Generali, l'utile vola a 2,3 miliardi

Venerdì 15 Marzo 2019 di Roberta Amoruso
Generali ha «completato la trasformazione del gruppo in un contesto difficile», ha detto ieri il ceo Philippe Donnet. E non era affatto scontato che lo facesse con questi numeri, visto che ha archiviato il 2018, l'ultimo del piano industriale iniziato nel 2015, battendo tutti gli obiettivi, con un utile di 2,3 miliardi e un dividendo in crescita di quasi il 6% che garantisce agli azionisti un rendimento vicino al 5,7% ai prezzi attuali. Così, oltre a dirsi «fiducioso sul nuovo business plan», lo stesso Donnet ha promesso agli analisti in conference call che saranno rispettati gli obiettivi al 2019. Anzi. Le opzioni di M&A, quindi di sviluppo attraverso acquisizioni, possono essere «un potenziale acceleratore della nostra strategia».
 
Guardando il dettaglio dei numeri si comprende ancora meglio tanta fiducia del ceo sul futuro. L'utile netto è volato a quota a 2,309 miliardi, in crescita del +9,4% grazie al miglioramento del risultato operativo e al contributo delle attività in dismissione o cedute. Nello stesso tempo, il risultato operativo è aumentato del 3% a 4,857 miliardi. E anche la redditività operativa è andata oltre i target grazie all'operating roe medio dei quattro anni che ha superato il 13% (al 13,4%).

In particolare, si sente il contributo sempre maggiore dell'asset management, un business sul quale il gruppo ha puntato molto nel nuovo piano industriale. L'utile prodotto dalle attività di risparmio gestito è infatti in aumento del 24% a 235 milioni, grazie all'accelerazione del business in Europa e ai primi frutti della sua espansione globale, spiega la compagnia triestina. Nella attività tradizionale la raccolta netta Vita (+5,2%) si è attestata l'anno scorso a 11.369 milioni beneficiando in particolare della crescita nell'ultimo trimestre, con i premi a 46.084 milioni (+5,7%). Nello stesso tempo, i rami Danni hanno raggiunto 20.607 milioni (+3,3%) e il Combined Ratio, sostanzialmente stabile al 93%, è risultato il migliore tra i concorrenti malgrado l'impatto delle catastrofi naturali e dei grandi sinistri verificatisi l'anno scorso. Tanto che i premi complessivi ammontano a 66.691 milioni, in salita del 4,9%. Forte di questi numeri, il cda ha proposto 0,9 euro per azione, il 5,9% in più rispetto agli 0,85 euro distribuiti lo scorso anno portando a 5,1 miliardi i dividendi cumulati nel periodo 2015-2018, il triennio del vecchio piano. Nemmeno l'incertezza sui mercati finanziari sembra dunque impensierire più di tanto il ceo del Leone di Trieste: «Abbiamo dimostrato di essere in grado di assorbire gli shock sui Btp», ha sottolineato Donnet segnalando che a fine 2018 l'esposizione sui titoli di Stato italiani ammontava a 59 miliardi «su un totale di asset di quasi 500 miliardi e senza nessun impatto negativo sulla nostra solidità patrimoniale». Per la prima volta poi il Leone ha anche varato un piano di azionariato per i propri dipendenti che riguarda fino allo 0,38% del capitale e vale oltre 95 milioni euro agli attuali prezzi di Borsa, dove il titolo ieri ha guadagnato l'1,2% (a 16,005 euro). © RIPRODUZIONE RISERVATA