Fca Pomigliano, il ritorno dell'Alfa dopo dieci anni e la scommessa della Panda ibrida: «Stabilimento strategico»

Venerdì 30 Novembre 2018 di Nando Santonastaso
Le assemblee dei lavoratori di Pomigliano sono state convocate ieri mattina dai sindacati metalmeccanici firmatari dell'accordo del 2010 e dalle Rsa. Ce ne saranno due oggi, una per ogni turno, per illustrare a una platea di 3.200 dipendenti (gli altri 1.300 sono in cassa integrazione a rotazione) il piano di rilancio dello stabilimento auto più premiato al mondo per qualità e innovazione tecnologica. Al Vico, dopo circa dieci anni, torna l'Alfa con il piccolo Suv compatto (l'ultimo modello del biscione targato Pomigliano, la 159, era stato montato a fine 2009, l'anno successivo la linea restò attiva solo per esigenze legate a materiali di ricambio). E inoltre si apre un nuovo stimolante scenario per la Panda che dopo lo stop al diesel (costato molto in termini di vendite) sperimenterà il motore ibrido. Ma soprattutto in Campania il gruppo orfano di Sergio Marchionne investirà più di quanto aveva fatto nel 2010, quando si materializzò la svolta voluta dal compianto amministratore delegato, la rivoluzione organizzativa e contrattuale che nel giro pochi anni avrebbe trasformato radicalmente l'allora Fiat.
 
Circa un miliardo, duecento milioni in più di nove anni fa: saranno spesi soprattutto per la costruzione della nuova piattaforma destinata alla realizzazione del mini-Sud Alfa Romeo che dovrebbe ricalcare quella già utilizzata a Melfi per la produzione della Jeep Renegade. Investimento importante che unitamente a quello previsto proprio per l'impianto lucano, dove Fca insisterà sulla Renegade e sulla Compass con motorizzazioni anche in questi casi ibride, e al recupero della produzione di motori diesel Euro 6 alla Sma, l'impianto irpino di Pratola Serra per il quale le prospettive sembravano del tutto insufficienti, denotano una confortante dimensione meridionale nelle strategie del gruppo. Naturalmente sarà il mercato a verificare se i modelli annunciati ieri incontreranno il successo ipotizzato da Fca ma non è trascurabile il segnale di fiducia lanciato dall'azienda verso questa parte del Paese e che segue di pochi giorni dopo il maxi-investimento del colosso mondiale dell'acciaio ArcelorMittal a Taranto attraverso l'acquisizione di Ilva. In entrambi i casi è possibile prevedere ricadute importanti per i rispettivi indotti, forti di centinaia di aziende e di migliaia di addetti. In particolare per lautomotive sembrano aprirsi opportunità occupazionalI che fino a pochi giorni fa sembravano a dir poco improponibili, complici le incognite sulle scelte di Fca. «La nostra decisione di accettare la sfida per tanti aspetti delicata del 2010 spiega Giovanni Sgambati, segretario regionale campano della Uil e all'epoca leader dei metalmeccanici della Uilm continua a darci ragione: sapevano che il confronto aperto e leale con l'azienda avrebbe dato i suoi frutti. Per Pomigliano siamo in presenza, seppure ancora con calcoli ufficiosi, di un impegno in termini di risorse più robusto del passato e soprattutto della conferma del ruolo strategico dello stabilimento. Due elementi su cui non tutti erano disposti a scommettere».

Un miliardo da spendere in poco meno di due anni. Si prevede infatti che non ce ne vorranno di meno per mettere su strada il primo piccolo Suv dell'Alfa sulle cui caratteristiche (lunghezza, altezza, motorizzazione) per il momento circolano solo voci e ipotesi. C'è chi dice, ad esempio, che richiamerà l'ultimo mini-Suv di casa Bmw ma sono informazioni da prendere con le molle. Di sicuro gli operai saranno impegnati in corsi di formazione che marceranno di pari passo con la produzione della Panda ibrida, garantita almeno fino al 2021, sulla piattaforma tecnologica di cui lo stabilimento è dotato da anni e che ha garantito l'indiscutibile successo nel suo segmento di questo modello, ancorché calato come detto nelle vendite ormai da un anno. È da capire però se Panda e Suv potranno coesistere anche in futuro. Per ora Fca dice che il Suv compatto dell'Alfa affiancherà la Panda «ma i tempi di produzione corrisponderebbero alla scadenza indicata per la fine della missione Panda, ovvero il 2021», obietta Gerardo Giannone, segretario di Articolo uno-Mdp e dal 2001 in fabbrica a Pomigliano.

I dubbi, insomma, non mancano tra i lavoratori. Tra i punti interrogativi di queste ore, quello relativo all'eventuale riutilizzo del capannone della ex 147 ormai da tempo dismesso. «Ripristinarlo per la nuova missione produttiva potrebbe significare anche il ritorno alla piena saturazione degli impianti», insiste Giannone. Argomento quest'ultimo sempre di estrema attualità a Pomigliano dove la cassa integrazione grazie all'impegno della Regione Campania è stata prorogata fino al settembre del prossimo anno: ma cosa accadrà da allora in avanti nessuno oggi è in grado di dirlo. Anche per questo l'annuncio di Fca apre una fase diversa e crea forse i presupposti perché il nuovo investimento su Pomigliano generi ricadute ancora più consistenti del passato, mercato permettendo. Rispetto al 2010, gli scenari del settore auto sono decisamente cambiati in Italia, in Europa e nel mondo e spesso in peggio: ma chi ricorda Pomigliano e Melfi di quella stagione sa che il tempo non è trascorso invano. E che alla sfida della competitività e delle competenze le auto made in Sud hanno vinto in Europa e oltre Oceano. Forse non è proprio un dettaglio. Ultimo aggiornamento: 14:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA