Ruffini (Agenzia Entrate): «I fondi alle imprese erogati entro giugno, poi riforma del fisco»

Sunday 7 June 2020 di Umberto Mancini
Ruffini (Agenzia Entrate): «I fondi alle imprese erogati entro giugno, poi riforma del fisco»

Ernesto Maria Ruffini, si parla tanto di riforma del fisco per rilanciare l'economia e colmare diseguaglianze con l'accorpamento delle aliquote, lotta all'evasione, semplificazioni. Il premier e il ministro Gualtieri fanno capire che l'obiettivo è far pagare meno ma far pagare tutti. Quale direttore dell'Agenzia delle entrate lei sarà in prima linea nel processo di riforma. Si riuscirà, questa volta, a passare dalle promesse ai fatti?
«Siamo stati mesi in lockdown, dobbiamo essere attenti a non entrare in blackout. In questo periodo abbiamo giustamente dato priorità al cosiddetto R con zero, al tema sanitario perché prima di tutto c'è la tutela della vita. Ma nonostante la crisi approfitterei di quella R anche per seminare futuro. Partirei dalla R maiuscola, la Riforma del fisco. Il governo è al lavoro, è una priorità per il premier Conte e per il ministro Gualtieri. Mutuando la frase di uno stretto collaboratore di Barack Obama, risponderei così alla vostra domanda: Non bisogna lasciare mai che una crisi diventi un'opportunità sprecata». 

Da Agenzia delle Entrate, sempre a caccia di evasori, siete diventati Agenzia delle Uscite per gestire bonus, crediti d'imposta, premiare gli onesti, aiutare chi è in difficoltà.
«Non cambieremo il nostro logo. Per la prima volta Agenzia si appresta a rivestire un ruolo simmetrico a quello fin qui svolto: invece di limitarci a raccogliere le risorse che servono al Paese, dovremo anche distribuire quelle che servono per offrire ossigeno alle piccole imprese, a commercianti e artigiani per ripartire. Un contributo a fondo perduto erogato dall'Agenzia grazie a una procedura informatica che sta predisponendo Sogei a cui abbiamo chiesto il massimo della semplicità e che comunque sarà pronta nelle prossime settimane. Nel contempo, le softwarehouse stanno preparando i programmi che utilizzano gli intermediari (commercialisti, avvocati e società di servizi) per la precompilazione automatica delle richieste di contributo da inviare tramite il servizio Entratel. Attraverso questi canali, oltre 2,5 milioni di contribuenti potranno inviare la propria richiesta e, dopo i necessari controlli, l'Agenzia sarà in grado di erogare i contributi richiesti. Dico subito che non ci sarà nessun click day».

Da dove comincerete per avviare la riforma del fisco?
«Dovrebbe essere necessariamente complessiva, senza trascurare nessuno degli aspetti che riguardano il mondo fiscale. Ma non si può mettere mano alla penna, partendo da un sistema di leggi che è difficile per i tecnici, figuriamoci per i cittadini. Esistono in Italia oltre 800 norme - basti pensare al Testo Unico sulle Imposte sui Redditi (Tuir) - che si reggono su 100 mila parole inframezzate da 1.200 modifiche da quando nel 1986 è stato adottato. Il primo passo deve essere perciò la riorganizzazione delle centinaia di leggi tributarie esistenti. Sarebbe già un grande risultato avere testi organizzati per tipo di tributi e per procedure: dichiarazione, versamento, accertamento, contenzioso, riscossione, processo tributario. Raccolte simili metterebbero il Parlamento nelle condizioni di intervenire in modo razionale su tali testi, innovandoli con un'opera sistematica di semplificazione. Quindi fare in modo che il cittadino venga prima del contribuente. Parlo di diritti, di approccio culturale per cui il cittadino va messo nelle condizioni di guardare negli occhi il signor Fisco. Rispetto reciproco, stesso livello di garanzie, zero burocrazia. Una riforma che coinvolga tutto, anche l'impostazione della giustizia tributaria».

Il governo parla soprattutto di aliquote Irpef: davvero avremo l'accorpamento in una sola del 36% e più detrazioni per lavoro e famiglie?
«Questo lo deve chiedere al governo. Il fisco non è la mera somma di numeri e norme. È un'infrastruttura, un'opera pubblica che ha bisogno di un progetto di medio periodo, di costante manutenzione e di un investimento in risorse umane, tecniche e finanziarie. Per far crescere una quercia richiede 100 anni, ma per una zucca bastano 2 mesi. Così, anche nella politica tributaria dovremmo piantare querce, dalla crescita lenta ma duratura, e non zucche, rapide ma effimere».

Insomma, una rivoluzione.
«Sempre con la R inizia, come riforma, ma io preferisco quest'ultima. Io sono stato una partita Iva per più di vent'anni esercitando la professione di avvocato nel privato e ho avuto l'onore di servire lo Stato per oltre 3 anni. Ho avuto la possibilità di osservare il fisco da diversi punti di vista e la riforma la sento necessaria con entrambi i cappelli. Il presidente Mattarella ha ricordato come la nostra Costituzione possa rappresentare la «cassetta degli attrezzi» per «rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre». Ecco, se mi permette, in quella cassetta uno degli attrezzi dell'Agenzia delle entrate è l'articolo 53 della Costituzione che ancora oggi ci ricorda che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e che il sistema tributario si regge su criteri di progressività».

Quali sono le prossime mosse contro un'evasione divenuta endemica?
«Mai come in questo momento l'attenzione dell'Agenzia è fortemente concentrate sul contrasto alle frodi fiscali, anche grazie all'utilizzo del patrimonio informativo a sua disposizione. È inaccettabile che in un periodo come questo ci possa essere chi pensa di frodare la collettività attraverso false fatturazioni, compensazioni di debiti fiscali con falsi crediti o attraverso strutture off-shore finalizzate a mascherare l'identità del soggetto o delle operazioni».

Parliamo di cartelle. Emerge che circa il 60% di coloro che pagavano a rate prima della tempesta, hanno proseguito a pagare anche durante il lockdown. È stata anche per voi una sorpresa?
«Si ma anche no, mi spiego. Lo è ovviamente perché il Paese causa Covid ha chiuso tutto, e il governo ha giustamente rinviato ogni obbligo di pagamento fiscale e di cartelle, così come i nuovi atti di recupero. Quindi, chi ha deciso comunque di pagare, nonostante il lockdown, e di mettersi in regola merita un plauso. Ma non bisogna essere troppo sorpresi, chi immagina che gli italiani sono tutti evasori e vede tutti con questo stereotipo ha ricevuto una lezione. Poi c'è la maggioranza dei contribuenti che paga le tasse senza il pressing del Fisco, che non deve essere amico' ma deve svolgere la funzione del tutor in autostrada: quando sei in auto sai che c'è e per il bene di tutti rispetti le regole. La Riforma parte anche da una visione diversa, L'Agenzia è severa con chi non rispetta le regole, a tutela di chi le rispetta. Poi ci sono le leggi, più sono semplici e migliore è il lavoro di commercialisti e avvocati e prima ancora di chi deve applicarle, ovvero le donne e gli uomini delle varie Agenzie che svolgono un servizio al Paese».

Ultimo aggiornamento: 11:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA