Fondi Ue, la scoperta: l'Italia
versa più di quanto riceve

Lunedì 18 Giugno 2018 di Francesco Pacifico
Negli ultimi tre anni l'Italia ha versato alla Ue, per il suo funzionamento, 44 miliardi di euro. Contemporaneamente l'Unione ci ha restituito, cioè ha finanziato il nostro sviluppo con soli 35 miliardi. Questo a monte, perché a valle si traduce nel fatto che ogni italiano ha pagato nel triennio 2015-2017 875 euro, me ne ha riottenuti indietro 585 sotto forma di trasferimenti e di aiuti per le infrastrutture o per sconfiggere la disoccupazione. E scendendo ancora più nello specifico si scopre che la regione più ricca del Paese, la Lombardia, ne sborsa 1.003 euro per riaverne 451. Opposta la proporzione nel territorio più povero, la Calabria: a 408 euro erogati, ne vengono corrisposti 1.097. Con Campania e Sicilia che sono le più premiate da questo sistema, grazie a un surplus per ciascuna pari a 4 miliardi di euro.

I 44 miliardi sono dati sommando le principali voci di contribuzione nazionale: l'imposizione calcolata sul reddito nazionale, la risorsa propria basata su un'aliquota uniforme (pari allo 0,3 per cento) applicata alle basi imponibili Iva armonizzate e, infine, le risorse proprie tradizionali, costituite dai dazi doganali sulle importazioni e dai contributi sulla produzione dello zucchero, detratta una ritenuta per oneri di accertamento e riscossione. Quarantaquattro miliardi contro 35 e questo gap totale di 9 miliardi sarà al centro della battaglia che il governo di Roma farà al prossimo Consiglio europeo di fine mese, quando si tratterà sul nuovo bilancio comunitario.

 

Jean-Claude Juncker, per tamponare il buco nella contribuzione da parte della Gran Bretagna, ha deciso di tagliare i fondi per la coesione e per l'agricoltura. Fondamentali per un Paese come il nostro che sconta uno storico gap nelle infrastrutture e ha una forte presenza nel settore primario. Stando alle prime valutazioni, il Belpaese si troverà con circa 3 miliardi in meno, perché il precedente governo ha ottenuto più soldi per le spese legate all'accoglienza dei migranti. Detto questo, per capire che impatto avrà il nuovo budget sul nostro territorio, è utile uno studio di Demoskopica che è andata a calcolare nell'ultimo triennio l'ammontare dei versamenti e dei ritorni delle singole regioni. Un dato utile non soltanto a livello scientifico, ma anche politico, perché anche su questo versante si rafforza la distanza tra Nord e Sud del Paese, con la parte povera chiaramente premiata in base al suo stato di debolezza. Nota il presidente del centro di ricerca, Raffaele Rio: «Necessaria l'autonomia finanziaria dell'Unione europea per alimentare consapevolezza e partecipazione dei cittadini. A oggi, l'Europa è percepita più come costo che come opportunità».

Guardando ai singoli quadranti, si scopre che nel Mezzogiorno soltanto l'Abruzzo - una delle regioni dell'area con le peggiori performance negli ultimi anni - ha un saldo negativo totale di 90 milioni di euro: sono partite per Bruxelles risorse pari a 799 milioni di euro, sono tornati 709 milioni di euro. Diversa la situazione nelle altre parti del Sud. A livello procapite Demoskopica, non a caso, dice che sono sette le regioni i cui residenti, in termini pro-capite, hanno ricevuto dall'Ue più di quanto hanno versato: i lucani con 540 di versamenti effettuati a fronte di 716 euro di pagamenti ricevuti, i sardi con 536 euro versati a fronte di 668 euro ricevuti, i molisani con 499 euro versati a fronte di 571 euro ricevuti, i campani con 454 euro versati a fronte di 840 euro ricevuti, i pugliesi con 452 euro versati a fronte di 756 euro ricevuti, i siciliani e i calabresi rispettivamente con 448 e 408 euro di contributi al bilancio comunitario in cambio di 790 euro e ben 1.097 euro incassati».

Opposta la situazione al Nord. Come detto i più penalizzati in termini generali - anche se i fondi europei devono per forza di cose favorire i territori più deboli - ci sono i lombardi, dove ogni cittadino paga 1.003 euro per riaverne 451.
Nel rapporto costo benefici, poi, chiudono la classifica «i marchigiani che hanno versato 687 euro pro-capite a fronte di trasferimenti dall'Unione Europea monitorati per 483 euro, gli umbri 606 euro di pagamenti effettuati in cambio di 520 euro e gli abruzzesi 605 euro (536 euro ricevuti)».
f.p.
© RIPRODUZIONE RISERVATAUltimo aggiornamento: 19 Giugno, 12:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA