Giovani, incubo lavoro al Sud: la disoccupazione vola al 61%. Mai così alta nella storia

Mercoledì 4 Giugno 2014 di Marco Esposito






Da incubo. Non era mai successo che la disoccupazione superasse il 60%. È accaduto ieri per i disoccupati giovani del Mezzogiorno: 60,4% per i ragazzi (era 51,2 un anno fa); 61,6 per le ragazze (era 52,6% nel 2013) con una media del 60,9% (era 51,9%). I giovani meridionali tra i 15 e i 24 con un lavoro di qualsiasi tipo (anche precario, anche a tempo parziale, anche in nero) sono ormai appena 223 mila contro i 513 mila di dieci anni fa, quando la situazione non era certo allegra e la disoccupazione al Sud era comunque al 37,7%. Ora quel livello registrato per i giovani del Mezzogiorno nel 2004 è stato raggiunto dal Centronord, a conferma che la crisi avvolge tutta l'Italia, ma con intensità molto differenziate.

A snocciolare i dati è l'Istat, che ieri ha comunicato sia i numeri provvisori sulle forze di lavoro di aprile 2014 sia il report definitivo del primo trimestre 2014. La situazione dei giovani del Sud, con quel 60,9% di disoccupazione (nove punti in più in un anno!), è talmente drammatica da far slittare in secondo piano numeri se possibile ancor più pesanti. Sono arrivati, purtroppo, nuovi record negativi per il tasso di occupazione in tre regioni del Mezzogiorno: in Sicilia la quota di occupati è scesa di quasi un punto dal 39,9 al 39%; in Calabria l'arretramento è contenuto in 0,6 punti ma il dato è più grave, visto che si è scesi dal 38,0 al 37,4%; in Campania infine si registra la flessione più pesante tra tutte le regioni italiane: 1,2 punti con una riduzione da 39,9% a 38,7%.

I numeri della disoccupazione e dell'occupazione pubblicati dall'Istat si discostano tuttavia dal senso comune per cui può essere utile illustrarli nel dettaglio per non confondere le tantissime percentuali.

Cominciamo dai giovani. L'Istat, in accordo con Eurostat, li definisce con la fascia di età tra i 15 e i 24 anni. I giovani del Mezzogiorno sono 2,4 milioni. Di questi, hanno un'attività retribuita (anche precaria, anche sommersa) appena 223mila, quindi meno di uno su dieci. Altri 347mila cercano attivamente lavoro (inviando curriculum, partecipando a concorsi o colloqui...) senza però trovarlo. Chi lavora e chi cerca attivamente un'occupazione rientra secondo l'Istat nelle «forze lavoro», ovvero nel Mezzogiorno 570.000 giovani su 2.400.000. La gran parte dei 15-24enni meridionali, quindi, è fuori del mercato del lavoro perché studia (soprattutto) o perché è talmente scoraggiato da non fare nulla (per tale categoria di persone è stata coniata la sigla Neet). Quindi quel 61% circa di giovani disoccupati equivale a dire che tra le forze lavoro giovanili (chi ha un'attività o la cerca) oltre sei su dieci non hanno alcun reddito. Scorrendo i dati tra il 2004 e il 2014 riportati nella tabella in pagina si può verificare che l'aumento del tasso di disoccupazione dal minimo del 32% del 2007 al top del 61% del 2014 è dovuto soprattutto alla riduzione del numero di occupati, il cui numero si è dimezzato, mentre l'incremento dei disoccupati è stato meno accentuato. La perdita di posti è altrettanto grave per i ragazzi come per le ragazze. Nel Mezzogiorno i giovani con una occupazione in dieci anni sono diminuiti da 327mila a 126mila mentre le donne sono scese da 186mila a 87mila.





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