Etruria, Bankitalia: «Ecco perché l'abbiamo commissariata»

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di Rosario Dimito

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Banca Etruria è finita in risoluzione perchè «l’analisi ispettiva ha evidenziato un elevato shortfall patrimoniale (deficit, ndr), riflesso in larga parte delle maggiori perdite emerse in corso di ispezione sul portafoglio crediti deteriorati». E’ uno dei passaggi della diagnosi spietata sullo stato comatoso dell’istituto, messa nero su bianco dagli ispettori di Bankitalia guidati da Giordano Di Veglia, nel rapporto redatto al termine dell’ispezione condotta dall’11 novembre 2014 al 27 febbraio 2015. La ricognizione si è conclusa dopo la decisione di amministrazione straordinaria dell’11 febbraio 2015 promossa dal Tesoro su proposta di Bankitalia a causa «delle gravi perdite patrimoniali».

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L’Etruria è stata quindi, prima commissariata e poi, assieme a Banca Marche, Cassa Ferrara e CariChieti è finita in risoluzione il 22 novembre 2015 perchè non stava più in piedi e per questo si è reso necessario ricorrere al burden sharing con lo spacchettamento delle quattro banche: le sofferenze sono confluite in una bad bank, la polpa nelle banche-ponte, più di un anno dopo acquisite da Ubi (Etruria, Marche, Chieti) mentre Ferrara è stata rilevata da Bper.
E’ questa la verità certificata dalla Vigilanza nelle 13 pagine del rapporto che Il Messaggero.it è in grado di pubblicare, facendo emergere come sono andate le cose realmente. Quindi non risponde al vero la versione fornita due giorni fa dal Procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi, nell’audizione davanti alla Commissione d’inchiesta sulle banche: Bankitalia ha commissariato l’istituto perchè ha rifiutato di dare esecuzione al suo progetto di fondersi con la Popolare di Vicenza, scagionando Pier Luigi Boschi, vicepresidente della banca di Arezzo, padre di Maria Elena, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Nulla di tutto questo.

«Lo shortfall patrimoniale consolidato - si legge nelle carte riservate - da stime aziendali pari a 590 milioni, è in larga parte dovuto alle esigenze di accantonamento sul portafoglio crediti deteriorati emerso dall’analisi ispettiva (200 milioni)».

Scorrendo nel rapporto affiorano altri dettagli significativi. «Il premio sociale di 2,1 milioni deliberato il 27 settembre 2013 in favore di tutti i dipendenti per il conseguimento di importanti traguardi». Va ricordato che all’epoca Etruria era già nel mirino di Bankitalia a causa dei suoi conti disastrati.

Poi c’è la verità sulla fusione con la Vicenza. «Non è stata portata all’attenzione dell’assemblea, l’unica offerta rilevante (quella della Popolare di Vicenza) per divergenze sulle modalità di aggregazione». Il cda da poco presieduto da Lorenzo Rosi, con Alfredo Berni e Boschi vicepresidenti (il primo vicario) «si è limitato a prendere atto della posizione comunicata dal Presidente che già in precedenza aveva genericamente richiamato l’impegno del cda di difendere “i valori aziendali” e in particolare l’esigenza di preservare “radicamento territoriale, marchi, personale e autonomia”».

L’Etruria viveva nei conflitti di interesse: «13 amministratori e 5 sindaci hanno “interessi” in 198 posizioni di fido per un totale accordato al 30 settembre 2014 di 185 milioni (142 milioni utilizzati)». Qualche esempio significativo: «l’esponente Nataloni (membro del cda, ndr) era “interessato” quale consulente in 9 di dette posizioni, di cui 2 classificate a sofferenza (Consorzio Etruria, Etruria Investimenti)».
Venerdì 1 Dicembre 2017, 17:54 - Ultimo aggiornamento: 02-12-2017 15:31
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