Elettrico e ibrido, tra Fca e Psa unione che conviene a entrambi

Venerdì 1 Novembre 2019 di Giuseppe Berta
Come mai il negoziato per la fusione tra Fiat Chrysler e il gruppo francese Psa si è concluso a tempi record, tale da farlo risultare una vera operazione lampo? Finora chi ci ha guadagnato di più è Fca, che ha fatto segnare dei rialzi inusuali in Borsa, mentre invece il partner francese è stato apparentemente punito dai mercati, col suo titolo che ha subìto un crollo della quotazione. Eppure, chi prenderà la guida del nuovo gruppo che nascerà dalla fusione è Carlos Tavares, che avrà nelle sue mani il potere esecutivo. Insomma, se è chiaro perché Fca aveva fretta di accasarsi (complici il pesante arretramento nelle vendite in Europa e la ripresa dell' indebitamento), non si vede perché la controparte francese avesse tanta urgenza di concludere l'accordo Per capirne le ragioni merita guardare dentro le strategie di Psa e considerarne le ambizioni su scala globale.

Incominciamo col dire che Tavares ha riscattato un gruppo che non molto tempo fa era parso sul limite del tracollo. Lo ha potuto fare grazie all'aiuto dei capitali dello stato francese e del gruppo cinese Dongfeng, che sono entrati nella sua compagine azionaria, affiancando la storica presenza della famiglia Peugeot, una delle dinastie del capitalismo francese. Tavares si è dato immediatamente da fare, ripulendo le strutture societarie e rinnovando processi e programmi produttivi. È riuscito a integrare il portafoglio prodotti aggiudicandosi il marchio Opel, il ramo americano della General Motors, che dieci anni fa si era invece sottratto all'offensiva di Sergio Marchionne. Tavares ha altresì fatto propria la linea dell'elettrificazione dei modelli di Psa e della polivalenza delle piattaforme, un'operazione, quest'ultima, essenziale per l'abbattimento dei costi produttivi.

Grazie a questa incisiva politica di razionalizzazione e di rilancio, Psa sarà in grado di aprire l'anno nuovo con una sventagliata di nuovi modelli, in parte elettrici e in parte ibridi plug-in. Entro il 2021 ha promesso che la metà della gamma d'offerta sarà composta da vetture a trazione elettrica e ibrida. Nel 2025 l'intera produzione di Psa sarà disponibile in versione elettrica e ibrida.

Dunque, la casa francese si è gettata senza riserve nell'avventura del cambiamento del paradigma tecnologico. Eppure, i dubbi sull'elettrico sono tutt'altro che dissipati fra i produttori e non sono rari i rappresentanti dell'automotive europeo che, magari a mezza bocca, si domandano se questa rivoluzione tecnologica prima o poi pagherà davvero e quando si giustificherà l'enorme massa di risorse attirata dagli investimenti necessari per realizzarla. Sono domande a cui nessuno può rispondere con sicurezza.

Anche le strategie di mercato attuate da Psa ci aiutano a comprendere meglio la scommessa all'origine delle piattaforme elettriche. Con i veicoli della nuova mobilità non muterà soltanto la tecnologia, ma muteranno probabilmente anche le relazioni economiche che fanno da involucro al mondo dell'automobile. La vettura elettrica sarà certamente un manufatto diverso dalla vettura spinta dal motore a combustione; anzi, sarà probabilmente un ibrido tra un manufatto e un servizio, in quanto non sarà oggetto di un semplice atto di compravendita. Le auto elettriche si affitteranno, si prenderanno in leasing o in abbonamento; chi se ne servirà otterrà degli incentivi per dotarsi di colonnine di ricarica per la propria rimessa; dopo 48 mesi (secondo quanto già sta proponendo Psa) potrà cambiare il proprio veicolo con un altro nuovo e più evoluto.

Si finirà così col vendere così un modello di mobilità, più flessibile e modulare dei precedenti, più connesso alla logica dell'utenza che a quella della proprietà. Stimolerà un uso che sarà incentivato da altri dispositivi tecnologici che renderanno la guida sempre più assistita, in attesa dell'altra rivoluzione promessa (ma non ancora in vista) della guida autonoma.

In un certo senso, l'avvento della mobilità elettrica fa da battistrada a una trasformazione fondamentale, quella che sancisce il passaggio definitivo dalla società industriale a quella organizzata attorno all'economia dei servizi. In quest'ultima, anche la produzione di beni assume la forma della vendita di un servizio, tanto le due forme economiche sono strettamente intrecciate.

Per quanto possa sembrare rischiosa, la scommessa dell'auto elettrica e della sua diffusione sempre più larga si fonda su questi presupposti. Ora anche Fca, che da ieri è ufficialmente entrata nel raggio d'azione di Psa, sposa questi capisaldi, superando le resistenze opposte soltanto pochi anni fa. Tra breve si potrà verificare se la scommessa sia destinata al successo. Ultimo aggiornamento: 09:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA