolineando che «in prospettiva, le misure di revisione della spesa dovrebbero essere realizzate attraverso interventi più mirati», orientati alla «riqualificazione» piuttosto che «al taglio delle risorse». Tra l'altro, si ricorda, «non è stato avviato per il 2019 il processo di revisione della spesa» inserito nella riforma del Bilancio e il Def non individua «gli obiettivi di spesa dei Ministeri». 

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La mancata implementazione della spending ordinaria, scrive ancora l'Ufficio Parlamentare di Bilancio, «impedisce il pieno coinvolgimento delle amministrazioni nella razionalizzazione della spesa, limitando così l'implementazione delle innovazioni alla legge di contabilità che potrebbero contribuire al miglioramento della capacità di indirizzo e programmazione nella politica di bilancio». In generale nel documento l' Upb spiega che «la spesa primaria (ossia escludendo quella per interessi) delle Amministrazioni pubbliche ha registrato dal 2010 una tendenza alla graduale riduzione dell'incidenza sul Pil delle sue principali componenti, con esclusione di quella relativa alle prestazioni sociali in denaro. Ciò è dipeso da incrementi di spesa in termini nominali contenuti e, in alcuni casi, anche da riduzioni in valore assoluto. Soltanto dal 2016 i tassi di crescita di tutte le componenti della spesa sono tornati a essere positivi sebbene a ritmi simili o inferiori a quelli di crescita del Pil determinandone quindi una stabilizzazione o una flessione dell'incidenza sul prodotto».

Ora quindi altri tagli sono difficili perché ad esempio «nel pubblico impiego» eventuali «nuovi blocchi del turnover si scontrerebbero con il già avvenuto calo della dotazione di personale e con l'invecchiamento degli addetti, con le inevitabili conseguenze sull'efficienza complessiva dell'organizzazione e sull'utilizzo dell'innovazione tecnologica». Insistere ancora «sulla spesa sanitaria rischierebbero di incidere sulla qualità dei servizi offerti oppure sul perimetro dell'intervento pubblico in questo settore». In più nel documento si ricorda che «le prestazioni sociali sono state aumentate dagli interventi introdotti con la legge di bilancio per il 2019 e il decreto dello scorso febbraio» e la spesa, «nelle previsioni tendenziali del Def salirebbe dal 2018 al 2019 di 15,2 miliardi e nel triennio 2020-22 di ulteriori 33 miliardi in buona parte per effetto del reddito di cittadinanza e di quota 100». In prospettiva, per l' Upb, «le misure di revisione della spesa dovrebbero essere realizzate attraverso interventi più mirati, possibilmente più orientati verso la riqualificazione della spesa verso ambiti strategici e più innovativi piuttosto che al taglio delle risorse. In ogni caso si tratterebbe di misure che richiedono una chiara determinazione delle priorità delle politiche pubbliche e tempi di analisi e di realizzazione incompatibili con l'urgenza di reperire coperture finanziarie per la manovra».
Venerdì 19 Aprile 2019, 17:25 - Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 11:47
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